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«Ciuchi maltrattati per farci il palio»

«Ciuchi maltrattati per farci il palio»

L’associazione animalista Freccia 45 muove pesanti critiche alla manifestazione in programma domenica a Lugnano

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LUGNANO. Il Palio de’ ciui che si disputa domenica a Lugnano di Vicopisano finisce nel mirino degli animalisti. Se ne fa portavoce Paola Re, consigliera e responsabile petizioni di Freccia 45, una associazione di promozione sociale per la protezione e difesa animale

La festa si rifà a una antica tradizione contadina che si svolgeva in località Noce, durante la festa patronale; ogni contadino faceva partecipare il proprio asino, in dialetto ciuo, montato da un giovane. Il ciuco era un'indispensabile forza lavoro e un fedele compagno e era motivo di vanto per i contadini esibirlo nelle occasioni di festa. Con il Palio de' ciui i promotori vogliono rievocare quei tempi e valorizzare le tradizioni e gli usi della cultura contadina che si stanno perdendo.

«E meno male che certi usi si perdono - sottolinea la Re - La vita contadina ci ha lasciato alcune eredità da mandare in frantumi. Ho guardato il video del palio del 2011 e sono 20 minuti di spettacolo deprimente. Ho visto asini che fanno capire in ogni modo di non volere essere montati: lo fanno con la gestualità del corpo, le movenze del muso, l’irrequietezza che non è affatto tipica di questi animali tranquilli, costretti invece a prendere parte a una pagliacciata e a fare una corsa insensata che spontaneamente non farebbero mai».

Continua la consigliera di Freccia 45: «Ne ho visto uno disarcionare un fantino, un altro scagliarsi contro il suo stalliere, e poi fantini montare asini domati, spronati, eccitati e battere insistentemente le loro gambe sul ventre degli animali schiavi. In barba al benessere animale».

Paola Re, inoltre, tira in ballo altre manifestazioni del genere che si tengono sul territorio nazionale, anche se a Sala Biellese esiste Il Rifugio degli asinelli, «un luogo in cui gli asini sono destinati a essere coccolati, non battuti e costretti a correre. «La lotta, difficile da vincere ma doverosa da portare avanti, è quella per far capire che gli asini non sono fenomeni da baraccone ma esseri senzienti col diritto a una serena convivenza interspecifica che non preveda atteggiamenti violenti, frastuono, schiamazzi tipici di feste anacronistiche».

Certe amministrazioni comunali «lo hanno capito, spazzando via spettacoli retrogradi e incivili. Così tengono accesa la speranza che non tutto sia perduto. Oltre 650 psicologi hanno sottoscritto un documento in cui esprimono «motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico dei bambini».

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