Attenzione
Tmm, la vertenza approda in Provincia
Le parti sono state convocate per il 12 ottobre. Prosegue la mobilitazione contro i licenziamenti
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Da quella sindacale a quella istituzionale. La vertenza della Tmm cambia sede, ma rimane sempre appesa ad un filo. La Provincia, dove la vertenza della fabbrica che produce marmitte per moto e scooter è approdata dopo il termine della trattativa sindacale chiusa con un verbale di disaccordo, ha convocato le parti per il prossimo 12 ottobre.
Le organizzazioni sindacali (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil) si ritroveranno con i rappresentanti istituzionali e con il liquidatore dell’azienda di viale Africa, Roberto Dell’Omodarme, per discutere in sede istituzionale dell’iter di liquidazione aperto lo scorso agosto dalla controllante Csl di Torino e della procedura di licenziamento collettivo per gli 85 operai impiegati nella fabbrica dell’indotto Piaggio. Che, da oltre sessanta giorni, restano in attesa di una possibile svolta.
Nessuna proposta concreta d’acquisto, nonostante l’interesse mostrato da imprenditori e gruppi industriali nelle scorse settimane, è stata presentata al tavolo delle trattative. Le varie interlocuzioni tra intermediari di soggetti interessati all’eventuale acquisto dello stabilimento e il liquidatore della società che si sono susseguite negli scorsi mesi, non si sono concretizzate in una proposta d’acquisto.
Unica àncora di salvataggio, quest’ultima, per i lavoratori e per cercare di chiudere positivamente una vertenza che, senza una svolta, si concluderà tra poco più di un mese con la definitiva chiusura della fabbrica e il licenziamento dell’intera forza lavoro.
Prosegue, intanto, il presidio permanente degli operai all’esterno dello stabilimento che sorge nell’area industriale di Pontedera, da 63 giorni riuniti sotto le tende allestite davanti ai cancelli “blindati” da catene e lucchetti per mantenere viva una mobilitazione più volta materializzata in blocchi stradali e dei camion e dei tir diretti, in particolare, ai magazzini Piaggio. Proprio alla fabbrica delle due ruote sindacati e lavoratori chiedono di intervenire, soprattutto per garantire ad un eventuale compratore le commesse assicurate fino allo scorso agosto, quando la proprietà ha deciso di sospendere le attività «praticando una vera e propria serrata», accusano i sindacati, ancora in attesa della convocazione al ministero per lo Sviluppo Economico per il secondo incontro al tavolo romano attivato dal Mise.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Le organizzazioni sindacali (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil) si ritroveranno con i rappresentanti istituzionali e con il liquidatore dell’azienda di viale Africa, Roberto Dell’Omodarme, per discutere in sede istituzionale dell’iter di liquidazione aperto lo scorso agosto dalla controllante Csl di Torino e della procedura di licenziamento collettivo per gli 85 operai impiegati nella fabbrica dell’indotto Piaggio. Che, da oltre sessanta giorni, restano in attesa di una possibile svolta.
Nessuna proposta concreta d’acquisto, nonostante l’interesse mostrato da imprenditori e gruppi industriali nelle scorse settimane, è stata presentata al tavolo delle trattative. Le varie interlocuzioni tra intermediari di soggetti interessati all’eventuale acquisto dello stabilimento e il liquidatore della società che si sono susseguite negli scorsi mesi, non si sono concretizzate in una proposta d’acquisto.
Unica àncora di salvataggio, quest’ultima, per i lavoratori e per cercare di chiudere positivamente una vertenza che, senza una svolta, si concluderà tra poco più di un mese con la definitiva chiusura della fabbrica e il licenziamento dell’intera forza lavoro.
Prosegue, intanto, il presidio permanente degli operai all’esterno dello stabilimento che sorge nell’area industriale di Pontedera, da 63 giorni riuniti sotto le tende allestite davanti ai cancelli “blindati” da catene e lucchetti per mantenere viva una mobilitazione più volta materializzata in blocchi stradali e dei camion e dei tir diretti, in particolare, ai magazzini Piaggio. Proprio alla fabbrica delle due ruote sindacati e lavoratori chiedono di intervenire, soprattutto per garantire ad un eventuale compratore le commesse assicurate fino allo scorso agosto, quando la proprietà ha deciso di sospendere le attività «praticando una vera e propria serrata», accusano i sindacati, ancora in attesa della convocazione al ministero per lo Sviluppo Economico per il secondo incontro al tavolo romano attivato dal Mise.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
