Sicurezza
la sentenza
Con il raggiro del mercurio rapinò gioiellieri: condannato
CAPANNOLI. Le braccia sui fianchi, una camicia celeste sgualcita dall’attesa e dalla tensione, Muzafer Zuka si gira, un sorriso quasi come una smorfia, tira il fiato. No, non c’è più spazio per...
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CAPANNOLI. Le braccia sui fianchi, una camicia celeste sgualcita dall’attesa e dalla tensione, Muzafer Zuka si gira, un sorriso quasi come una smorfia, tira il fiato. No, non c’è più spazio per quella tesi, lo scambio di persona, l’errore nel riconoscimento. Il giudice Luca Salutini se n’è convinto: uno dei due banditi che il 18 agosto di tre anni fa uscirono dalla casa di due gioiellieri a Capannoli con un bottino da 400mila euro in oro era proprio lui.
Poco importa che durante il dibattimento i due anziani abbiano tentennato di fronte al suo volto. Subito dopo la rapina, durante le prime indagini dei carabinieri, andarono a colpo sicuro, e così fece anche una vicina di casa. Ed è stato proprio quel riconoscimento fotografico a incastrarlo. Cinque anni e due mesi. Si chiude così, almeno in primo grado, la storia giudiziaria di una delle truffe più famose della Valdera, la frode del Mercurio, e soprattutto arriva una sentenza dura per uno degli esponenti di una delle famiglie criminali più note del territorio proprio per averlo depredato a suon di furti e rapine. Era l’agosto di tre anni fa. Insieme a un complice, mai individuato, Muzafer, 33 enne kosovaro - ha sempre sostenuto l’accusa - entrò in casa di due anziani, marito e moglie, ex titolari dell’oreficeria “Il Gioiello” di Capannoli, derubandoli dell’oro che avevano nell’abitazione e nel vicino negozio spacciandosi per un tecnico dell’acquedotto che li metteva in guardia dalla presenza del metallo nell’acqua. Tenere l’oro vicino al mercurio - è la frottola con cui i falsi tecnici provano a raggirare le loro vittime - avrebbe potuto essere nocivo per la salute. Un furto con truffa che per la Procura (pm Lydia Pagnini) si trasformò in rapina dopo l'arrivo del marito, che chiese al falso tecnico di aspettare la figlia, la titolare della gioielleria. Muzafer diede una spinta all'anziano e scappò. Una tesi accolta in pieno dal giudice.
Ma per l’avvocato Marco Meoli i due anziani, e la vicina di casa, non sarebbero attendibili nell’indicazione dell’imputato come l’autore del colpo in casa. Dai tratti somatici all’altezza, per la difesa l’identikit non corrisponde, per questo farà appello. Certo la condanna è un duro colpo per gli Zuka. Una famiglia e una storia criminale costellata di furti e rapine finita nel mirino della magistratura anni fa proprio per l’acquisto di una villa a Gello di Pontedera, il Podere Cincinnato. Nessuno è mai riuscito a capire (anzi, a dimostrare) come questa famiglia kosovara fosse riuscita a racimolare i 550mila euro necessari per acquistarla.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Poco importa che durante il dibattimento i due anziani abbiano tentennato di fronte al suo volto. Subito dopo la rapina, durante le prime indagini dei carabinieri, andarono a colpo sicuro, e così fece anche una vicina di casa. Ed è stato proprio quel riconoscimento fotografico a incastrarlo. Cinque anni e due mesi. Si chiude così, almeno in primo grado, la storia giudiziaria di una delle truffe più famose della Valdera, la frode del Mercurio, e soprattutto arriva una sentenza dura per uno degli esponenti di una delle famiglie criminali più note del territorio proprio per averlo depredato a suon di furti e rapine. Era l’agosto di tre anni fa. Insieme a un complice, mai individuato, Muzafer, 33 enne kosovaro - ha sempre sostenuto l’accusa - entrò in casa di due anziani, marito e moglie, ex titolari dell’oreficeria “Il Gioiello” di Capannoli, derubandoli dell’oro che avevano nell’abitazione e nel vicino negozio spacciandosi per un tecnico dell’acquedotto che li metteva in guardia dalla presenza del metallo nell’acqua. Tenere l’oro vicino al mercurio - è la frottola con cui i falsi tecnici provano a raggirare le loro vittime - avrebbe potuto essere nocivo per la salute. Un furto con truffa che per la Procura (pm Lydia Pagnini) si trasformò in rapina dopo l'arrivo del marito, che chiese al falso tecnico di aspettare la figlia, la titolare della gioielleria. Muzafer diede una spinta all'anziano e scappò. Una tesi accolta in pieno dal giudice.
Ma per l’avvocato Marco Meoli i due anziani, e la vicina di casa, non sarebbero attendibili nell’indicazione dell’imputato come l’autore del colpo in casa. Dai tratti somatici all’altezza, per la difesa l’identikit non corrisponde, per questo farà appello. Certo la condanna è un duro colpo per gli Zuka. Una famiglia e una storia criminale costellata di furti e rapine finita nel mirino della magistratura anni fa proprio per l’acquisto di una villa a Gello di Pontedera, il Podere Cincinnato. Nessuno è mai riuscito a capire (anzi, a dimostrare) come questa famiglia kosovara fosse riuscita a racimolare i 550mila euro necessari per acquistarla.
Mario Neri
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