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Castellare, gara solidale per ricostruire la chiesa

Carlo Palotti
Castellare, gara solidale per ricostruire la chiesa

San Giovanni alla Vena: il tempo sembra essersi fermato alla sera dell’esplosione causata dal gas. Ma in questi mesi i cittadini si sono mobilitati, a settembre via le macerie

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SAN GIOVANNI ALLA VENA. La ricostruzione del Castellare resta ancora un sogno lontano. A quasi quattro mesi dal 2 maggio scorso, quando una fuga di gas fece esplodere completamente il “chiesino”, i lavori che dovranno ricostruire il simbolo di San Giovani alla Vena non sono ancora iniziati. Nei giorni che ci siamo lasciati alle spalle, però, la parrocchia di San Giovanni proprietaria dell’edificio sacro, non è rimasta con le mani in mano.

«Assolutamente no – dice don Paolo Manzin, parroco di San Giovanni alla Vena da ventotto anni – ma i tempi della burocrazia sono questi. Abbiamo da poco ottenuto il benestare della Soprintendenza allo sgombero delle macerie, il primo ed inevitabile passo, per avviare i lavori». Del sopralluogo fatto ieri mattina in Castellare, ciò che più colpisce è la situazione immutata, quasi cristallizzata e rimasta ferma a quella notte d’inizio maggio, quando una cena tra paesani si era trasformata in tragedia. L’esplosione, violenta e potentissima, fece saltare il tetto e due muri della costruzione, mentre le persone presenti, rimasero incredibilmente quasi del tutto illese. Il tempo passa e solo per rendere praticabile ai mezzi di sgombero la via che sale fino al “chiesino”, la parrocchia di San Giovanni alla Vena ha dovuto sostenere spese ingenti.

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«Prima c’era un viottolo – continua don Manzin – ora abbiamo fatto realizzare una massicciata. Se tutto andrà come previsto, già a settembre, la ditta vincitrice dell’appalto provvederà a ripulire il Castellare dai detriti, perlopiù composti di materiale inerte. Dalla cima, saranno portati in uno spazio ai piedi del promontorio, lì poi, saranno selezionati e conferiti allo smaltimento». La burocrazia in questi casi rallenta le operazioni, soprattutto perché quello che sarà nuovamente innalzato, dovrà essere un “chiesino” costruito a regola d’arte, secondo le più stringenti normative in fatto di sicurezza e qualità. La chiesa del Castellare, quindi, tornerà a nuovo splendore, sicura e fedele alla struttura ormai distrutta.

«In prima battuta – conferma don Paolo Manzin – l’architetto incaricato dalla curia, per quanto possibile, ha rilevato le misure del vecchio oratorio. Da questi dati sarà poi rielaborata la planimetria che servirà alla ricostruzione. Della vecchia chiesa non è rimasto molto e anche gli ultimi due muri ancora in piedi, dovranno essere abbattuti perché pericolosi. Insomma, prima d’iniziare il lavoro di costruzione dovranno anche essere verificate le fondamenta e, solo dopo l’esito di queste valutazioni, si potrà capire l’effettivo costo dell’intera operazione».

Subito dopo l’esplosione del 2 maggio sono state tantissime le sottoscrizioni e le donazioni per la ricostruzione del Castellare. Sul conto corrente aperto dal Comune sono stati versati 45mila euro. «La raccolta fondi – conclude don Manzin – non è terminata, né vicina alla soglia necessaria alla ricostruzione del Castellare. Al momento non è stato neppure possibile fare un conto delle spese che dovremo sostenere. Andiamo avanti a a piccoli passi e iniziamo con lo smaltimento delle macerie».

 

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