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Nel distretto conciario è scattata l’allerta per i veleni dei Pfas

Nel distretto conciario è scattata l’allerta per i veleni dei Pfas

Il Cnr: sono stati trovati nel fiume Arno, ma non nelle falde La sindaca Deidda: verifiche in corso da parte dei tecnici

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SANTA CROCE. Sui veleni dei Pfas, gli impermeabilizzanti più diffusi al mondo, è scattata la massima allerta anche nel distretto conciario di Santa Croce sull’Arno. E non solo per le notizie allarmanti che arrivano dal distretto-gemello del Veneto e hanno spinto il governatore Zaia a intervenire. Ma anche perché uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) fatto nel 2013 ha già esteso la questione a vari territori italiani, a cominciare da Santa Croce sull’Arno, introducendo però una serie di distinguo.

Quello del 2013, come spiega il dottor Stefano Polesello, ricercatore del Cnr, è stato il primo studio completo sulla distribuzione e le sorgenti dei composti perfluoroalchilici nei principali bacini idrici italiani e gli eventuali rischi connessi alla loro presenza. Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono composti organici formati da una catena alchilica di lunghezza variabile (in genere da 4 a 14 atomi di carbonio) totalmente fluorurata e da un gruppo funzionale idrofilico. Il monitoraggio è stato condotto sui principali bacini idrici italiani come Po e tributari, Tevere, Adige, Arno, nonché in aree di transizione come Delta del Po e Laguna di Venezia. In parallelo alle attività di monitoraggio chimico e all’indagine sulle sorgenti e il destino di questa classe di inquinanti, sono state portate avanti sperimentazioni atte a verificare i possibili effetti ecotossicologici ed ecologici sull’ecosistema acquatico.

«Lo studio è stato condotto su più zone – spiega Polesello – dove si sospettava che ci fossero sorgenti inquinanti andando a verificare fiumi e acque potabili. L’Arno è stato studiato da Rignano fino alla foce, così come sono state svolte indagini sui corsi che raccolgono le acque dell’area tessile di Prato. Questi inquinanti non sono mai stati riscontrati nell’acqua potabile e dunque a livello di falde. Sono stati riscontrati invece nelle acque del fiume Arno. La Regione Toscana si sta attivando per fare il monitoraggio, ma credo che la situazione possa considerarsi sotto controllo».

«Lo studio del Cnr, che ha coinvolto il distretto conciario di Santa Croce sull’Arno per “analogia” con alcune lavorazioni di quello veneto – ha aggiunto la sindaca Giulia Deidda – ha fatto emergere che sul tema, nel distretto toscano, non ci sono situazioni riconducibili a criticità. Nonostante ciò, al pari di tutti gli altri potenziali fattori di rischio connessi alle attività industriali del distretto, l’attenzione è alta e da quando questa problematica ha coinvolto il distretto veneto, si è messa in moto un’azione da parte dei tecnici degli impianti del nostro polo conciario di analisi e controllo, costituita dalla verifica dei flussi in entrata e uscita del depuratore e sui corpi idrici che ha evidenziato una situazione da cui, ad oggi, non sono emerse criticità. L’azione dell’amministrazione comunale – ha proseguito – sarà quella di vigilare con la massima attenzione sulla questione, per garantire la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. Pensiamo che l’opportunità di inserire un piano di monitoraggio all’interno dell’Accordo di programma sulla riorganizzazione della depurazione (tubone) sia una scelta importante e uno strumento in più di controllo e garanzia. Abbiamo sul nostro territorio strutture avanzate, come Poteco e Aquarno, e sinergie con il mondo universitario e della ricerca, che saranno in grado di dare risposte a situazioni complesse e mutevoli nel tempo».

«Sapevamo di questo studio – dice Piero Maccanti, direttore dell’Assoconciatori – ma i quantitativi riscontrati non segnalavano indici di pericolosità. Tuttavia stiamo seguendo con attenzione la situazione anche se da noi, è bene ricordarlo, non risulta allarmante e non riguarda le acque di falda». (s. c.)



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