Il Tirreno

Pontedera

IL CASO

Educatori licenziati dopo i maltrattamenti

Sabrina Chiellini
La Stella Maris a Montalto di Fauglia
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La Stella Maris a Montalto di Fauglia

La Fondazione Stella Maris verso un contenzioso sul lavoro. Gli operatori a tempo indeterminato
pronti a opporsi alla decisione

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FAUGLIA. Hanno perso il lavoro i primi nove dipendenti della Fondazione Stella Maris che lavoravano nell’istituto di Montalto di Fauglia dove, in seguito alla denuncia di una famiglia, sono venuti alla luce una serie di episodi di maltrattamenti e metodi educativi che, secondo la magistratura, hanno implicazioni di carattere penale. Nelle scorse settimane infatti la Fondazione ha fatto recapitare ai primi nove operatori indagati (ai quali si sono aggiunti altri tre) una contestazione disciplinare chiedendo ad ognuno di loro, anche sulla base dell’ordinanza del Gip del tribunale di Pisa con cui erano stati sospesi dal servizio in via cautelare, di giustificare il loro comportamento. Alcuni, quelli che avevano un contratto a tempo determinato, alla scadenza del rapporto di lavoro non hanno potuto fare molto. Chi lavorava a tempo indeterminato invece si è rivolto ai propri legali e ha cercato di contrastare questa decisione.

Da quanto è emerso, nessuno ha inviato giustificazioni rispetto al proprio operato, riservandosi di farlo in sede penale. Sono però state inviate alla Fondazione lettere di impugnazione dei licenziamenti. Il che fa presupporre che la vicenda dei presunti maltrattamenti su pazienti disabili che purtroppo, non sono nelle condizioni di difendersi e neppure di raccontare come sono andati i fatti, probabilmente avrà un ulteriore risvolto dopo quello dell’inchiesta penale. Tra i licenziati, stando a quanto è emerso, c’è anche chi si difende dicendo di essersi attenuto ad un vecchio protocollo di comportamenti che la Fondazione stessa aveva diffuso ai propri dipendenti.

Al di là delle quelle che saranno le conclusioni penali e la vertenza di lavoro quella di Montalto resta una brutta storia. L’inchiesta, condotta dal pm Paola Rizzo, della Procura della Repubblica di Pisa, è partita - alla fine dello scorso anno - dopo la denuncia dei familiari di un ragazzo assistito nella struttura, anche se non proprio nello stesso padiglione dove poi sono venuti alla luce metodi educativi non proprio ortodossi, al punto da innescare un’inchiesta penale. I carabinieri hanno poi installato all’interno della residenza - in una delle due mense - una telecamera (la seconda si è rotta subito), che ha controllato quanto è avvenuto per più mesi all’interno di una delle due mense della struttura. Una volta che sono stati documentati gli atteggiamenti, che nove operatori avevano nei confronti dei disabili, e valutata la loro rilevanza penale, il pubblico ministero ne ha chiesto la sospensione del servizio per un anno. Il clamore delle indagini ha spostato le attenzioni sulla residenza che può ospitare 43 adulti di sesso maschile (40 ordinari più 3 posti in ricovero temporaneo) con disabilità neuropsichica. I problemi emersi si sono dimostrati di una certa rilevanza e le famiglie dei degenti hanno chiesto un netto cambiamento rispetto alla gestione della struttura.

Le indagini potrebbero essere alle battute finali e non è ancora chiaro se il pm abbia preso decisioni nei confronti di chi doveva controllare il lavoro degli operatori educativi. Molti genitori infatti si chiedono se ci siano state responsabilità indirette da parte degli organi di valutazione.

La Fondazione, oltre ai licenziamenti, ha dato il via a numerosi procedimenti disciplinari, stando a quanto si è appreso anche se i responsabili, da noi interpellati, non hanno rilasciato dichiarazioni.

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