Lutto
lo studio della soprintendenza
Anfiteatro romano: servono nove milioni per portarlo alla luce
VOLTERRA. Serviranno nove milioni per far emergere e valorizzare l’anfiteatro romano trovato a Porta Diana a Volterra. Una cifra che è emersa durante il convegno “Velathri Volaterrae, la città...
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VOLTERRA. Serviranno nove milioni per far emergere e valorizzare l’anfiteatro romano trovato a Porta Diana a Volterra. Una cifra che è emersa durante il convegno “Velathri Volaterrae, la città etrusca e il municipio romano” che si è svolto al centro studi Santa Maria Maddalena. A raccontare i particolari del piano di fattibilità tecnico-scientifico per lo scavo dell’importante ritrovamento archeologico è stata Elena Sorge, funzionaria della Soprintendenza, protagonista fin dall’inizio di quello che si preannuncia un lavoro lungo e faticoso.
A cominciare proprio dal reperimento delle ingenti somme necessarie per non lasciare intentata un’operazione che darebbe a Volterra un impulso storico e turistico, e quindi economico, notevole. Molto più di quanto già non abbia realizzato finora il colle etrusco sotto il profilo dello sviluppo. Ma i nove milioni, al momento, non ci sono, come ammesso dall’archeologa: «Devo dire che al momento non c’è un euro, anche per un motivo semplice. Il terreno in cui si trova l’anfiteatro di Porta Diana appartiene a un privato che, mi risulta, abbia avviato una trattativa di vendita col Comune. Ma, per adesso, non sembrano esserci risultati concreti».
Entro due mesi, quindi, lo studio realizzato dalla Soprintendenza, insieme agli atenei di Pisa e Genova e altri soggetti che hanno lavorato allo scavo, sarà presentato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact). Da quel momento ci sarà la valutazione e, probabilmente, l’apertura di una procedura per individuare le risorse da cui partire, anche per accedere a finanziamenti dell’Unione Europea o a donazioni di privati. Elemento, quest’ultimo, su cui l’amministrazione comunale si è augurata più volte di poter contare. Ma finora, anche su questo fronte, non si conoscono i vari risultati di crowdfunding o di ricerca di società specializzate nel trovare finanziatori per questo genere di operazioni.
Quel che è certo è che è stato trovato il 13% della superficie totale dell’anfiteatro. E che, a quanto sembra, c’è ancora molto da scavare. (a. q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A cominciare proprio dal reperimento delle ingenti somme necessarie per non lasciare intentata un’operazione che darebbe a Volterra un impulso storico e turistico, e quindi economico, notevole. Molto più di quanto già non abbia realizzato finora il colle etrusco sotto il profilo dello sviluppo. Ma i nove milioni, al momento, non ci sono, come ammesso dall’archeologa: «Devo dire che al momento non c’è un euro, anche per un motivo semplice. Il terreno in cui si trova l’anfiteatro di Porta Diana appartiene a un privato che, mi risulta, abbia avviato una trattativa di vendita col Comune. Ma, per adesso, non sembrano esserci risultati concreti».
Entro due mesi, quindi, lo studio realizzato dalla Soprintendenza, insieme agli atenei di Pisa e Genova e altri soggetti che hanno lavorato allo scavo, sarà presentato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact). Da quel momento ci sarà la valutazione e, probabilmente, l’apertura di una procedura per individuare le risorse da cui partire, anche per accedere a finanziamenti dell’Unione Europea o a donazioni di privati. Elemento, quest’ultimo, su cui l’amministrazione comunale si è augurata più volte di poter contare. Ma finora, anche su questo fronte, non si conoscono i vari risultati di crowdfunding o di ricerca di società specializzate nel trovare finanziatori per questo genere di operazioni.
Quel che è certo è che è stato trovato il 13% della superficie totale dell’anfiteatro. E che, a quanto sembra, c’è ancora molto da scavare. (a. q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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