La protesta
Aiuti dai colleghi per l’operaio coinvolto nell’incidente alla Revet
Sono giorni di grande commozione nell’azienda che ricicla rifiuti e che ha sede anche a Pontedera I dipendenti respingono le richieste del sindacato Usb e si uniscono al dolore per la morte di Cerretani
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PONTEDERA. E’ stata effettuata nel pomeriggio di ieri l’autopsia sulla salma di Fabio Cerretani, 54 anni, di Montopoli Valderano, capoturno di Revet, morto schiacciato da una pressa. È possibile che il funerale possa svolgersi domani anche se la famiglia attende il nulla osta della Procura per poter portare la salma a casa.
L’incidente sul lavoro è stato uno choc per i colleghi della vittima, oltre che per i familiari. In questi giorni sono tante le iniziative che i lavoratori stanno decidendo per stare vicino sia alla compagna del capoturno che ha perso la vita che all’operaio che era insieme ai lui al momento dell’infortunio sul lavoro. La Procura – sulla morte in fabbrica c’è un’inchiesta e ci sono i primi quattro indagati - è al lavoro per accertare cause e responsabilità nella vicenda.
Le assemblee che si sono svolte in questi giorni, a partire da lunedì, sono servite anche a decidere iniziative a sostegno dell’operaio che è stato indagato per la morte in fabbrica e che dovrà difendersi al processo, oltre a portarsi dentro il peso di quello che è successo.
La maggioranza dei lavoratori Revet - impegnata in questo confronto costruttivo e costante tra lavoratori, sindacati e azienda - non ha gradito l’intervento dell’Usb rispetto alla morte di Cerretani. «Non siamo d’accordo con quanto è stato detto da persone esterne all’azienda e aderenti a una sigla sindacale che al momento non ha rappresentanze interne», fanno sapere alcuni dipendenti.
«Prima di assegnare colpe e responsabilità pensiamo sia opportuno attendere i risultati dell’indagine della magistratura, non ritenendo utile in questa fase creare né mostri né nemici. Riteniamo infatti che questo sia il momento del dolore e troviamo tale intervento come un tentativo di strumentalizzare la tragedia avvenuta a due nostri colleghi e di farlo facendo passare tali dichiarazioni come se fossero condivise da tutti i lavoratori Revet, cosa assolutamente non vera».
Il sindacato Usb ha infatti chiesto le dimissioni dei vertici di Revet. Da sabato mattina i colleghi non hanno mai lasciato solo l’operaio che era insieme al capoturno e che, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, ha azionato il pulsante che ha reso automatico il funzionamento della pressa. Quando la macchina si è messa in moto ha trascinato il corpo del dipendente.
Revet si è mossa anche dal punto di vista operativo, perché con la pressa sequestrata l'impianto può lavorare a scartamento ridotto: in questi primi giorni le raccolte differenziate toscane sono state smistate anche su altre piattaforme di selezione, mentre a breve dovrebbe arrivare una nuova pressa in grado di ripristinare la normalità produttiva dell'impianto.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’incidente sul lavoro è stato uno choc per i colleghi della vittima, oltre che per i familiari. In questi giorni sono tante le iniziative che i lavoratori stanno decidendo per stare vicino sia alla compagna del capoturno che ha perso la vita che all’operaio che era insieme ai lui al momento dell’infortunio sul lavoro. La Procura – sulla morte in fabbrica c’è un’inchiesta e ci sono i primi quattro indagati - è al lavoro per accertare cause e responsabilità nella vicenda.
Le assemblee che si sono svolte in questi giorni, a partire da lunedì, sono servite anche a decidere iniziative a sostegno dell’operaio che è stato indagato per la morte in fabbrica e che dovrà difendersi al processo, oltre a portarsi dentro il peso di quello che è successo.
La maggioranza dei lavoratori Revet - impegnata in questo confronto costruttivo e costante tra lavoratori, sindacati e azienda - non ha gradito l’intervento dell’Usb rispetto alla morte di Cerretani. «Non siamo d’accordo con quanto è stato detto da persone esterne all’azienda e aderenti a una sigla sindacale che al momento non ha rappresentanze interne», fanno sapere alcuni dipendenti.
«Prima di assegnare colpe e responsabilità pensiamo sia opportuno attendere i risultati dell’indagine della magistratura, non ritenendo utile in questa fase creare né mostri né nemici. Riteniamo infatti che questo sia il momento del dolore e troviamo tale intervento come un tentativo di strumentalizzare la tragedia avvenuta a due nostri colleghi e di farlo facendo passare tali dichiarazioni come se fossero condivise da tutti i lavoratori Revet, cosa assolutamente non vera».
Il sindacato Usb ha infatti chiesto le dimissioni dei vertici di Revet. Da sabato mattina i colleghi non hanno mai lasciato solo l’operaio che era insieme al capoturno e che, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, ha azionato il pulsante che ha reso automatico il funzionamento della pressa. Quando la macchina si è messa in moto ha trascinato il corpo del dipendente.
Revet si è mossa anche dal punto di vista operativo, perché con la pressa sequestrata l'impianto può lavorare a scartamento ridotto: in questi primi giorni le raccolte differenziate toscane sono state smistate anche su altre piattaforme di selezione, mentre a breve dovrebbe arrivare una nuova pressa in grado di ripristinare la normalità produttiva dell'impianto.(s.c.)
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