Sicurezza
«Cascina rischia di diventare come Cenerentola»
Fabio Poli, consigliere comunale socialista, attacca Pisa e la giunta di Susanna Ceccardi sulle politiche di sviluppo
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CASCINA. Sarebbe curioso lasciare a Cascina, secondo comune dell’area pisana per numero di abitanti, terra di grandi artigiani del legno anche se poi il settore è stato travolto dalla crisi, il ruolo di “Cenerentola” dell’area pisana.
Contro questo rischio, i socialisti nell’ultimo consiglio comunale aperto al pubblico e che è stato dedicato piano strutturale dell’area pisana per i Comuni di Calci, Pisa, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano hanno messo in guardia l’attuale amministrazione comunale dal rischio concreto che Pisa cerchi di “schiacciare” Cascina. Non solo uno scontro ideologico tra Comuni amministrati da “colori” diametralmente opposti. Ci sono in ballo interessi contrapposti che rischiano, ricorda il consigliere comunale dei socialisti, Fabio Poli, di relegare Cascina sempre di più al ruolo di dormitorio di Pisa.
Ruolo, questo, a cui peraltro l’ex cittadina del mobile ha cercato di sottrarsi ma senza grandi risultati, a giudicare da certe “cattedrali” nel deserto rimaste solo come ferite sul territorio. Uno tra tanti: l’area commerciale di Navacchio. Ma resta la pesante incognita del Polo scientifico e tecnologico di Navacchio e quella delle infrastrutture.
«Dopo le ferie si metta mano seriamente alla questione del piano strutturale d’area – dice Poli – quello che abbiamo sentito in consiglio comunale sulle azioni promosse e sostenute dal Piano strategico dell’area pisana, documento assunto da tutti i comuni come orientamento per le future politiche di sviluppo, non è per niente positivo per Cascina che Pisa tenta di “fagocitare”. L’amministrazione comunale di Cascina dovrà dire e definire con azioni conseguenti quella che è l’identità di Cascina. Vogliamo una Cascina dormitorio? In passato il piano d’area puntava sulla vocazione commerciale di Navacchio e sulla scelta del Polo scientifico e tecnologico, sempre a Navacchio. Invece ora che la cantieristica pisana è naufragata, Pisa punta sulla riqualificazione commerciale di tutta quell’area entrando in aperta rotta di collisione con le scelte che erano state fatte per l’area commerciale di Navacchio, pure questa in grosse difficoltà».
Il destino del Polo tecnologico di Navacchio poi è sempre più un rebus: la Provincia deve lasciare la società partecipata a chiede 3 milioni e mezzo. Altri milioni sono gli impegni assunti quando è stato realizzato l’ultimo lotto. «Come mai tutto tace? Intanto Pisa ha ottenuto dalla Regione due milioni di euro di finanziamento per completare il proprio polo tecnologico», aggiunge Poli. Cascina dopo la quasi scomparsa del settore del mobile cosa fa? «Non mi pare che ci siano le idee chiare, esattamente come è stato fino ad oggi. Per quale ragione l’Università di Pisa non può avere una sede decentrata a Cascina? Mi pare che si cerchi di comprimere le aspettative di un territorio. Il piano d’area che ci è stato presentato divide il territorio in tre Utoe, quella dei Monti Pisani, quella del Parco di San Rossore e quella di Pisa che finisce a Riglione. Di Cascina cosa facciamo? Un’area agricola, senza ulteriore sviluppo? Mi pare che Pisa pensi a fare una politica aggressiva, senza alcuna condivisione. Un esempio? Il progetto della tangenziale di Nord Est di Pisa, di collegamento con il territorio cascinese, e per liberare alcuni centri abitati dal traffico, è quasi dimenticato. Si torni invece a parlare di infrastrutture».
Una critica a Pisa, dunque, ma anche alla maggioranza e alla giunta cascinese di Susanna Ceccardi – l’urbanistica è affidata all’assessore Gino Logli, esponente di Forza Italia – «che su questi temi appare sempre un po’ distratta». (s. c.)
Contro questo rischio, i socialisti nell’ultimo consiglio comunale aperto al pubblico e che è stato dedicato piano strutturale dell’area pisana per i Comuni di Calci, Pisa, San Giuliano Terme, Vecchiano e Vicopisano hanno messo in guardia l’attuale amministrazione comunale dal rischio concreto che Pisa cerchi di “schiacciare” Cascina. Non solo uno scontro ideologico tra Comuni amministrati da “colori” diametralmente opposti. Ci sono in ballo interessi contrapposti che rischiano, ricorda il consigliere comunale dei socialisti, Fabio Poli, di relegare Cascina sempre di più al ruolo di dormitorio di Pisa.
Ruolo, questo, a cui peraltro l’ex cittadina del mobile ha cercato di sottrarsi ma senza grandi risultati, a giudicare da certe “cattedrali” nel deserto rimaste solo come ferite sul territorio. Uno tra tanti: l’area commerciale di Navacchio. Ma resta la pesante incognita del Polo scientifico e tecnologico di Navacchio e quella delle infrastrutture.
«Dopo le ferie si metta mano seriamente alla questione del piano strutturale d’area – dice Poli – quello che abbiamo sentito in consiglio comunale sulle azioni promosse e sostenute dal Piano strategico dell’area pisana, documento assunto da tutti i comuni come orientamento per le future politiche di sviluppo, non è per niente positivo per Cascina che Pisa tenta di “fagocitare”. L’amministrazione comunale di Cascina dovrà dire e definire con azioni conseguenti quella che è l’identità di Cascina. Vogliamo una Cascina dormitorio? In passato il piano d’area puntava sulla vocazione commerciale di Navacchio e sulla scelta del Polo scientifico e tecnologico, sempre a Navacchio. Invece ora che la cantieristica pisana è naufragata, Pisa punta sulla riqualificazione commerciale di tutta quell’area entrando in aperta rotta di collisione con le scelte che erano state fatte per l’area commerciale di Navacchio, pure questa in grosse difficoltà».
Il destino del Polo tecnologico di Navacchio poi è sempre più un rebus: la Provincia deve lasciare la società partecipata a chiede 3 milioni e mezzo. Altri milioni sono gli impegni assunti quando è stato realizzato l’ultimo lotto. «Come mai tutto tace? Intanto Pisa ha ottenuto dalla Regione due milioni di euro di finanziamento per completare il proprio polo tecnologico», aggiunge Poli. Cascina dopo la quasi scomparsa del settore del mobile cosa fa? «Non mi pare che ci siano le idee chiare, esattamente come è stato fino ad oggi. Per quale ragione l’Università di Pisa non può avere una sede decentrata a Cascina? Mi pare che si cerchi di comprimere le aspettative di un territorio. Il piano d’area che ci è stato presentato divide il territorio in tre Utoe, quella dei Monti Pisani, quella del Parco di San Rossore e quella di Pisa che finisce a Riglione. Di Cascina cosa facciamo? Un’area agricola, senza ulteriore sviluppo? Mi pare che Pisa pensi a fare una politica aggressiva, senza alcuna condivisione. Un esempio? Il progetto della tangenziale di Nord Est di Pisa, di collegamento con il territorio cascinese, e per liberare alcuni centri abitati dal traffico, è quasi dimenticato. Si torni invece a parlare di infrastrutture».
Una critica a Pisa, dunque, ma anche alla maggioranza e alla giunta cascinese di Susanna Ceccardi – l’urbanistica è affidata all’assessore Gino Logli, esponente di Forza Italia – «che su questi temi appare sempre un po’ distratta». (s. c.)
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