Il dolore
Revet, tre indagati per l’operaio morto
di Sabrina Chiellini
Finisce nei guai il collega che ha azionato la pressa
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PONTEDERA. Ci sono tre indagati per omicidio colposo dopo l’infortunio sul lavoro costato la vita a Fabio Cerretani, capoturno, 54 anni, di Montopoli Valdarno, rimasto schiacciato da una pressa in un capannone della Revet.
Prima dell’autopsia, accertamento tecnico non ripetibile, la Procura di Pisa ha iscritto nel registro degli indagati, come era in parte già trapelato, l’operaio che era insieme alla vittima al momento dell’incidente sabato mattina. E che ha azionato la pressa, rendendola con funzionalità automatica, su richiesta - così ha dichiarato ai carabinieri di Pontedera - dello stesso capoturno. Si tratta di Giuseppe Gaglio, 40enne di Collesalvetti, che non si dà pace dal quel maledetto giorno.
Insieme all’operaio sono stati indagati e potranno presenziare all’autopsia con propri consulenti di parte Massimo Rossi, direttore dello stabilimento e responsabile della sicurezza, ed Emanuele Rappa, legale rappresentante di Revet Recycling in qualità di amministratore delegato, entrambi residenti in provincia di Livorno.
Il conferimento dell’incarico per l’autopsia è previsto oggi. La salma è all’Istituto di medicina legale di Pisa dove è stata trasferita su disposizione della Procura che indaga sulle cause e sulle responsabilità nell’infortunio sul lavoro costato la vita al capoturno.
Ieri mattina nello stabilimento Revet di Pontedera i dipendenti sono stati convocati per un breve incontro dall’ufficio risorse umane, quello che si occupa di gestione del personale, per parlare della tragedia che ha aperto polemiche e malumori interni che già covavano sotto la cenere. L’azienda ha poi dato loro una giornata di ferie.
Da oggi la produzione riprenderà anche se la pressa dove si è consumata la tragedia, nel settore dove vengono riciclate le bottiglie di plastica, resta sotto sequestro ed è stata oggetto di altre verifiche dopo il sopralluogo iniziale avvenuto nell’immediatezza del fatto, dopo l’intervento dei vigili del fuoco, dei carabinieri e degli operatori della Medicina del lavoro.
Le misure per la sicurezza in azienda, è evidente, non hanno funzionato: per questo ieri i carabinieri, tornati nell’azienda per sentire altri dipendenti, hanno fatto molte domande sulle mansioni assegnate al personale.
Se l’infortunio sia dovuto solo ad un errore umano, ad un difetto di comunicazione tra la vittima e il collega che lo stava aiutando, ancora non è stato messo a fuoco. Cerretani era vicino alla pressa, con il cancelletto di sicurezza chiuso, quindi con una modalità che non prevede la presenza di persone intorno a quel macchinario. Quando sarà accertato perché è successo questo, si conosceranno anche le eventuali responsabilità di carattere penale nella morte del capoturno.
Sono giorni di grande dolore per la famiglia di Cerretani che attende di potergli dare l’ultimo saluto. I colleghi del capoturno e dell’operaio che era con lui al momento dell’incidente sono sotto choc. Cercano di aiutare in ogni modo il lavoratore che ha attivato il funzionamento della pressa. È certo che lui non pensava che il capoturno si trovasse in una situazione di pericolo e che di lì a poco quella macchina lo avrebbe trascinato e ucciso.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Prima dell’autopsia, accertamento tecnico non ripetibile, la Procura di Pisa ha iscritto nel registro degli indagati, come era in parte già trapelato, l’operaio che era insieme alla vittima al momento dell’incidente sabato mattina. E che ha azionato la pressa, rendendola con funzionalità automatica, su richiesta - così ha dichiarato ai carabinieri di Pontedera - dello stesso capoturno. Si tratta di Giuseppe Gaglio, 40enne di Collesalvetti, che non si dà pace dal quel maledetto giorno.
Insieme all’operaio sono stati indagati e potranno presenziare all’autopsia con propri consulenti di parte Massimo Rossi, direttore dello stabilimento e responsabile della sicurezza, ed Emanuele Rappa, legale rappresentante di Revet Recycling in qualità di amministratore delegato, entrambi residenti in provincia di Livorno.
Il conferimento dell’incarico per l’autopsia è previsto oggi. La salma è all’Istituto di medicina legale di Pisa dove è stata trasferita su disposizione della Procura che indaga sulle cause e sulle responsabilità nell’infortunio sul lavoro costato la vita al capoturno.
Ieri mattina nello stabilimento Revet di Pontedera i dipendenti sono stati convocati per un breve incontro dall’ufficio risorse umane, quello che si occupa di gestione del personale, per parlare della tragedia che ha aperto polemiche e malumori interni che già covavano sotto la cenere. L’azienda ha poi dato loro una giornata di ferie.
Da oggi la produzione riprenderà anche se la pressa dove si è consumata la tragedia, nel settore dove vengono riciclate le bottiglie di plastica, resta sotto sequestro ed è stata oggetto di altre verifiche dopo il sopralluogo iniziale avvenuto nell’immediatezza del fatto, dopo l’intervento dei vigili del fuoco, dei carabinieri e degli operatori della Medicina del lavoro.
Le misure per la sicurezza in azienda, è evidente, non hanno funzionato: per questo ieri i carabinieri, tornati nell’azienda per sentire altri dipendenti, hanno fatto molte domande sulle mansioni assegnate al personale.
Se l’infortunio sia dovuto solo ad un errore umano, ad un difetto di comunicazione tra la vittima e il collega che lo stava aiutando, ancora non è stato messo a fuoco. Cerretani era vicino alla pressa, con il cancelletto di sicurezza chiuso, quindi con una modalità che non prevede la presenza di persone intorno a quel macchinario. Quando sarà accertato perché è successo questo, si conosceranno anche le eventuali responsabilità di carattere penale nella morte del capoturno.
Sono giorni di grande dolore per la famiglia di Cerretani che attende di potergli dare l’ultimo saluto. I colleghi del capoturno e dell’operaio che era con lui al momento dell’incidente sono sotto choc. Cercano di aiutare in ogni modo il lavoratore che ha attivato il funzionamento della pressa. È certo che lui non pensava che il capoturno si trovasse in una situazione di pericolo e che di lì a poco quella macchina lo avrebbe trascinato e ucciso.
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