Attenzione
Caos supplenze a scuola La protesta delle mamme
Alla media di Ponte a Egola problemi per la sostituzione di una prof in maternità Alcune famiglie stanno pensando di iscrivere i figli in altri istituti comprensivi
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PONTE A EGOLA. C’è stato un tempo in cui il primo giorno di scuola tutti gli insegnanti erano pronti al loro posto. Giusto un paio di giorni per conoscersi e poi via col programma, senza interruzioni.
Oggi, invece, può capitare che il 10 di ottobre una scuola sia ancora alla ricerca di un supplente, chiamato a guidare la classe ma solo fino al 13 di novembre, senza sapere cosa accadrà dal giorno a dopo.
Succede in una classe della scuola media Buonarroti di Ponte a Egola, ma c’è almeno un’altra sezione che ha un problema analogo, come del resto in molte altre scuole italiane. Nella classe in questione un’insegnante si trova attualmente in maternità con un certificato medico fino al 13 novembre. In via teorica la docente potrebbe riprendere servizio il giorno dopo, ma va da sé che la donna avrà tutto il diritto di prolungare la maternità. In ogni caso, però, l’istituto Buonarroti è tenuto per legge a richiedere un supplente a tempo: solo fino al 13 novembre appunto, con buona pace della continuità didattica.
Il risultato è che i ragazzi sono ancora in attesa, mentre trovare un supplente per un mese diventa tutt’altro che facile, anche perché gli insegnanti hanno il diritto di cercare incarichi con più ore e soprattutto con una durata maggiore.
«Lo scorso martedì un’insegnante era arrivata: si è vista per un giorno, poi venerdì ha comunicato alla scuola di aver accettato un altro incarico di durata annuale». A raccontarlo è Fulvia Quirici, madre di uno degli alunni e membro del Consiglio di istituto, che si fa portavoce della protesta da parte dei genitori. Almeno tre le famiglie che stanno pensando di iscrivere i figli in altri istituti, convinti che la situazione finirà per rovinare l’anno scolastico dell’esame, dopo che i ragazzi hanno già cambiato due insegnanti in due anni.
«Sabato molti di noi non hanno mandato il figlio a scuola – racconta Quirici – perché di cinque ore ne avrebbero fatta una soltanto. Nelle ore scoperte, inoltre, anche quando la scuola riesce a sopperire con un insegnante interno, non c’è modo di rendere fruttuoso questo tempo, magari potenziando un’altra materia, ma si preferisce far vedere ai ragazzi un bel film sulla lavagna multimediale. Siamo consapevoli che l’istituto è il primo ad essere penalizzato, anche perché gli elenchi dei docenti da cui attingere sono stati forniti solo alla fine di settembre. Quindi la scuola ha pochissimi margini di manovra - conclude Quirici - ma vorremmo che fossero messi in campo tutti gli strumenti per sopperire a questa situazione. Se ci sono delle risorse interne almeno utilizziamole».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Oggi, invece, può capitare che il 10 di ottobre una scuola sia ancora alla ricerca di un supplente, chiamato a guidare la classe ma solo fino al 13 di novembre, senza sapere cosa accadrà dal giorno a dopo.
Succede in una classe della scuola media Buonarroti di Ponte a Egola, ma c’è almeno un’altra sezione che ha un problema analogo, come del resto in molte altre scuole italiane. Nella classe in questione un’insegnante si trova attualmente in maternità con un certificato medico fino al 13 novembre. In via teorica la docente potrebbe riprendere servizio il giorno dopo, ma va da sé che la donna avrà tutto il diritto di prolungare la maternità. In ogni caso, però, l’istituto Buonarroti è tenuto per legge a richiedere un supplente a tempo: solo fino al 13 novembre appunto, con buona pace della continuità didattica.
Il risultato è che i ragazzi sono ancora in attesa, mentre trovare un supplente per un mese diventa tutt’altro che facile, anche perché gli insegnanti hanno il diritto di cercare incarichi con più ore e soprattutto con una durata maggiore.
«Lo scorso martedì un’insegnante era arrivata: si è vista per un giorno, poi venerdì ha comunicato alla scuola di aver accettato un altro incarico di durata annuale». A raccontarlo è Fulvia Quirici, madre di uno degli alunni e membro del Consiglio di istituto, che si fa portavoce della protesta da parte dei genitori. Almeno tre le famiglie che stanno pensando di iscrivere i figli in altri istituti, convinti che la situazione finirà per rovinare l’anno scolastico dell’esame, dopo che i ragazzi hanno già cambiato due insegnanti in due anni.
«Sabato molti di noi non hanno mandato il figlio a scuola – racconta Quirici – perché di cinque ore ne avrebbero fatta una soltanto. Nelle ore scoperte, inoltre, anche quando la scuola riesce a sopperire con un insegnante interno, non c’è modo di rendere fruttuoso questo tempo, magari potenziando un’altra materia, ma si preferisce far vedere ai ragazzi un bel film sulla lavagna multimediale. Siamo consapevoli che l’istituto è il primo ad essere penalizzato, anche perché gli elenchi dei docenti da cui attingere sono stati forniti solo alla fine di settembre. Quindi la scuola ha pochissimi margini di manovra - conclude Quirici - ma vorremmo che fossero messi in campo tutti gli strumenti per sopperire a questa situazione. Se ci sono delle risorse interne almeno utilizziamole».
Giacomo Pelfer
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