Italia
Badante accusata di aver rubato novemila euro
VOLTERRA. Aveva trovato il bancomat in un cassetto riuscendo pure a scoprire il pin. E a quel punto è stato come lasciare un goloso in una pasticceria. I prelievi accertati dalle telecamere arrivano...
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VOLTERRA. Aveva trovato il bancomat in un cassetto riuscendo pure a scoprire il pin. E a quel punto è stato come lasciare un goloso in una pasticceria. I prelievi accertati dalle telecamere arrivano a 1.500 euro. Quelli scoperti dai derubati sfiorano i 9mila euro.
È un processo in cui al furto contestato alla badante si unisce anche la fiducia tradita. È successo a Volterra. Siamo nel 2016. Georgeta Andrisan, 37 anni, romena, assiste due anziani ultranovantenni. Le accuse che l’hanno portata a giudizio sono di furto aggravato e abbandono di persone incapaci.
Un’indagine rapida quella dei carabinieri avvertiti dalla figlia della coppia quando si era accorta dell’ammanco in banca. L’imputata, contumace, è assistita dall’avvocato Maria Francione, mentre i derubati (genitori e figlia) sono rappresentati come parte civile dagli avvocati Guido e Renzo Verdianelli davanti al giudice Maria Grazia Grieco (pm onorario Massimiliano Costabile).
Un giorno la badante trova la tessera del bancomat con relativo pin. E inizia con i prelievi certificati dalle telecamere piazzate all’esterno delle banche dove si reca per prendere i soldi. Un accertamento che i militari svolgono dopo la denuncia della figlia che chiede conto alla badante del suo comportamento. La stessa domanda che i carabinieri pongono alla 37enne che dopo aver lasciato la famiglia è sparita dalla circolazione. Neanche il suo legale riesce a contattarla.
«Erano soldi che mi spettavano» si giustifica la romena che aggiunge un altro pretesto per spiegare i prelievi: «Il signore mi aveva schiaffeggiata e allora come risarcimento ho usato il bancomat». Versione di parte senza alcun riscontro. Resta l’utilizzo non autorizzato del bancomat e i soldi spariti. Per genitori e figlia dal conto mancano almeno 9mila euro. L’udienza è stata rinviata al prossimo anno.(p.b.)
È un processo in cui al furto contestato alla badante si unisce anche la fiducia tradita. È successo a Volterra. Siamo nel 2016. Georgeta Andrisan, 37 anni, romena, assiste due anziani ultranovantenni. Le accuse che l’hanno portata a giudizio sono di furto aggravato e abbandono di persone incapaci.
Un’indagine rapida quella dei carabinieri avvertiti dalla figlia della coppia quando si era accorta dell’ammanco in banca. L’imputata, contumace, è assistita dall’avvocato Maria Francione, mentre i derubati (genitori e figlia) sono rappresentati come parte civile dagli avvocati Guido e Renzo Verdianelli davanti al giudice Maria Grazia Grieco (pm onorario Massimiliano Costabile).
Un giorno la badante trova la tessera del bancomat con relativo pin. E inizia con i prelievi certificati dalle telecamere piazzate all’esterno delle banche dove si reca per prendere i soldi. Un accertamento che i militari svolgono dopo la denuncia della figlia che chiede conto alla badante del suo comportamento. La stessa domanda che i carabinieri pongono alla 37enne che dopo aver lasciato la famiglia è sparita dalla circolazione. Neanche il suo legale riesce a contattarla.
«Erano soldi che mi spettavano» si giustifica la romena che aggiunge un altro pretesto per spiegare i prelievi: «Il signore mi aveva schiaffeggiata e allora come risarcimento ho usato il bancomat». Versione di parte senza alcun riscontro. Resta l’utilizzo non autorizzato del bancomat e i soldi spariti. Per genitori e figlia dal conto mancano almeno 9mila euro. L’udienza è stata rinviata al prossimo anno.(p.b.)
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