Il Tirreno

Pontedera

Una folla in lacrime per l'addio a Federico, messaggero di speranza morto a 42 anni

Sabrina Chiellini
La bara di Federico Finozzi portata a spalla dagli amici (Foto di Franco Silvi)
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La bara di Federico Finozzi portata a spalla dagli amici (Foto di Franco Silvi)

Casciana Terme: tantissime persone ai funerali di Federico Finozzi, presidente dell'Associazione dei donatori degli organi. La preghiera-ringraziamento di moglie e figlia

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CASCIANA TERME. Se non fosse stato per la bara coperta di fiori bianchi, con la maglia della Juventus, grande passione di Federico Finozzi; e se non fosse stato per i labari delle associazioni dei donatori di organi e di sangue ad abbracciare il feretro in mezzo alla chiesa, quasi accarezzato dal dolore di chi era a Casciana Terme per dire addio a un “ragazzone” di 42 anni, presidente Aido, che la vita ha messo a dura prova per quasi vent’anni; ecco, se non fosse stato per tutto questo, sabato 19 agosto potevi immaginare di sentire la voce dell’amico di tante persone malate che avevano imparato a contare sul suo sorriso.

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«Allora, come state? siete tonici?», era la frase classica per rompere il ghiaccio sentita tante volte e che è riecheggiata alle esequie. L’ultimo saluto al giovane padre ucciso da una malattia si è trasformato in un inno alla vita, proprio come Federico avrebbe voluto.

«Una vera Pasqua», dice il parroco, don Angelo Falchi, quando la piazza della chiesa comincia a svuotarsi per lasciare spazio a un sole caldo. Lui, Federico, che anche nei momenti di grande paura – il trapianto prima e poi di nuovo una grave malattia – era riuscito a non perdere la speranza, avrebbe sorriso anche per quest’ultimo abbraccio. È stato un esempio per tutti, in particolare per chi come lui si trovava a vivere grazie ad una donazione di organi, a un gesto di amore.

«Un esempio di come non si cede allo sconforto», sono le parole del parroco che ha concelebrato con don Luca Casarosa, sacerdote dell’ospedale di Cisanello, e don Roberto Malizia, abate di Capannoli.

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È stato letto anche un messaggio scritto dal vescovo di San Miniato, monsignor Andrea Migliavacca, che conosceva Federico e ne apprezzava l’impegno e la serenità con cui affrontava la vita pur nella sofferenza.
Lentamente le lacrime hanno lasciato il posto alla voglia di seguire l’esempio di un uomo che ha combattuto come un leone. Tutti uniti nel volerlo ricordare per come si attaccava alla vita. E gli applausi sono diventati come carezze alla moglie Erica e alla figlia Rebecca, quest’ultima circondata dagli scout.

Abbracci per i genitori, Luana e Eugenio, e il fratello di Federico, Alessio, in una chiesa che non è stata sufficiente a contenere tutti. Alla fine, prima del viaggio verso la cremazione, la lettura di alcuni ricordi (dell’équipe medica del professor Franco Filipponi, dell’Aido, dei Rioni e del sacerdote di Cisanello) ha commosso tutti.

La preghiera – ringraziamento, scritta da Erica e Rebecca e consegnata alla fine della cerimonia, mira dritta al cuore, resterà nelle case. «Forza, coraggio, determinazione, dialogo, sensibilità, fiducia, amore, leggerezza, rispetto, ascolto»: questo era Federico. «E allora – conclude il messaggio di moglie e figlia – “Partiti!”, andrà tutto bene!». Sì, proprio quel “partiti”, scandito dalla voce di Federico che ha segnato tante volte l’inizio dei Giochi dei rioni, resterà nei ricordi di una comunità. All’uscita della chiesa il lancio di palloncini.
 

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