Il Tirreno

Pontedera

Il Gip non convalida il fermo del rom visto durante la sparatoria

di Sabrina Chiellini
Il Gip non convalida il fermo del rom visto durante la sparatoria

Era stato bloccato dai carabinieri nella notte tra sabato e domenica, testimoni lo hanno riconosciuto come l’individuo che ha preso a bastonate l’auto dei due fratelli in via Puccini, prima che la donna sparasse

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SAN MINIATO. Hanno teso un agguato a due fratelli albanesi. Li hanno aspettati per la strada, dopo averli seguiti chissà da quanto tempo, li hanno bastonati e hanno anche sparato. Una delle donne della banda è stata vista da più testimoni estrarre una pistola e sparare per due volte. Un fatto grave, senza precedenti per San Donato di San Miniato. Quei proiettili, che hanno ferito di striscio uno dei due albanesi, avrebbero potuto causare altre vittime.

L’unico indiziato del tentato omicidio, oltre che dei reati di lesioni personali e di danneggiamento aggravato è un italiano di etnia rom di 43 anni, residente nel comune di Buggiano che è tornato in libertà a tre giorni dal suo arresto. Il Gip del tribunale di Pisa Donato D’Auria non ha emesso il decreto di convalida del fermo che era stato eseguito dai carabinieri di San Miniato la notte tra sabato e domenica, segno evidente che non concorda con gli indizi che la Procura della Repubblica, il pm è la dottoressa Paola Rizzo, ritiene di avere raccolto a carico dell’indagato. Le porte del carcere Don Bosco di Pisa si sono così nuovamente aperte per il 43enne, tornato in libertà. Eppure, stando alle testimonianze che sono state raccolte sul luogo dell’agguato, è piuttosto certa la presenza del 43enne in via Puccini a San Miniato, sul luogo dell’imboscata. Anzi, i testimoni lo indicano come l’uomo che aveva in mano il bastone con cui ha colpito più volte i due fratelli prima che entrambi riuscissero a fuggire.

Poi uno dei fratelli è stato colpito di striscio da uno dei due colpi di pistola esplosi da una delle rom. Forse è stato proprio questo particolare, il fatto che non sia stato lui a sparare, a convincere il Gip a riqualificare il fatto-reato in modo diverso da quello prospettato dal pubblico ministero richiedente e di conseguenza a non convalidare il fermo. Una decisione questa che, anche se nasce da una pedissequa applicazione della legge, non sarà facile da spiegare ai cittadini di San Miniato. Nessuno vuole che il Far West si ripeta e se il regolamento di conti o l’avvertimento non è andato a buon fine la banda rivale potrebbe farsi viva di nuovo. Per i carabinieri della compagnia di San Miniato la decisione del Gip sarà un motivo in più per continuare a lavorare con il massimo impegno nel cercare di identificare uno dopo l’altro i protagonisti dell’imboscata che ormai è stata chiarita nei dettagli anche se il movente di tanta violenza resta confinato nelle menti dei protagonisti. Sulla Lancia Y distrutta dalla furia delle bastonate c’erano due persone, cioè i due fratelli. Anche se su questo aspetto non tutte le testimonianze iniziali erano convergenti. Neppure i due fratelli che sono stati aggrediti, vuoi per timore di subire altri agguati, vuoi per la necessità di nascondere le reali motivazioni dell’aggressione, hanno collaborato con gli inquirenti.

È invece emerso che anche il 43 enne di etnia rom, poi fermato dai carabinieri, è stato costretto a rivolgersi alle cure dei medici dell’ospedale San Giuseppe di Empoli. Tutti gli ospedali del circondario erano stati allertati e quando l’uomo, che aveva evidenti segni di percosse su tutto il corpo, si è rivolto al pronto soccorso di Empoli raccontando una storia inverosimile i sanitari hanno capito chi poteva essere e hanno chiamato i carabinieri. Ovviamente l’uomo si è fatto accompagnare all’ospedale da altri familiari, diversi da quelli che sono stati visti sulla scena dell’aggressione. I carabinieri sono arrivati comunque ad accertare la presenza dell’uomo sul luogo dell’agguato. Le indagini restano aperte.



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