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Stazione nel degrado, interviene il Comune

Stazione nel degrado, interviene il Comune

Ferrovie non interviene, gli uffici comunali hanno avviato il procedimento per arrivare alla rimozione delle baracche e dei rifiuti del vecchio scalo merci

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CASCINA. Se le Ferrovie non intervengono per eliminare il degrado alla stazione ferroviaria di San Frediano a Settimo e si rimpallano le responsabilità chiamando in causa un’azienda di Torino che ha lasciato container e baracche nel vecchio scalo merci, l’amministrazione comunale fa la prima mossa. E ha aperto un procedimento per contestare sia a Rete ferroviaria italiana che alla società proprietaria delle baracche del cantiere, del container e delle auto abbandonate sia opere realizzate, secondo gli uffici comunali, senza titolo autorizzativo, che la carenza dei requisiti di pubblica sicurezza dell’area che l’abbandono di rifiuti. Ferrovie e l’impresa, che nel frattempo risulta fallita, hanno quindi un mese e mezzo di tempo circa per effettuare il piano di rimozione dei rifiuti e degli altri materiali che si trovano nello scalo merci. Dovranno anche ripristinare i luoghi dopo avere presentato un adeguato piano di recupero che dovrà essere valutato sia da Arpat che dal servizio ambiente del comune di Cascina. L’avvio del procedimento prevede anche una specifica ordinanza per la realizzazione degli interventi necessari. L’atto adottato dal Comune fa dunque pensare che la spiegazione data da Ferrovie non sia stata ritenuta sufficiente. Sono anni che la stazione è stata lasciata nel totale abbandono. Tanto che le baracche e il container sono diventati un punto di riferimento per stranieri e italiani che non hanno un tetto. Gli stessi carabinieri di Cascina sono intervenuti più volte nel vecchio scalo merci e hanno sollecitato l’amministrazione comunale a prendere decisioni che siano in grado di risolvere una volta per tutte il problema allontanando dall’area gli occupanti abusivi. Per questo il Comune, nelle scorse settimane, aveva nuovamente scritto a Rfi. Ma la risposta non è stata ritenuta esaustiva. «L’area di proprietà era stata occupata da alcune ditte appaltatrici per svolgere attività di potenziamento infrastrutturale. Durante lo svolgimento dei lavori, le ditte sono fallite e i loro beni sottoposti a sequestro. La conseguenza è che i loro beni sono rimasti sulle aree e non possono essere rimossi perché sottoposti ai vincoli dell’amministrazione per i beni confiscati», era stata la risposta. Il Comune però insiste. E si prepara la strada per un intervento che rimuova il degrado. (s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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