Il Tirreno

Pontedera

Le sassate dei vandali “inaugurano” il parco archeologico

di Giacomo Pelfer
Le sassate dei vandali “inaugurano” il parco archeologico

Distrutti tre lampioni nell’area di interesse storico di Marti Il Comune cerca associazioni disposte a gestire i nuovi spazi

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MONTOPOLI VALDARNO. All’appello mancano solo gli ultimi lavori. Un po’ di vegetazione da tagliare e altri piccoli interventi di rifinitura, con l’obiettivo di arrivare al taglio del nastro in occasione di Martinfiera, la storica manifestazione che ogni terzo weekend di settembre anima la frazione montopolese.

È tutto pronto, ormai, per l’apertura del cosiddetto parco archeologico di Marti: un piano di recupero e valorizzazione che coinvolge sia la collina dell’antico e perduto castello (il cosiddetto “Bastione”) sia l’area alle spalle del circolo Arci, con il recupero dei vecchi lavatoi e la creazione di un antiquarium. Un progetto che arriva in porto con un po’ di anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia e che, ancor prima del taglio del nastro, è costretto a fare i conti con i primi danneggiamenti: almeno tre i punti luce da cambiare, alla collina del Bastione, dopo le sassate ricevute poche settimane fa. Il tutto in attesa di individuare cittadini e associazioni disposti a collaborare per gestire i nuovi spazi.

La storia. Ad un occhio distratto, il cosiddetto Bastione (nome tutt’altro che casuale) può sembrare una collina anonima, brulla e assolata, a pochi passi dal centro storico di Marti. In realtà è ciò che resta di un antico e fondamentale castello, l’ultimo e più occidentale avamposto pisano nel territorio del Valdarno. Venduto alla Repubblica di Pisa nel 1280 dalla famiglia degli Upezzinghi, il borgo e il castello rimasero fedeli alla città della Torre fino alla seconda e definitiva sconfitta di Pisa ai primi del Cinquecento. Fu allora che i fiorentini ordinarono ai montopolesi, da tempo alleati della città del Giglio, di smantellare pezzo per pezzo il fortilizio e le tre cerchie di mura degli odiati vicini. Ancora in tempi recenti, però, gli anziani raccontano che dalle frane che hanno interessato la collina uscissero fuori spade e vecchi elmi arrugginiti.

Il progetto. Negli ultimi anni, le ricerche condotte in zona, soprattutto grazie all’impegno dei volontari del gruppo archeologico “Isidori Falchi”, hanno permesso di ricostruire la storia di Marti. Dalla collina del Bastione, in particolare, sono emerse tracce delle antiche mura e una fornace del XII secolo, insieme a frammenti ceramici e ad un cippo risalenti addirittura all’epoca etrusca.

Da qui l’idea di mettere in sicurezza l’area del Bastione, con la creazione di sentieri e strutture a protezione dei resti archeologici, insieme alla realizzazione di un luogo dove conservare e far toccare con mano i reperti.

Un progetto da 495.000 euro, di cui il 60% finanziato dalla Regione Toscana, appaltato nel 2011, ma partito solo a febbraio 2016 con l’allentamento del patto di stabilità.

Gli ultimi lavori. «Questa settimana o al massimo la prossima - sottolinea l’assessore Alessandro Varallo -, la ditta tornerà al lavoro per terminare gli ultimi interventi. Si tratta principalmente di fare un ultimo taglio della vegetazione al Bastione e di installare l’ascensore all’antiquarium. L’obiettivo è di riuscire ad inaugurare i nuovi spazi in occasione di Martinfiera».

Vandali in azione. «Peccato che però iniziamo subito male» aggiunge l’assessore, raccontando che qualche settimana fa alcuni dei punti luce appena installati sono stati presi a sassate e distrutti.

«Abbiamo trovato le pietre conficcate nei lampioni - prosegue Varallo -. Adesso chiederemo alla ditta di sostituire i punti luce danneggiati».

La gestione. La grande sfida ancora in sospeso rimane però quella di gestire e valorizzare i nuovi spazi, pensati anche per uno sviluppo turistico della frazione.

«Purtroppo - aggiunge l’assessore -, dopo la prematura scomparsa della presidente Daniela Pagni, l’attività del gruppo archeologico si è un po’ fermata. Cercheremo quindi la collaborazione dei cittadini o di un’associazione disposti a gestire e far vivere l’area e i nuovi locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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