Sicurezza
«Sonia ha lasciato un vuoto lungo 25 anni»
Il ricordo della famiglia nell’anniversario della morte, avvenuta in un incidente aereo in Nepal
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CASTELFRANCO DI SOTTO. Vi erano mercanti e lontane vite quotidiane negli scatti che, nell’autunno del 1992, popolavano le foto finaliste del concorso “Obbiettivi su Fucecchio”, ed una sedia vuota alla premiazione: quella di Sonia Gini, scomparsa appena qualche giorno prima. Un vuoto lungo 25 anni. Tanto è passato dal giorno maledetto in cui la giovane castelfranchese, di poco più di trent’anni, scomparve con altri 166 passeggeri dai radar sopra i cieli di Kathmandu, mitica capitale del Nepal.
Era il 28 settembre. Una storia che rivive nel ricordo di una famiglia che da allora non fu più la stessa e ha voluto ricordare quella tragedia. Il volo Karachi-Katmandu scomparve dagli schermi del piccolo aeroporto nepalese alle 8,45, ora italiana. L’Airbus della Pakistan Airway aveva già iniziato la discesa verso lo scalo. Aeroporto particolare, quello di Katmandu, città incastonata fra le montagne più alte del pianeta. A tradire il pilota le condizioni meteo, i pochi strumenti a disposizione dell’aeroporto ed una manovra azzardata e vietata dai regolamenti, ma utile a risparmiare i lunghi tempi di atterraggio; poche centinaia di metri di dislivello che a Lele, piccola frazione della capitale dove ancora oggi il nome di Sonia è scolpito insieme a tutti i suoi compagni di viaggio in un piccolo mausoleo, provocarono un gran boato ed una serie di esplosioni.
Tra i resti dell’aereo nessun segno di vita dei 167 passeggeri, fra i quali dieci italiani. Il resto è storia di tante famiglie ferite e del disperato viaggio dei parenti dall’altra parte del mondo per l’identificazione dei corpi, che grazie al test del Dna, tecnica allora all’avanguardia, avvenne solo 5 mesi dopo permettendo il ritorno dei resti su cui piangere.
Quelli di Sonia tornarono a casa e furono tumulati il 9 marzo del 1993. Per tanti altri una fossa comune, lassù, fra giungla e montagne. Nel mezzo la storia di una comunità ferita nel clamore dei giornali dell’epoca, fra Santa Croce, dove la giovane lavorava alla Coop, Santa Maria a Monte, dove vivevano la sorella Meri, il cognato Giovanni ed il nipote e Castelfranco, dove Sonia viveva con i genitori Giuseppe e Angiolina.
«Vogliamo ricordarla così – dicono oggi dalla famiglia – appassionata di viaggi, dei reportage e delle tante fotografie rimaste, che ancora oggi non colmano il grande vuoto che ha lasciato». A distanza di 25 anni, quella sedia è ancora vuota.
Nilo Di Modica
Era il 28 settembre. Una storia che rivive nel ricordo di una famiglia che da allora non fu più la stessa e ha voluto ricordare quella tragedia. Il volo Karachi-Katmandu scomparve dagli schermi del piccolo aeroporto nepalese alle 8,45, ora italiana. L’Airbus della Pakistan Airway aveva già iniziato la discesa verso lo scalo. Aeroporto particolare, quello di Katmandu, città incastonata fra le montagne più alte del pianeta. A tradire il pilota le condizioni meteo, i pochi strumenti a disposizione dell’aeroporto ed una manovra azzardata e vietata dai regolamenti, ma utile a risparmiare i lunghi tempi di atterraggio; poche centinaia di metri di dislivello che a Lele, piccola frazione della capitale dove ancora oggi il nome di Sonia è scolpito insieme a tutti i suoi compagni di viaggio in un piccolo mausoleo, provocarono un gran boato ed una serie di esplosioni.
Tra i resti dell’aereo nessun segno di vita dei 167 passeggeri, fra i quali dieci italiani. Il resto è storia di tante famiglie ferite e del disperato viaggio dei parenti dall’altra parte del mondo per l’identificazione dei corpi, che grazie al test del Dna, tecnica allora all’avanguardia, avvenne solo 5 mesi dopo permettendo il ritorno dei resti su cui piangere.
Quelli di Sonia tornarono a casa e furono tumulati il 9 marzo del 1993. Per tanti altri una fossa comune, lassù, fra giungla e montagne. Nel mezzo la storia di una comunità ferita nel clamore dei giornali dell’epoca, fra Santa Croce, dove la giovane lavorava alla Coop, Santa Maria a Monte, dove vivevano la sorella Meri, il cognato Giovanni ed il nipote e Castelfranco, dove Sonia viveva con i genitori Giuseppe e Angiolina.
«Vogliamo ricordarla così – dicono oggi dalla famiglia – appassionata di viaggi, dei reportage e delle tante fotografie rimaste, che ancora oggi non colmano il grande vuoto che ha lasciato». A distanza di 25 anni, quella sedia è ancora vuota.
Nilo Di Modica
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