Gioco
Usb all’attacco: i vertici di Revet ora si dimettano
Dal sindacato accuse per la morte del lavoratore schiacciato da una pressa Nel mirino finiscono il presidente Alessandro Canovai e l’ad Emanuele Rappa
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. È una richiesta pesante quella fatta dall’Unione sindacale di Base (Usb) ai vertici di Revet, l’azienda del settore ambiente dov’è morto l’operaio di 54 anni, Fabio Cerretani.
«L’amministratore delegato Emanuele Rappa e il presidente, Alessandro Canovai, dovrebbero rassegnare le dimissioni», scrive Stefano Teotino in un comunicato, risultato di un’assemblea fatta con i lavoratori dell’impresa di Pontedera, dell’Avr e di Geofor in cui è stato affrontata la tragedia di sabato.
«Una morte annunciata quella di Cerretani», dice Teotino e che, secondo l’Usb, chiama in ballo «la filiera rifiuti dalla raccolta allo smaltimento, fino alla selezione». Il sindacato punta l’indice anche sulle amministrazioni comunali della provincia di Pisa e sulle aziende del settore, «perché in nome della economicità del servizio in alcuni casi, ma anche della massimizzazione del profitto in altri, hanno creato un sistema caratterizzato da sfruttamento dei lavoratori e mancanza di sicurezza per gli addetti».
Parole dure che confluiscono in elementi di critica a Revet per come sta gestendo, a detta di Teotino, il personale: «Ritmi di lavoro elevati e scarsa qualità del prodotto selezionato rendono l’attività di lavoratori e lavoratrici indegno. Il personale è ridotto all’osso, costretto a lavorare su quattro turni e spesso a lavoro straordinario». E poi: «Continui richiami per le motivazioni più futili e organizzazione del lavoro improntata sulla massima produzione a discapito di chi opera, creando un vero e proprio stress psicologico che va a influire sulla prestazione lavorativa».
Insomma, la situazione descritta dall’Usb non sembra l’ideale per un lavoro delicato e difficile come quello svolto all’interno di Revet e che riguarda un settore, la selezione dei rifiuti, che le istituzioni descrivono come fondamentale per il futuro dei territori, sia dal punto di vista economico che sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente. Un lavoro che prevede l’utilizzo di macchinari come quelli che hanno causato la morte di Fabio Carretani. «Tutti sanno – riprende Teotino – che quella pressa che non funzionava andava fatta ripartire al più presto, perché la produzione va avanti a tutto».
Accuse anche a Geofor da parte dell’Usb, in cui «le ultime relazioni sindacali denotano un indirizzo aziendale improntato al risparmio. Scelte come la riduzione di personale al termovalizzatore, la ripresa degli spostamenti su pedana, vietati in passato perché ritenuti pericolosi e ripristinati per recuperare maggiore produzione e lavoratori lasciati soli negli impianti, lasciano presumere che la sensibilità sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori stia svanendo». (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«L’amministratore delegato Emanuele Rappa e il presidente, Alessandro Canovai, dovrebbero rassegnare le dimissioni», scrive Stefano Teotino in un comunicato, risultato di un’assemblea fatta con i lavoratori dell’impresa di Pontedera, dell’Avr e di Geofor in cui è stato affrontata la tragedia di sabato.
«Una morte annunciata quella di Cerretani», dice Teotino e che, secondo l’Usb, chiama in ballo «la filiera rifiuti dalla raccolta allo smaltimento, fino alla selezione». Il sindacato punta l’indice anche sulle amministrazioni comunali della provincia di Pisa e sulle aziende del settore, «perché in nome della economicità del servizio in alcuni casi, ma anche della massimizzazione del profitto in altri, hanno creato un sistema caratterizzato da sfruttamento dei lavoratori e mancanza di sicurezza per gli addetti».
Parole dure che confluiscono in elementi di critica a Revet per come sta gestendo, a detta di Teotino, il personale: «Ritmi di lavoro elevati e scarsa qualità del prodotto selezionato rendono l’attività di lavoratori e lavoratrici indegno. Il personale è ridotto all’osso, costretto a lavorare su quattro turni e spesso a lavoro straordinario». E poi: «Continui richiami per le motivazioni più futili e organizzazione del lavoro improntata sulla massima produzione a discapito di chi opera, creando un vero e proprio stress psicologico che va a influire sulla prestazione lavorativa».
Insomma, la situazione descritta dall’Usb non sembra l’ideale per un lavoro delicato e difficile come quello svolto all’interno di Revet e che riguarda un settore, la selezione dei rifiuti, che le istituzioni descrivono come fondamentale per il futuro dei territori, sia dal punto di vista economico che sotto il profilo della salvaguardia dell’ambiente. Un lavoro che prevede l’utilizzo di macchinari come quelli che hanno causato la morte di Fabio Carretani. «Tutti sanno – riprende Teotino – che quella pressa che non funzionava andava fatta ripartire al più presto, perché la produzione va avanti a tutto».
Accuse anche a Geofor da parte dell’Usb, in cui «le ultime relazioni sindacali denotano un indirizzo aziendale improntato al risparmio. Scelte come la riduzione di personale al termovalizzatore, la ripresa degli spostamenti su pedana, vietati in passato perché ritenuti pericolosi e ripristinati per recuperare maggiore produzione e lavoratori lasciati soli negli impianti, lasciano presumere che la sensibilità sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori stia svanendo». (a.q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
