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Pontedera

Dengue, già dimessi i due giovani contagiati

Dengue, già dimessi i due giovani contagiati

Ieri pomeriggio hanno lasciato il reparto di malattie infettive di Livorno Dopo la disinfestazione, previste altre azioni per ridurre il numero di zanzare

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S. MARIA A MONTE. Sono stati dimessi dal reparto di malattie infettive dell’ospedale di Livorno i due giovani (un uomo e una donna) di Santa Maria a Monte contagiati durante un viaggio in India dal virus dengue.

Dopo il ricovero, la coppia ha reagito bene alle cure e le condizioni sono migliorate velocemente.

I due hanno lasciato ieri pomeriggio l’ospedale di Livorno dove sono stati trasferiti venerdì scorso a seguito di un sospetto caso della cosiddetta “febbre dengue” riscontrato al pronto soccorso di Pontedera.

A Livorno, dopo i necessari test, è stata accertata la presenza del virus ed è stato avviato il protocollo e le terapie mediche necessarie a contrastarlo.

Febbre alta e qualche dolore muscolare. I due hanno reagito bene alle prime cure e, visto il rapido miglioramento, sono stati dimessi.

Ieri, sono ritornati nella loro casa di Santa Maria a Monte.

Come previsto dal protocollo è subito scattato un piano operativo per evitare possibili contagi della malattia, il cui unico “vettore” è rappresentato dalle zanzare, in particolare quella tigre.

Venerdì sera, nell’area di Santa Maria a Monte che comprende una parte di via Mariani, via Cerretti e via Capanne, è stata effettuata una disinfestazione straordinaria, che ha interessato anche giardini e corti private.

«Nonostante la straordinarietà dell’operazione (l’intervento andava eseguito entro 24 ore dalla comunicazione dell’Asl arrivata venerdì pomeriggio all’amministrazione comunale, ndr) c’è stata la massima collaborazione dei residenti» sottolinea il sindaco di Santa Maria a Monte Ilaria Parrella.

Nei prossimi giorni, come previsto dal piano operativo dettato dall’Asl 5, sono previste altre azioni per cercare di contrastare il più possibile la presenza delle zanzare nella zona e il rischio di un eventuale contagio della malattia “tipica” delle zone tropicali e subtropicali dell’Africa, del Sudest asiatico, dell’America latina e centrale, Australia, Cina, Medio Oriente e India.

Rari invece i casi in Italia, anche se nei primi mesi del 2017 il ministero della Salute ha accertato un aumento consistente dei casi “importati” dai Paesi infetti. Tra gennaio ed aprile, la malattia è stata riscontrata su 25 persone arrivate in Italia da un viaggio in Paesi in cui la malattia è endemica (circa cento).

Anche se è l’uomo ad “ospitare” il virus, non è possibile il contagio tra esseri umani. Il virus, nella maggior parte dei casi resta in circolo nel sangue della persona infetta per qualche giorno e in questo periodo alcune specie di zanzare, tra cui la tigre, possono “prelevarlo” e trasmetterlo ad altri.

«Si tratta di una malattia che normalmente ha un corso benigno - spiega Paolo Filidei, primario di malattie infettive dell’ospedale San Giuseppe di Empoli - e, nella maggior parte dei casi, si manifesta con febbre e dolori. Poco frequenti invece altri sintomi. Le persone contagiate guariscono nel giro di pochi giorni, ma essendo una malattia che ha come vettore la zanzara, potenzialmente anche quella tigre presente in Italia, è necessario seguire un preciso protocollo che prevede soprattutto interventi di disinfestazione».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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