Il Tirreno

Pontedera

Interporto, imprenditori pronti a comprare per 14 milioni di euro

di Giacomo Pelfer
Interporto, imprenditori pronti a comprare per 14 milioni di euro

Una cordata di società del distretto tessile si è aggiudicata (provvisoriamente) l’area di San Donato C’è tempo fino a dicembre per completare l’operazione che potrà segnare una svolta  

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SAN MINIATO. Per adesso l’aggiudicazione è solo provvisoria, ma tutto lascia pensare che presto diventerà definitiva, aprendo ufficialmente una pagina nuova per l’area dell’interporto di San Donato. All’orizzonte ci sarebbero imprenditori e investitori ancora misteriosi, chiamati da qui a dicembre a confermare, a suon di milioni, l’impegno assunto durante l’ultima asta che si è svolta nel mese di agosto. Un impegno pagato oltre un milione di euro, anticipato come cauzione per l’acquisto dell’intero complesso della “Santa Croce 2010”, la società in fallimento proprietaria della quasi totalità degli scheletri e dei capannoni mai terminati. Complessivamente, un pacchetto da 14 milioni, nel quale rientrano il mega magazzino lungo la ferrovia (quello del rave party per intendersi), lo scheletro all’uscita della FiPiLi che avrebbe dovuto diventare un albergo, insieme ad un’altra struttura da ultimare e ad alcuni terreni. Quello che si è svolto ad agosto, del resto, era l’ultima incanto in cui l’intero complesso andava all’asta tutto insieme, prima di essere frazionato per tentare di venderlo un pezzo per volta. Evidentemente, chi si è fatto avanti ha valutato la convenienza e l’opportunità di acquistare il pacchetto completo, ovviamente dopo aver fatto sfilare un paio di aste andate deserte, nell’attesa che il prezzo fosse ritoccato al ribasso.

Ad ogni modo l’investimento è comunque importante: 14 milioni di euro netti, ai quali andranno aggiunti Iva e spese di istruttoria, che i misteriosi investitori dovranno versare entro 120 giorni dall’aggiudicazione provvisoria (quindi entro dicembre) per ottenere in questo modo l’aggiudicazione definitiva. A tutto questo andrà poi aggiunto un altro bel pacchetto di milioni (probabilmente almeno altrettanti) per terminare le strutture dell’interporto e renderle operative. Inevitabile, quindi, che nel comprensorio siano scattate subito domande e ricostruzioni, talvolta anche fantasiose, per capire chi siano davvero questi imprenditori, ma soprattutto per sapere cosa hanno intenzione di fare a San Donato.

Secondo i rumor diffusi tra gli amministratori della zona, all’origine dell’operazione ci sarebbero imprenditori di Prato e Sesto Fiorentino, attivi nel settore del tessile, che sarebbero pronti a sbarcare nel Valdarno Inferiore per creare lungo la superstrada un importante polo logistico. A quanto risulta, infatti, non sarebbero pervenute negli uffici del Comune di San Miniato richieste per un cambio di destinazione d’uso. Il che avvalora la tesi del mantenimento della funzione logistica, anche perché un’eventuale idea alternativa avrebbe consigliato, quanto meno, di sondare il terreno per conoscerne la fattibilità, soprattutto prima di sborsare oltre un milione di anticipo.

Al momento, tuttavia, siamo ancora nel campo delle indiscrezioni e delle prime ipotesi. Il quadro sarà più chiaro da qui a dicembre, quando la cordata dell’interporto dovrà uscire allo scoperto versando l’importo pattuito. Sotto traccia è in corso quindi un lavoro importante e frenetico fatto di affidamenti bancari e progetti industriali.

Al di là di come andrà, la nota positiva sta comunque nella capacità del comprensorio di attrarre investimenti e progetti, magari anche alternativi al tessuto produttivo di riferimento. Per l’area dell’interporto di San Donato, dopo i fallimenti, le inchieste e le ultimi tristi vicende del liceo Marconi, potrebbe essere davvero la chiave di volta per cominciare a costruire un futuro diverso. Un futuro senza più scheletri, rave party, sbarre anti degrado e altri squallidi biglietti da visita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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