Il Tirreno

Pontedera

C’è un movente passionale dietro l’agguato con spari

C’è un movente passionale dietro l’agguato con spari

La banda che ha teso l’imboscata ai due fratelli voleva vendicare l’onta di una relazione interrotta da parte di uno degli albanesi con una ragazza rom

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SAN MINIATO. Forse, a voler essere buoni, non lo volevano uccidere. Sicuramente gli volevano dare una sonora lezione, tant’è che si sono presentati armati di bastone e almeno di una pistola. Dovevano vendicare, secondo il loro codice d’onore, l’onta di una relazione che uno dei due fratelli albanesi, aggrediti a mazzate per la strada, aveva interrotto con una rom. E la giovane, lasciata dall’albanese, a quanto pare fa parte della famiglia che poi ha organizzato l’imboscata ai due fratelli feriti nel corso di una sparatoria avvenuta due settimane fa a San Donato, in via Puccini.

Niente droga o spartizione di territori per i furti come qualcuno aveva ipotizzato dopo l’aggressione parlando di bande rivali che si erano affrontate per la strada. Dietro l’episodio c’è un contesto diverso.

Partendo da questa prima certezza, i carabinieri sono al lavoro per dare un nome agli otto rom che hanno aggredito i due fratelli albanesi, uno dei quali, quello che era il principale obiettivo del pestaggio, è stato raggiunto anche da un colpo di pistola di medio calibro che lo ha ferito lievemente. Insomma, il fatto che il Gip del tribunale di Pisa non abbia ritenuto sussistente l’ipotesi del tentato omicidio e abbia rimesso in libertà, nel silenzio generale, il 43enne che era stato fermato dopo l’imboscata non ha fermato le indagini. Che vanno avanti per individuare tutti i componenti della banda, a cominciare dalla donna che ha sparato.

Forse era proprio una parente stretta dalla giovane abbandonata dall’albanese dopo il fidanzamento. (s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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