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Pontedera

Pontedera in Eurovisione

Pontedera in Eurovisione

A 45 anni dalla partecipazione a Giochi senza frontiere

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PONTEDERA. Quarantacinque anni sono passati da quella volta che Pontedera andò in televisione. Quasi mezzo secolo di distanza da quella trasmissione che, nel 1972 era uno dei clou delle serate con la famiglia riunita sul divano.

Giochi senza frontiere era un mito. Ai tempi c’erano solo due canali della Rai, mentre i più evoluti avevano un’antenna orientata verso il monte Morello, sopra Firenze, con cui si captavano le frequenze dei programmi di Telemontecarlo e Capodistria. Immaginatevi, quindi, una ventina di giovanotti della città della Vespa, di età compresa tra i 20 e i 25 anni accompagnati dall’allora sindaco Giacomo Maccheroni, l’assessore alla cultura e allo sport, Grazia Fassorra e il dirigente della Juve Pontedera basket Renzo Bertelli: una settimana a Sheffield in Inghilterra a rappresentare l’Italia in una manifestazione che vedeva in gara cittadine europee. Un evento il cui clamore cominciò con le selezioni alla palestra del liceo classico, proseguì con gli allenamenti al campo sportivo Marconcini e si alimentò nell’attesa di vedere come sarebbe andata a finire. In realtà Pontedera giunse ultima in quella puntata. Ma la gloria di quei giorni è arrivata fino a oggi, quando in molti ancora si ricordano aneddoti e storie.

Giochi senza frontiere nacque nel 1965 per un’idea del presidente francese Charles De Gaulle per far fare amicizia ai ragazzi transalpini con quelli tedeschi. Poi la manifestazione venne allargata ad altri Paesi europei. La trasmissione andò in onda fino al 1982 e poi dal 1988 al 1999. Si trattava di giochi strani ma a tema con l’ambientazione della puntata. In quella in cui Pontedera gareggiò con i tedeschi di Bad Münstereifel, gli inglesi di Congleton, gli olandesi di Lisse, gli svizzeri di Küssnacht, i belgi di Woluwe-Saint-Pierre e i francesi di Gap, il tema fu Robin Hood e la Foresta di Sherwood in epoca medievale. L’ultima prova, giusto per fare un esempio, consistette nel salvare Marion, che si trovava su una torretta di un castello di cartongesso, con i compagni che dovevano trasportare un carretto lungo un percorso da usare poi come scala per farla scendere, riportarla alla partenza dove lei doveva salire su una pertica e issare la bandiera italiana.

La Marion di Pontedera era Antonella Barberis, attuale insegnante di educazione fisica all’Iti Marconi. «Ci furono problemi – racconta ridendo – In pratica abbatterono il castello per sbaglio». Uno di quelli che portava il carretto era Alessandro Lazzeroni, allenatore di volley anche di Serie A: «Sì, non fu agevole. Gli avversari sparavano acqua con idranti Però alla fine ci riuscimmo». Quella prova per Pontedera finì con un punto, in inglese, one point come venivano annunciati i risultati dai giudici. E, in generale, ci furono varie difficoltà per tutti. «Dopo le selezioni la squadra fu composta con una rappresentanza di noi che giocavano a basket e quelli che giocavano a pallavolo – racconta Claudio Cerri che oggi lavora alla Piaggio – L’allenatore era Claudio Piazza che allenava il volley, aiutato dalla professoressa di educazione fisica Cristiana Ceccanti. Ci allenammo al campo Marconcini su giochi che ci erano stati indicati dalla Rai. Io, per esempio, dovevo portare massi finti su una barella, attraversando una ruota girevole. Ma la pioggia a Sheffield fece annullare la prova. Dovemmo, invece, spingere una grossa palla con le gambe legate, saltellando. Finimmo secondi».

Ma c’è un altro elemento a giustificazione degli scarsi risultati dei pontederesi. «Noi eravamo tutti ragazzi della città, gli altri erano in gran parte selezioni di atleti del Paese fatti gareggiare per la città – sottolinea Lazzeroni – Ricordo gli olandesi che erano prevalentemente circensi». Erano ragazzi, è vero, ma sentivano l’importanza di quella storica partecipazione. «Ci eravamo preparati in maniera meticolosa – ricorda Riccardo Casapieri che giocava a pallavolo e che poi ha lavorato in banca fino all’attuale pensione – ed eravamo consapevoli della responsabilità di rappresentare Pontedera e l’Italia». Tra i partecipanti Claudio Marconcini che poi è diventato primario di oculistica a Pontedera, Ludovico Masotti, Marco Bruni, Massimo “Gomma” Gonnelli e Alberto Barsotti, unico a vincere una prova.

Il 30 luglio la comitiva partì per l’Inghilterra, dove alloggiò in un college insieme agli altri partecipanti. «Molti di noi salivano su un aereo per la prima volta – dice Antonella Barberis – e la cosa bella fu anche comunicare con i ragazzi stranieri in un inglese stentato, ma che alla fine era comunque utile allo scopo».

Il 2 agosto ci fu il rientro e il giorno dopo il secondo canale mandò in onda la registrazione della puntata che qualcuno aveva visto in diretta su Capodistria. La voce dell’ultimo posto si diffuse e all’arrivo all’aeroporto di Pisa gli amici fecero un lancio goliardico di pomodori.

«Quando tornammo qualcuno ci prese in giro – dice ancora Lazzeroni – Ma tutti volevano racconti e aneddoti di quella esperienza. Fu bello anche il ritorno e trascorremmo settimane a parlare di quella partecipazione». E a sopportare chi vedeva passare sul corso i ragazzi di Giochi senza frontiere e, scherzosamente, gridava «Pontedera, one point».

Andreas Quirici

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