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Pontedera

Baby squillo, tariffario da 150 euro a prestazione. Identificati i clienti

Sabrina Chiellini
Baby squillo, tariffario da 150 euro a prestazione. Identificati i clienti

Pontedera: l’avvocato chiederà i domiciliari per Massimo Mannucci: «La ragazza minorenne non dimostrava l’età che aveva, né si può parlare di giovani che venivano costrette» 

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PONTEDERA. Com’era prevedibile, i due uomini arrestati nell’ambito dell’inchiesta per sfruttamento della prostituzione nei confronti di una diciassettenne si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia fissato in tribunale a Pisa, davanti al Gip, Giulio Cesare Cipolletta.

Erano previsti gli interrogatori di garanzia di Massimo Mannucci e Paolo Martini, indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto due locali e in cui si ipotizza il reato di sfruttamento della prostituzione nei confronti anche di una minorenne. Le altre due persone sotto inchiesta saranno sentite il 26 sempre dal Gip del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipoletta, al quale sono stati trasmessi gli atti da Firenze. L’indagine è stata diretta dalla Procura di Firenze, competente per i reati in materia di prostituzione minorile.

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Le misure cautelari sono state eseguite a carico dei fratelli Paolo Martini, 48 anni (difeso dall’avvocato Ginetta Daini Palesi), e Stefano Martini, 55 anni (difeso dall’avvocato Anna Mallozzi), di Castelfranco di Sotto, titolari e gestori del discopub Marilyn, rispettivamente sottoposti alla misura degli arresti domiciliari il primo e dell’obbligo di dimora con permanenza in abitazione dalle ore 20.30 alle 7.30 il secondo. La posizione più complicata, stando a quanto emerge, è quella di Massimo Mannucci, (difeso dall’avvocato Francesco Atzeni di Livorno), titolare del Club Privè 230, una sorta di centro massaggi nel comune di Casciana Terme Lari, trasformato secondo l’accusa in luogo per appuntamenti a luci rosse.

Non è un’indagine tutta al maschile: è infatti finita nei guai anche una stretta collaboratrice di Mannucci, Sara Calò, 23 anni, di Santa Maria a Monte (difesa da Mario Maggiolo di Livorno) anche lei, come il fratello del titolare del locale di Castelfranco, sottoposta all’obbligo di dimora con permanenza in casa dalle ore 20, 30 alle 7, 30. La giovane di Santa Maria a Monte è finita in questa brutta storia anche se con un ruolo che, almeno in questa prima fase, sembra meno pesante di quello dei due uomini arrestati.

Intanto il difensore di Mannucci conferma che presenterà istanza per chiedere i domiciliari per il suo cliente. «La vicenda è complessa, la minorenne coinvolta ora è maggiorenne e anche al momento dei fatti contestati – le indagini sono iniziate a novembre 2016 – non dimostrava la reale età», afferma il difensore, il quale poi precisa che «non si può parlare di giovani donne “costrette”a prostituirsi».

Siamo in provincia e in campagna, ma gli scenari sono gli stessi già visti in tante inchieste di grandi città, una per tutte quella ai Parioli di Roma, dove ragazze anche minorenni si vendevano per avere soldi in tasca e comprarsi abbigliamento griffato.

Il 26 sono previsti anche gli interrogatori di Stefano Martini e Sara Calò. «Il mio cliente ha un ruolo molto marginale in questa storia come dimostra la misura applicata – dice l’avvocato Anna Mallozzi che segue la posizione di Martini insieme al collega Lorenzo Stefani – lui svolge nel locale mansioni di cameriere, come emerge anche dalle dichiarazioni della ragazza».

La minorenne racconta che era Paolo ad andarla a prendere per portarla al lavoro. Anche Stefano Martini, come le altre persone coinvolte in questa storia, sostiene di non essere stato a conoscenza dell’età della baby squillo. «Al massimo le avrà versato da bere due o tre volte – dice Mallozzi – ma non sapeva molto di più di questa ragazza».

Le indagini dei carabinieri vanno avanti. Secondo l’accusa, era la collaboratrice di Mannucci a stabilire i contatti con le ragazze avviate a prostituirsi e che instauravano con lei un rapporto di amicizia. Come hanno spiegato i carabinieri, il tariffario variava, partendo da 150 euro a prestazione, e la metà andava a chi organizzava. Sesso di coppia, ma anche orge. Dalle telefonate emerge che tra i clienti, tutti identificati, c’erano pure alcuni professionisti della provincia di Livorno.
 

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