Il Tirreno

Pontedera

La biorobotica si svela alla gente

La biorobotica si svela alla gente

Per San Faustino Open Day al Sant’Anna, tra robot e mani artificiali

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PONTEDERA. L’entusiasmo è quello classico dei giovani ricercatori alle prese con la tecnologia: costruiscono, sperimentano, inventano e ripartono, realizzando oggetti all’avanguardia, che spesso lasciano sbigottiti e a bocca aperta i non tecnici, che possono soltanto provare a capire cosa c’è dietro – ad esempio – alla realizzazione di una mano robotica.

Anche ieri, in occasione di San Faustino, santo patrono di Pontedera, i laboratori dell’istituto di biorobotica del Sant’Anna hanno aperto le loro porte a scolaresche e cittadini comuni, che così per alcune ore hanno potuto scoprire cosa si “nasconde” nei laboratori ipertecnologici di viale Rinaldo Piaggio. E ce n’era per tutti i gusti: si parte dalla chirurgia addominale e prostatica, dove i ricercartori si sono cimentati nella realizzazione di sensori che restituiscono la sensazione del tatto ai chirurghi che muovono i robot tramite joystick: questo anche per comprendere l’elasticità o meno di un tessuto, che può essere indice di una patologia.

Poi gli esoscheletri indossabili, che fanno pensare ai soldati dell’ipotetico futuro del film “Edge of Tomorrow” di Tom Cruise e che, invece, costituiscono un ausilio importante per poter tornare a camminare.

Senza dimenticare i robot per l’esplorazione degli ambienti difficilmente accessibili per l’uomo, che si muovono come anguille; dopo ancora il braccio robotico che serve per lavare le persone che hanno difficoltà a farlo; oppure il robot “morbido”, nato per studiare il cervello umano. E ancora: il lettino da bambino che funge da riabilitazione per i neonati, con speciali sensori; il robot che aiuta agli anziani, che qualcuno ha definito come “sembra un canino da compagnia”, strappando una risata ai presenti. Infine le mani artificiali, che muovono le dita premendo sul touch screen di un tablet; i dispositivi per l’endoscopia flessibile e gli studi sulle cellule nello spazio, per capire cosa accade al corpo umano quando vive nello spazio, come accade agli astronauti. Questi sono alcuni dei progetti, macchinari e studi che ieri si potevano apprezzare all’istituto, direttamente dalle parole di chi li ha realizzati.

Marco Sabia

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