Attenzione
Dopo il primo uomo fermato
Si cerca la donna che ha sparato
SANTA CROCE. Se i carabinieri ritengono di avere individuato l’uomo armato di bastone, Antonio Hudorovic, 43 anni, di etnia rom, nato nel Lazio ma da tempo domiciliato in provincia di Pistoia, a...
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SANTA CROCE. Se i carabinieri ritengono di avere individuato l’uomo armato di bastone, Antonio Hudorovic, 43 anni, di etnia rom, nato nel Lazio ma da tempo domiciliato in provincia di Pistoia, a Buggiano, che ha aggredito l’albanese di 34 anni, a San Donato di San Miniato, è ancora caccia alla donna che ha sparato due colpi di pistola e che probabilmente avrebbe voluto dare una lezione al rivale.
In attesa della convalida da parte del Gip del tribunale di Pisa delle attività svolte finora dalla Procura e dai carabinieri, sull’indagine è scesa la massima riservatezza. Quel velo di silenzio che dovrebbe permettere di arrivare a identificare la donna che ha sparato - lo dicono con certezza diversi testimoni – e tutto il clan familiare che era al seguito. Stando a quanto è stato ricostruito dopo le prime testimonianze, erano infatti più di sei o sette, le persone che sono scese da due auto diverse quando ha avuto inizio l’agguato.
Il ferito e l’amico che era con lui , vivono nella zona di San Gimignano anche se evidentemente hanno interessi nella provincia di Pisa e a San Miniato dove poi è avvenuto il fatto che avrebbe potuto finire in tragedia. Le indagini comunque vanno avanti anche per capire cosa si nasconde dietro a tanta violenza. Un lavoro difficile che implica la conoscenza dei codici di comportamento, eredità di famiglie dell’Europa dell’est.
L’uomo ferito, a quanto è stato spiegato, nella consapevolezza di trovarsi in una condizione che lo mette a rischio della vita, anche se conosce i suoi aggressori avrebbe evitato di chiarire fino in fondo i contorni della vicenda che comunque lo vede tra i protagonisti anche se i carabinieri hanno spiegato che lui risulta incensurato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In attesa della convalida da parte del Gip del tribunale di Pisa delle attività svolte finora dalla Procura e dai carabinieri, sull’indagine è scesa la massima riservatezza. Quel velo di silenzio che dovrebbe permettere di arrivare a identificare la donna che ha sparato - lo dicono con certezza diversi testimoni – e tutto il clan familiare che era al seguito. Stando a quanto è stato ricostruito dopo le prime testimonianze, erano infatti più di sei o sette, le persone che sono scese da due auto diverse quando ha avuto inizio l’agguato.
Il ferito e l’amico che era con lui , vivono nella zona di San Gimignano anche se evidentemente hanno interessi nella provincia di Pisa e a San Miniato dove poi è avvenuto il fatto che avrebbe potuto finire in tragedia. Le indagini comunque vanno avanti anche per capire cosa si nasconde dietro a tanta violenza. Un lavoro difficile che implica la conoscenza dei codici di comportamento, eredità di famiglie dell’Europa dell’est.
L’uomo ferito, a quanto è stato spiegato, nella consapevolezza di trovarsi in una condizione che lo mette a rischio della vita, anche se conosce i suoi aggressori avrebbe evitato di chiarire fino in fondo i contorni della vicenda che comunque lo vede tra i protagonisti anche se i carabinieri hanno spiegato che lui risulta incensurato.
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