Il Tirreno

Pontedera

Facevano prostituire una ragazza di 17 anni

di Sabrina Chiellini
Facevano prostituire una ragazza di 17 anni

Sequestrati due locali e disposte dalla magistratura quattro misure cautelari Indagini partite dopo che la madre di “Principessa” si è rivolta a un maresciallo

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PONTEDERA. Pagavano da 150 a 250 euro per ogni incontro con la “Principessa”, come i suoi sfruttatori chiamavano la baby squillo di 17 anni, italiana, e con le altre giovani che avevano adescato con la lusinga di facili guadagni e che facevano prostituire in alcune ville private nelle provincia di Pisa e di Livorno. Era una non-vita quella a cui avevano avviato, giorno dopo giorno, sia l’adolescente che altre ventenni: incontri con uomini di tutte le età, sesso di coppia e orge. Ma loro, gli sfruttatori, pensavano di trattare la diciassettenne come una principessa: l’andavano a prendere a casa con l’auto, l’accompagnavano agli incontri. Se voleva poteva avere regali costosi, borse e scarpe firmate, così come gioielli. Poteva acquistarli lei direttamente, visto che, secondo quanto racconta l’ indagine, le squillo riuscivano a ricavare anche 7mila euro al mese versandone la metà a chi organizzava il giro. Il tenore di vita della minorenne - che ora ha confermato in maniera dettagliata la vicenda - è improvvisamente mutato, soprattutto dopo che la giovane ha smesso di andare a scuola. Un cambiamento così radicale non è sfuggito alla madre; la giovane fa parte di una famiglia di estrazione media ed è ben inserita nel contesto in cui vive. La catena dello sfruttamento è stata spezzata, grazie a lei, mamma coraggio, con l’intervento di un maresciallo dei carabinieri del quale la donna si fidava, Francesco Sorbello. Il sottufficiale ha raccolto la richiesta di aiuto e si è attivato per comprendere l’origine di quei dubbi. Sono quattro i provvedimenti restrittivi eseguiti ieri mattina dai carabinieri della Compagnia di Pontedera, comandata dal maggiore Michele Cataneo. Provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Firenze nell’ambito dell’indagine chiamata proprio “Principessa”, iniziata nel novembre 2016 e diretta dalla Procura fiorentina, competente per i reati in materia di prostituzione minorile. A finire nella rete degli investigatori dell’Arma, sono i titolari e soci di fatto di due noti locali di intrattenimento della provincia, il night club Marilyn a Castelfranco di Sotto e il Club Privè 230 a Casciana Terme Lari, nato come casa per scambisti e poi trasformato in un misto tra night e centro per massaggi. Entrambi i locali sono stati sequestrati all’alba di ieri dai carabinieri, su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Dieci le escort complessivamente coinvolte nell’attività investigativa, condotta dai carabinieri del nucleo operativo e diretta dal sostituto procuratore Giovanni Solinas della Procura fiorentina. Una cinquantina gli incontri ricostruiti.

«Le indagini sono state avviate dopo la segnalazione fastta al maresciallo Sorbello – ha spiegato il maggiore Cataneo, durante la conferenza stampa al comando provinciale di Pisa con il maggiore Giovanni Bartolacci, comandante del Reparto operativo – Una cittadina nutriva il concreto sospetto che la figlia minorenne fosse finita in un giro di prostituzione. Alla donna erano apparsi oltremodo vistosi i cambiamenti della teenager».

Le investigazioni svolte dai carabinieri attraverso pedinamenti, videoriprese e intercettazioni telefoniche autorizzate dall’autorità giudiziaria, insieme alla verifica delle bacheche dei più comuni social network, hanno svelato i contorni della fiorente attività criminale messa in piedi dai titolari dei due locali notturni, un vasto giro di prostituzione in cui era finita la 17enne, la quale, secondo l’accusa, era costretta a prostituirsi insieme ad altre giovani dell’Est nei due locali e in alcune ville e appartamenti di facoltosi clienti. Nel provvedimento il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto ai quattro indagati l’abitudine di essersi dedicati in forma stabile e professionale a un’attività criminale, non esitando a reclutare e avviare alla prostituzione anche ragazze minorenni. Un’ordinanza “granitica”, l’ha definita un difensore. L’accusa sostiene che Massimo Mannucci, 66 anni, detto Massimino, di Casciana Terme Lari, e gli altri erano a conoscenza del fatto che la “Principessa” era minorenne. E ciò rende ancora più grave la vicenda.



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