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montopoli
Comune in tribunale per i... randagi
A processo per il mancato pagamento di una notula a un veterinario
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MONTOPOLI. Era il 2013 quando il Comune di Montopoli mise insieme una di task-force per quella che fu ribattezzata “l’operazione Varramista”. Dopo quattro anni la vicenda finirà in tribunale.
L’obiettivo era catturare un pericoloso branco di cani randagi e non sterilizzati che, ormai da alcuni anni, aveva iniziato a riprodursi e a scorrazzare nella zona attorno alla celebre tenuta, sbranando con ferocia ogni altro animale e in alcuni casi accerchiando e rincorrendo persone a passeggio o in bicicletta. A dirigere le operazioni, durate circa 6 mesi, fu il veterinario Alberto Profumo che, alla fine, presentò un conto da 9mila euro all’associazione, convenzionata col Comune, che gestiva il servizio di cattura dei cani randagi.
Di quella fattura, però, l’associazione ha liquidato al veterinario solo 1.779 euro. «Dopo aver presentato la notula – racconta Profumo – l’associazione mi spiegò che i soldi non li avevano, perché il Comune non aveva pagato. Un meccanismo a cascata che mi vede come la parte più danneggiata e che ha rimesso soldi in questa operazione». Da qui la decisione del veterinario di percorrere le vie legali.
In un primo momento il legale di Profumo aveva presentato un decreto ingiuntivo, respinto però dal tribunale di Pisa alla luce del debitore tirato in ballo, ovvero il Comune. È così che la questione arriverà di fronte al giudice del tribunale civile, con un processo che si dibatterà nei prossimi mesi sempre al tribunale di Pisa. Processo che costringerà l’amministrazione comunale di Montopoli a comparire, in quanto chiamata in causa, come terzo, dall’associazione convenzionata con l’ente. (g.p.)
L’obiettivo era catturare un pericoloso branco di cani randagi e non sterilizzati che, ormai da alcuni anni, aveva iniziato a riprodursi e a scorrazzare nella zona attorno alla celebre tenuta, sbranando con ferocia ogni altro animale e in alcuni casi accerchiando e rincorrendo persone a passeggio o in bicicletta. A dirigere le operazioni, durate circa 6 mesi, fu il veterinario Alberto Profumo che, alla fine, presentò un conto da 9mila euro all’associazione, convenzionata col Comune, che gestiva il servizio di cattura dei cani randagi.
Di quella fattura, però, l’associazione ha liquidato al veterinario solo 1.779 euro. «Dopo aver presentato la notula – racconta Profumo – l’associazione mi spiegò che i soldi non li avevano, perché il Comune non aveva pagato. Un meccanismo a cascata che mi vede come la parte più danneggiata e che ha rimesso soldi in questa operazione». Da qui la decisione del veterinario di percorrere le vie legali.
In un primo momento il legale di Profumo aveva presentato un decreto ingiuntivo, respinto però dal tribunale di Pisa alla luce del debitore tirato in ballo, ovvero il Comune. È così che la questione arriverà di fronte al giudice del tribunale civile, con un processo che si dibatterà nei prossimi mesi sempre al tribunale di Pisa. Processo che costringerà l’amministrazione comunale di Montopoli a comparire, in quanto chiamata in causa, come terzo, dall’associazione convenzionata con l’ente. (g.p.)
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