Il Tirreno

Pontedera

«Se non gli avessi portato i gioielli avrebbero picchiato mia sorella»

«Se non gli avessi portato i gioielli avrebbero picchiato mia sorella»

In Tribunale parla il giovane taglieggiato da alcuni bulli per almeno due mesi, episodi per i quali sono finiti nei guai un 23enne accusato d’estorsione in concorso e altre sette persone, tutte minorenni

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PONTE A EGOLA. «Se non gli portavo i gioielli e l’oro mi dicevano che avrebbero picchiato la mia sorellina».

Seduto davanti al collegio del Tribunale (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) il giovane romeno taglieggiato dalla gang di bulli per almeno due mesi racconta un sistema di minacce e avvertimenti. E lo fa come teste dell’accusa nel processo a carico dell’unico maggiorenne, all’epoca dei fatti, considerato il capo della banda che sul pullman pretendeva il pizzo dall’allora studente della scuola media di Ponte a Egola.

Marjan Gjergji, 23 anni, albanese, residente in zona, è accusato di estorsione in concorso. Gli altri sette coinvolti nell’inchiesta dei carabinieri erano minorenni e il procedimento si è svolto davanti al Tribunale per i Minori.

Tanti i non so e non ricordo circa il ruolo dell’imputato durante le richieste di gioielli da parte del gruppetto. Pretese che venivano messe in atto sul pullman e poi concretizzate attraverso appuntamenti per la consegna dei preziosi. Un conto finale che sfiora i 15mila euro.

«Marjan sarà stato presente quattro o cinque volte – ha raccontato il giovane taglieggiato – Non mi ha mai minacciato, né picchiato. Però con lo sguardo mi incuteva timore. Erano gli altri (e fa i nomi dei minorenni) a chiedermi di portare l’oro. In un’occasione uno mi ha anche puntato un coltello alla gola». Alla domanda del pm Giancarlo Dominijanni se l’imputato avesse mostrato un tirapugni durante una delle frequenti vessazioni cui veniva sottoposto il ragazzo, il teste ha risposto di non ricordarlo. Davanti ai carabinieri nel maggio 2013 il racconto del romeno era stato più fluido e diretto nell’attribuire un ruolo a Gjergji, difeso dall’avvocato Andrea Boldrini. In aula il pm glielo ha ricordato in diversi passaggi conditi da svariati vuoti di memoria.

«Sbagliando, una volta confidai a questi ragazzi che vedevo sul pullman di avere a casa una cassaforte con l’oro – ha ricordato il giovane – All’inizio per scherzo e poi con minacce iniziarono a chiedermi i gioielli. “Altrimenti ti veniamo a prendere a casa” dicevano. “Quando non c’è nessuno entriamo e picchiamo la tua sorellina”. Frasi così, con spintoni, buffetti o tenuto fermo al muro».

Dopo l’ex alunno delle medie, è toccato alla madre riaprire il file della memoria di una storia «che solo a ricordarla mi fa stare male» ha esordito in aula.

«Quando ho scoperto la cassaforte vuota è stato uno choc – ha dichiarato –. Mio figlio non mi voleva dire nulla. Attraverso Facebook ho rintracciato i ragazzi che lo minacciavano. Quelli me li ha detti. Non è mai tornato a casa con segni di botte, ma lo obbligavano a prendere i miei gioielli. Ho scoperto tutto al momento della querela dai carabinieri». L’udienza è stata aggiornata per altri testi e discussione.

Pietro Barghigiani



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