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Calzaturifici al Micam con l’incognita del dollaro debole

Calzaturifici al Micam con l’incognita del dollaro debole

Il biglietto verde mette a rischio l’export verso gli Stati Uniti Tornano a comprare i russi in un contesto ancora difficile

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SAN MINIATO. Quasi cinquanta aziende tra la provincia di Pisa e l’Empolese Valdelsa a caccia di buoni affari al Micam, la fiera della calzatura in corso di svolgimento a Milano, negli spazi espositivi di Rho. Un classico appuntamento per un settore alla ricerca di stabilità che in Italia i numeri dicono abbia, tutto sommato, trovato. Mentre in Toscana le aziende continuano a soffrire. L’analisi congiunturale diffusa da Assocalzaturifici parla di un calo dello 0,8% per quanto riguarda il numero di dipendenti. E il calo del dollaro non aiuta le esportazioni negli Stati Uniti.

Il quadro è variegato perché, per esempio, c’è chi parla di assenza di russi e chi, invece, di un ritorno di Mosca. In generale, comunque la contrazione si continua a sentire, anche se dal Micam i riscontri nel secondo giorno di fiera (la manifestazione è cominciata domenica con il primo ministro Paolo Gentiloni e l’imprenditore Diego Della Valle), dal punto di vista dei visitatori, non sono poi così negative. «Il numero di compratori è in linea con quello dell’anno scorso – spiega Paolo Nacci, del Lion Shoes di San Miniato – Mancano i russi, ma giapponesi, coreani e cinesi sono venuti. Ci sono anche gli italiani e questo è un buon segnale». Da Luciano Barachini di Vicopisano, invece, di russi se ne sono visti eccome. «Non come i livelli prima della crisi russa – dice Marco Barachini – ma si può parlare di ritorno senza dubbio».

Ma quello che stenta ancora a decollare è il mercato statunitense. «Ci dicono che riprenderà quota – aggiunge l’imprenditore sanminiatese che fa parte del consiglio del consorzio Toscana Manifatture – ma al momento la situazione rimane fredda».

Anche perché il dollaro viaggia su livelli molto bassi, rispetto all’euro. E per chi produce nel Vecchio Continente e ha intenzione di vendere scarpe negli Usa di sbocchi ne trova pochi. «Il cambio tra la moneta americana e quella europea porta i prezzi dei nostri prodotti alle stelle – spiega Luca Sani, del calzaturificio Buttero di Stabbia a Cerreto Guidi e presidente di Toscana Manifatture – Questo è un problema non di poco conto in un contesto in cui si punta a confermare i numeri dell’anno scorso, con la tanto sospirata ripresa che stenta a decollare». Il calzaturificio dell’Empolese Valdelsa, tra l’altro, vende molto in Corea del Sud, Paese su cui soffiano venti di Guerra provenienti dalla Corea del Nord. «Sì, ma parlando con i compratori asiatici questo non sembra essere un grosso problema – sottolinea Sani – Da quelle parti sono abbastanza abituati a situazioni come quelle che si stanno verificando e in pochissimi pensano che sfocerà in un conflitto». (a.q.)



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