Il Tirreno

Pontedera

Tmm, resistenza operaia «È dura ma non molliamo»

di Marco Sabia
Tmm, resistenza operaia «È dura ma non molliamo»

Il presidio davanti all’azienda di viale Africa va avanti da oltre settanta giorni I lavoratori: «Non ci fermeremo, perché non meritiamo tutto questo»

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PONTEDERA. «È dura, ma non molliamo». Gli operai della Tmm hanno raggiunto il traguardo dei 72 giorni di presidio davanti alla loro (ex? ) fabbrica di marmitte (la società è in liquidazione) e non hanno intenzione di gettare la spugna. Ogni giorno – a turno – gruppetti di operai si alternano al presidio, anche adesso che il freddo – specie di notte – inizia a farsi sentire.

Perché è questo, alla fine, lo spettro che più impaurisce gli operai, secondo soltanto a quello – drammatico – del licenziamento. Ieri, quando ci siamo recati al presidio, c’erano circa 25 operai ad animarlo; oltre a loro un paio di donne, che ormai sono diventate loro amiche. Si tratta delle sarte della sartoria della solidarietà di Fornacette: «Quello che facciamo – racconta Iria Parlanti – è per beneficenza, oltre che per stare assieme. Siamo pensionate che da 16 anni lavorano per dare una mano: facciamo le bambole per l’Unicef, le cosiddette Pigotte, e poi anche altro. Abbiamo donato un po’ a tutti e stavolta abbiamo pensato di aiutare questi operai. Abbiamo già donato 500 euro, speriamo di arrivare a 1500. Così facendo stiamo meglio noi e aiutiamo gli altri». Alla raccolta fondi hanno preso parte anche i dipendenti del Comune di Calcinaia, comprando i biglietti della lotteria delle sarte.

L’iniziativa delle sarte di Fornacette si inserisce fra le tante a favore di questi lavoratori in bilico fra la speranza e il baratro del licenziamento.

Settantuno giorni a presidiare, quasi a fare la guardia, a quella che ritengono tuttora la “nostra fabbrica”. «Ci facciamo forza l’un l’altro – racconta Roberto Paoletti “Il menestrello della Tmm“ – è un impulso che ti viene da dentro. Anche le nostre famiglie ci stanno vicino, sanno perché lo facciamo e quanto sia importante il nostro posto di lavoro». Ma come si passa la notte a presidiare una fabbrica? «È un’esperienza, che per certi versi consiglio di fare, è tra il surreale e il fiabesco. Stanotte (ieri mattina ndr) eravamo avvolti nella nebbia ed è stato bellissimo. Questo perché, anche se la nebbia ci copre, noi ci siamo sempre».

Paoletti è diventato famoso per la sua chitarra, con la quale accompagna il “coro della Tmm”, che canta le parole de “La nostra fabbrica”, un pezzo scritto proprio da Paoletti. Strofe che hanno fatto il giro del web, insieme al video del coro degli operai.

La musica sta lì ad alimentare le speranze degli operai, che se continuano a presidiare è perché sono convinti che prima o poi si arrivi ad una conclusione positiva, al lieto fine tanto atteso: «Abbiamo passato momenti difficili anche in passato – aggiunge Aniello Prisco – e sono convinto che ce la faremo anche stavolta. Siamo operai dai 45 ai 60 anni: troppo vecchi per trovare una nuova occupazione e troppo giovani per andare in pensione, per cui sarebbe fondamentale che qualche imprenditore decidesse di investire sulla nostra realtà. Noi siamo stanchi, perché il presidio comunque è pesante da portare avanti; ma non molliamo e non molleremo, anche perché non ci meritiamo tutto quello che sta accadendo. A questa azienda abbiamo sempre dato tutto». Tra le anime della protesta c’è Cristina Parola, della Rsu Fiom: «Siamo in attesa del miracolo ma al momento la situazione è stagnante. Non ce ne andremo, siamo pronti a continuare, perché rivogliamo quel posto di lavoro che ci è stato strappato. Siamo qui per la nostra dignità, che ci spinge ad andare avanti nonostante tutto. L’unico obiettivo è il lavoro».

Nella giornata di domenica, oltretutto, è successa una di quelle cose che fa aggiunge un dettaglio che tanto dettaglio non è: accanto ai cassonetti della raccolta differenziata gli operai hanno trovato un gatto in pessime condizioni e lo hanno adottato, portandolo dal veterinario per le cure del caso. Il micio non ha un nome ma se fosse femmina potrebbero chiamarla “Speranza”, chissà che non porti fortuna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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