Il Tirreno

Pontedera

la vertenza

La Gimar licenzia: dipendenti in piazza

Marco Sabia
Presidio dei lavoratori davanti al Comune di Pontedera
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Presidio dei lavoratori davanti al Comune di Pontedera

Manifestazione a Pontedera. Il sindacato: "È inaccettabile, Tuodì non rimanga a guardare"

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PONTEDERA. Bandiere in mano, senza megafono: erano oltre venti i lavoratori della Gimar che sabato mattina, 14 ottobre, hanno preso parte al presidio davanti il punto vendita di via Don Milani, che è rimasto aperto. A differenza di quello di Agliana – che è l’altro, insieme a quello di Pontedera,affittato da Gimar per quanto riguarda il ramo d’azienda di alcuni supermercati – che invece è rimasto chiuso.

Così a Pontedera sono confluiti anche i dipendenti Gimar di Agliana, oltre ai rappresentanti sindacali della Uiltucs. Uno sciopero dichiarato venerdì e poi confermato: la goccia che ha fatto traboccare il vaso – secondo il sindacato – è stata il licenziamento di due dipendenti, cioè i due direttori dei punti vendita finora citati.
«Sono stati licenziati con una mail – spiega Irene Cesari della Uiltucs – sul pc aziendale. È una cosa inaccettabile. Chiediamo che Tuodì intervenga nei confronti di Gimar, perché questi erano i loro negozi coi loro dipendenti all’interno. E invece Gimar licenzia e Tuodì non fa niente». Mentre i lavoratori protestano arrivano dei clienti: vengono avvicinati e – per solidarietà – viene chiesto loro di non fare la spesa. La maggior parte accetta, ma alcuni tirano dritto e si registrano anche alcuni momenti di tensione, poi rientrati.

«Avevo scritto a Tuodì – spiega l’ex direttore del punto vendita Alessandro Ferri – per avere rassicurazioni sui pagamenti e sulle promesse che ci erano state fatte. Il giorno dopo mi sono trovato questa mail nella quale mi veniva annunciato il mio licenziamento». Poco più in là c’è Angela Bigheretti, responsabile Uiltucs della zona di Pistoia: «Siamo qui a Pontedera perché ad Agliana siamo nella stessa situazione, visto il licenziamento del direttore con una mail, nemmeno di posta elettronica certificata. Aspettiamo ancora che ci vengano pagati agosto, settembre e la quattordicesima».

«È una situazione che non “si affronta” – aggiunge Donatella Di Molfetta – perché non abbiamo nessuna certezza. L’unico sostegno, al momento, è il sindacato». Riassumendo le rivendicazioni sindacali sono le seguenti: «Correttezza nelle comunicazioni, il reintegro dei licenziati o almeno un tavolo per discutere, perché non ci hanno mai risposto. A Tuodì, invece, chiediamo di vigilare e di prendersi in carico i suoi ex dipendenti. Questo in attesa del pronunciamento sull’impugnazione dei licenziamenti, che per noi sono illegittimi».

Dopo il presidio in via don Milani, il gruppo si è diretto verso il Comune, dove è stato ricevuto dalla vicesindaca Angela Pirri: «Un incontro positivo – ha sottolineato Cesari – nel quale ci ha espresso la massima solidarietà per quello che stiamo vivendo. Poi ha aggiunto che si attiverà per darci una mano per quello che è in suo potere». Questa è la cronaca della mattinata di ieri, che però trova radici nei mesi scorsi: Gimar è la società pontederese che gestisce i reparti macelleria e gastronomia all’interno dei punti vendita e discount Tuodì; in aggiunta ha rilevato anche alcuni supermercati in toto, come quelli di Pontedera e Agliana, che paradossalmente sono due di quelli che ancora lavorano a pieno regime. Due vicende – quelle di Gimar e Tuodì – che si muovono parallelamente, finendo però per incontrarsi in alcune zone. Sono coinvolti, direttamente e non, migliaia di lavoratori in tutta in Italia, che vogliono capire quale sarà il loro futuro.

Circa quattromila dipendenti in tutta Italia, centinaia in provincia di Pisa, finiti nel vortice della crisi Tuodì, la catena di discount in concordato in continuità aziendale. C’è da dire che Tuodì, nel frattempo, ha riaperto alcuni punti vendita, come quello di Fucecchio, che aveva fatto prima da magazzino e poi era stato chiuso, al culmine della fase più acuta della crisi del marchio. Stessa situazione a Porcari, che ha riaperto a fine del mese scorso.

Tuttavia i lavoratori continuano a lamentare di non avere certezze, né a livello economico né lavorativo, che è poi quello che lamentano i “cugini” della Gimar.
 

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