Il dolore
In centinaia per l’addio al calciatore
Il parroco: negli occhi dei genitori di Lorenzo rivedo il dolore di quando morì mio fratello
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LORENZANA. «Le forze della natura si concentrano in te che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano, sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano».
Uno striscione con la parole di “A te”, la canzone di Lorenzo Jovanotti, ha accolto, insieme al lancio di palloncini bianchi, la bara di Lorenzo Burgalassi, ucciso a soli 18 anni da una malattia che lo ha strappato ai suoi cari in una settimana. È il momento del silenzio e della commozione per dare l’ultimo saluto allo sfortunato calciatore del Tuttocuoio.
La piccola chiesa di Tremoleto, il paese dove Lorenzo abitava e a cui era molto legato, non è riuscita a contenere le centinaia di persone che si sono ritrovate per dargli l’addio. I genitori, Luca e Alessandra, la sorella minore Martina, i nonni, i compagni di squadra del Tuttocuoio, quelli dell’istituto Pesenti di Cascina e gli amici che hanno giocato con lui a calcio nelle giovanili di più società sportive.
Se i ricordi degli amici di infanzia e dei giovani con i quali ha giocato a calcio hanno riportato alla mente i momenti felici vissuti insieme a Lorenzo, sono state le parole del parroco di Fauglia, don Jorge Andrés, nato in Colombia, a toccare nel profondo: «Tutti ci chiediamo il perché di una morte così giovane e io sono poco adeguato a darvi risposte». Il tempo di riflettere sull’importanza della fede quando il dolore diventa devastante e il parroco ha raccontato la sua sofferenza: «Negli occhi dei genitori di Lorenzo rivedo il dolore dei miei genitori. Di quando a 20 anni ho perso il mio fratello gemello, ucciso durante il periodo di Pablo Emilio Escobar. Ho sempre detto che era morto in un incidente, invece era stato ucciso. Un dolore terribile per me e la mia famiglia, in seguito al quale mi sono avvicinato alla fede e poi sono diventato sacerdote».
Parole accolte da lunghi silenzi e seguite dai ricordi degli amici con i quali Lorenzo condivideva le vacanze e la vita di paese.
«Dicevi che se l’Inter avesse vinto il campionato avresti esposto la bandiera. Se succederà lo farò io con tuo padre», è la promessa di uno dei migliori amici.
All’uscita dalla chiesetta un lungo abbraccio ha avvolto la bara e i genitori. Tantissime persone hanno voluto esserci, segno di affetto e vicinanza. Anche il sindaco, Thomas D’Addona, era presente alla cerimonia di saluto. (s. c.)
Uno striscione con la parole di “A te”, la canzone di Lorenzo Jovanotti, ha accolto, insieme al lancio di palloncini bianchi, la bara di Lorenzo Burgalassi, ucciso a soli 18 anni da una malattia che lo ha strappato ai suoi cari in una settimana. È il momento del silenzio e della commozione per dare l’ultimo saluto allo sfortunato calciatore del Tuttocuoio.
La piccola chiesa di Tremoleto, il paese dove Lorenzo abitava e a cui era molto legato, non è riuscita a contenere le centinaia di persone che si sono ritrovate per dargli l’addio. I genitori, Luca e Alessandra, la sorella minore Martina, i nonni, i compagni di squadra del Tuttocuoio, quelli dell’istituto Pesenti di Cascina e gli amici che hanno giocato con lui a calcio nelle giovanili di più società sportive.
Se i ricordi degli amici di infanzia e dei giovani con i quali ha giocato a calcio hanno riportato alla mente i momenti felici vissuti insieme a Lorenzo, sono state le parole del parroco di Fauglia, don Jorge Andrés, nato in Colombia, a toccare nel profondo: «Tutti ci chiediamo il perché di una morte così giovane e io sono poco adeguato a darvi risposte». Il tempo di riflettere sull’importanza della fede quando il dolore diventa devastante e il parroco ha raccontato la sua sofferenza: «Negli occhi dei genitori di Lorenzo rivedo il dolore dei miei genitori. Di quando a 20 anni ho perso il mio fratello gemello, ucciso durante il periodo di Pablo Emilio Escobar. Ho sempre detto che era morto in un incidente, invece era stato ucciso. Un dolore terribile per me e la mia famiglia, in seguito al quale mi sono avvicinato alla fede e poi sono diventato sacerdote».
Parole accolte da lunghi silenzi e seguite dai ricordi degli amici con i quali Lorenzo condivideva le vacanze e la vita di paese.
«Dicevi che se l’Inter avesse vinto il campionato avresti esposto la bandiera. Se succederà lo farò io con tuo padre», è la promessa di uno dei migliori amici.
All’uscita dalla chiesetta un lungo abbraccio ha avvolto la bara e i genitori. Tantissime persone hanno voluto esserci, segno di affetto e vicinanza. Anche il sindaco, Thomas D’Addona, era presente alla cerimonia di saluto. (s. c.)
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