Sicurezza
Tmm, approda a Roma la vertenza degli operai
di Danilo Renzullo
Chiesto dai sindacati l’avvio di una trattativa al Mise e al ministero del Lavoro Oggi nuova mobilitazione in viale Africa. In campo anche il consiglio regionale
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PONTEDERA. Politica e sindacati. Istituzioni e lavoratori. La mobilitazione per cercare di salvare la Tmm e gli 85 operai a rischio licenziamento si allarga. E la vertenza, dopo Firenze, approderà anche a Roma.
Dopo il tavolo di trattativa aperto con il liquidatore dell’azienda dell’indotto Piaggio Roberto Dell’Omodarme e l’unità di crisi attivata dalla Regione Toscana, i sindacati hanno chiesto di aprire un confronto anche al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’obiettivo delle organizzazioni sindacali è di estendere il più possibile i tentativi per cercare di salvare il futuro della fabbrica che produce marmitte per moto e scooter - messa in liquidazione dalla controllante Csl di Torino - e gli 85 dipendenti su cui pende una procedura di licenziamento collettivo.
In attesa di una risposta da Roma, i rappresentanti dei lavoratori di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil incontreranno il prossimo 29 agosto il liquidatore della società nell’ambito del secondo appuntamento previsto dalla trattativa instaurata per cercare una soluzione alternativa alla chiusura dello stabilimento di viale Africa.
Il giorno successivo sarà probabilmente discussa in consiglio regionale la mozione presentata dai consiglieri pisani del Partito Democratico Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni, che segue l’unità di crisi attivata dalla Regione da dove è partita la richiesta di sospendere temporaneamente la procedura di liquidazione e quella di licenziamento per studiare ed intraprendere una strada diversa da quella che porterà alla chiusura dello stabilimento e all’esubero dell’intera forza lavoro.
«Torniamo ad occuparci di questa vicenda per ribadire con forza la vicinanza ai lavoratori, ai sindacati e alle istituzioni locali che costantemente seguono la situazione - sottolineano Mazzeo, Nardini e Pieroni -. Non vogliamo arrenderci e crediamo che debbano essere fatti tutti gli sforzi per individuare una via d’uscita, anche se siamo consapevoli della ristrettezza dei tempi dovuta all’accelerazione della procedura di liquidazione da parte della proprietà. Continueremo a seguire da vicino l’evolversi della situazione - concludono i tre consiglieri regionali - e a sostenere tutte le iniziative utili a favorire una soluzione positiva nell’interesse dei lavoratori e del futuro dello stabilimento di Pontedera».
Oggi, intanto, è prevista una nuova mobilitazione dei lavoratori dopo quella di martedì scorso, quando gli operai della Tmm, schierati uno accanto all’altro sull’asfalto di viale Africa, hanno bloccato per ore i tir e le merci dirette ai magazzini Piaggio, mono committente della Tmm con oltre il 95% delle commesse.
All’azienda delle due ruote, lavoratori e sindacati chiedono di intervenire per mettere nero su bianco quelle certezze che oggi sembrano mancare.
«Chiediamo di non delocalizzare le lavorazioni - hanno più volte ribadito i rappresentanti dei lavoratori -. Senza la certezza dei tempi e della quantità delle commesse, nessun imprenditore sarà disposto a rilevare l’azienda e a salvare uno degli ultimi pezzi dell’indotto Piaggio rimasti sul territorio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo il tavolo di trattativa aperto con il liquidatore dell’azienda dell’indotto Piaggio Roberto Dell’Omodarme e l’unità di crisi attivata dalla Regione Toscana, i sindacati hanno chiesto di aprire un confronto anche al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’obiettivo delle organizzazioni sindacali è di estendere il più possibile i tentativi per cercare di salvare il futuro della fabbrica che produce marmitte per moto e scooter - messa in liquidazione dalla controllante Csl di Torino - e gli 85 dipendenti su cui pende una procedura di licenziamento collettivo.
In attesa di una risposta da Roma, i rappresentanti dei lavoratori di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil incontreranno il prossimo 29 agosto il liquidatore della società nell’ambito del secondo appuntamento previsto dalla trattativa instaurata per cercare una soluzione alternativa alla chiusura dello stabilimento di viale Africa.
Il giorno successivo sarà probabilmente discussa in consiglio regionale la mozione presentata dai consiglieri pisani del Partito Democratico Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni, che segue l’unità di crisi attivata dalla Regione da dove è partita la richiesta di sospendere temporaneamente la procedura di liquidazione e quella di licenziamento per studiare ed intraprendere una strada diversa da quella che porterà alla chiusura dello stabilimento e all’esubero dell’intera forza lavoro.
«Torniamo ad occuparci di questa vicenda per ribadire con forza la vicinanza ai lavoratori, ai sindacati e alle istituzioni locali che costantemente seguono la situazione - sottolineano Mazzeo, Nardini e Pieroni -. Non vogliamo arrenderci e crediamo che debbano essere fatti tutti gli sforzi per individuare una via d’uscita, anche se siamo consapevoli della ristrettezza dei tempi dovuta all’accelerazione della procedura di liquidazione da parte della proprietà. Continueremo a seguire da vicino l’evolversi della situazione - concludono i tre consiglieri regionali - e a sostenere tutte le iniziative utili a favorire una soluzione positiva nell’interesse dei lavoratori e del futuro dello stabilimento di Pontedera».
Oggi, intanto, è prevista una nuova mobilitazione dei lavoratori dopo quella di martedì scorso, quando gli operai della Tmm, schierati uno accanto all’altro sull’asfalto di viale Africa, hanno bloccato per ore i tir e le merci dirette ai magazzini Piaggio, mono committente della Tmm con oltre il 95% delle commesse.
All’azienda delle due ruote, lavoratori e sindacati chiedono di intervenire per mettere nero su bianco quelle certezze che oggi sembrano mancare.
«Chiediamo di non delocalizzare le lavorazioni - hanno più volte ribadito i rappresentanti dei lavoratori -. Senza la certezza dei tempi e della quantità delle commesse, nessun imprenditore sarà disposto a rilevare l’azienda e a salvare uno degli ultimi pezzi dell’indotto Piaggio rimasti sul territorio».
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