Sicurezza
Castellare, decapitata la statua della Madonna
I vandali sono tornati a colpire nell’area della chiesa distrutta da un’esplosione È almeno il terzo raid nel giro di breve tempo, presentata una denuncia
2 MINUTI DI LETTURA
S. GIOVANNI ALLA VENA. Continuano i raid vandalici nell’area della chiesa del Castellare, andata distrutta a maggio in seguito a un’esplosione per una fuga di gas. Nei giorni scorsi i vandali sono stati a più riprese nella zona dove sono rimaste le macerie del chiesino esploso nei giorni dei preparativi della festa del Castellare. Prima hanno rotto una tettoia di legno per bruciarne i vari pezzi e farne un falò. Poi sono tornati e hanno rubato il faro che illuminava la chiesa. Ora il terzo raid: hanno tagliato la testa alla statua della Madonna. Un atto, questo, che lascia senza parole. Quando la notizia è diventata pubblica, le reazioni di condanna sono state immediate. Il vandalismo è stato denunciato ai carabinieri dal parroco.
«Questa gente è senza speranza», scrive uno dei volontari del Comitato Castellare che da sempre tiene d’occhio quello che è rimasto dell’edificio di culto a cui tutti gli abitanti del paese sono legati in qualche modo. Il fatto più difficile da accettare è che ora, per una serie di motivi burocratici, le macerie non possono essere rimosse e così i vandali hanno scelto come loro obiettivo l’area sulla sommità della collina dove si trovava la chiesa. Un degrado che deve essere fermato. Stare a guardare e aspettare che la burocrazia faccia il suo corso rischia di causare ferite ancora più gravi da curare di quanto sia stato il crollo. (s. c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Questa gente è senza speranza», scrive uno dei volontari del Comitato Castellare che da sempre tiene d’occhio quello che è rimasto dell’edificio di culto a cui tutti gli abitanti del paese sono legati in qualche modo. Il fatto più difficile da accettare è che ora, per una serie di motivi burocratici, le macerie non possono essere rimosse e così i vandali hanno scelto come loro obiettivo l’area sulla sommità della collina dove si trovava la chiesa. Un degrado che deve essere fermato. Stare a guardare e aspettare che la burocrazia faccia il suo corso rischia di causare ferite ancora più gravi da curare di quanto sia stato il crollo. (s. c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
