Attenzione
Quella lettera che racconta un grande amore
Ritrovato uno scritto risalente a decenni fa e indirizzato da Lido Piccinetti alla futura moglie. La scoperta fatta durante alcuni lavori in una casa a Ponsacco
PONSACCO. Lido Piccinetti prima della seconda guerra mondiale era un apprendista falegname. Nato nel 1919 a Ponsacco, si dava da fare dalla mattina alla sera. Ma il suo cuore aveva già preso una direzione ben precisa. Batteva per Dina Stefanelli, una coetanea e concittadina, che il giovane incrociava spesso. Un amore intenso, deciso. Senza alternative. Così già chiaro nella sua testa da portarlo a scriverle una lettera a cui, evidentemente, lei non rispose. Una deduzione logica osservando il secondo messaggio scritto in un foglio a righe con una grafia pulita su un foglio ingiallito e rovinato dal tempo. E che è arrivato fino ai giorni nostri, giungendo nelle mani dei figli di Lido i quali non hanno potuto far altro che piangere, una volta capito cosa avessero tra le mani.
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L’epilogo della storia di questa lettera ha quasi dell’incredibile. In una villetta nella zona del cimitero a Ponsacco, il proprietario ha necessità di abbattere una parete. Lo fa e scopre che nasconde una specie di piccola stanza. Ed è qui che viene ritrovata quella dichiarazione d’amore. Chi la rinviene legge il testo e vede che alla fine è firmata Piccinetti. L’unica persona che conosce con questo cognome è Michela. La contatta subito e lei capisce al volo di cosa si tratta: la lettera è di suo nonno.
A quel punto la famiglia si riunisce. I figli di Lido, Moreno, Roberto, Elena e Francesco riconoscono la mano del padre (ormai morto, come la madre) in quello scritto e la vena poetica che metteva ogni volta che doveva comporre un biglietto di auguri a qualcuno. Riconoscono anche la situazione: lui che chiede alla loro futura mamma di rispondergli, perché non può fare altro che amarla.
«Signorina – si legge – non avere più ricevuto una sua risposta, non fa perdere ogni speranza, ma il forte amore che sento per lei mi fa resistere ancora e mi costringe per la seconda volta a riscriverle per farle conoscere quanto sia grande il mio dolore». E ancora: «...aspetto l’occasione propizia per parlare. Anzi, se lei volesse darmi un colloquio dove le pare e piace sarebbe la migliore via per l’uno e per l’altra».
Ma com’è finita quella lettera dietro alla parete della villetta vicino al cimitero di Ponsacco? Questo è un mistero. Tutti sanno quanto fosse grande l’amore del padre per Dina e quanto lei fosse riservata.
«Ci abbiamo pensato un po’– racconta Moreno Piccinetti – Poi mio fratello Roberto si è ricordato un particolare fondamentale. Quando era ragazzo, il babbo aveva lavorato in quel posto, dove prima c’era un laboratorio di falegnami».
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Ecco svelato l’arcano che chiude il cerchio di una storia d’amore e anche di occhi lucidi nel ricordare gli sguardi tra i genitori in quella casa piena di bambini, malgrado le difficoltà di una vita che li aveva fatti incontrare poco prima del tremendo conflitto che era arrivato anche a Ponsacco e che alla famiglia Piccinetti aveva portato via molto più della serenità.
«Mio padre ha fatto la guerra in Sicilia – riprende Moreno – Una volta era in licenza e ci fu un bombardamento su Ponsacco con mia mamma incinta di due gemelli».
La donna e il suocero scapparono nei campi con Lido appena dietro: l’orecchio abituato ai forti rumori di bombe e cannoni lo avverte dell’arrivo di un ordigno dal cielo.
«Così fa cadere mio nonno e mia mamma a terra salvando loro la vita – sottolinea Moreno Piccinetti – Ma quel colpo sul grembo dove stavano crescendo quelli che sarebbero dovuti diventare i miei fratelli maggiori fu fatale. Sono nati prematuri ed entrambi sono morti poco dopo essere venuti alla luce. Anni più tardi è morta una mia sorella, anche lei piccolissima. Ma i miei genitori sono andati comunque avanti, dedicando la vita ai figli».
Lui falegname, lei casalinga e i figli tutti sistemati, ognuno con un lavoro e una famiglia. Una famiglia cresciuta con sani principi. E tutto partì con una lettera e tanta riservatezza da parte di entrambi i genitori.
«Pensate che mia mamma, vedendolo sul pullman in divisa durante una licenza dal militare non lo salutò neanche, malgrado si piacessero», racconta ancora Moreno. Che aggiunge: «Sono stati un esempio. Hanno saputo darci valori profondi. Non li abbiamo mai sentiti pronunciare una parola cattiva contro qualcuno. Darei tutto quello che ho per rivederli in vita».
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