Gioco
Acqua: il costo scende fino al 30% Sospiro di sollievo per le concerie
Demanio idrico, la Regione ha approvato un sistema più equo soprattutto per chi investe in sostenibilità. Già a partire dall’anno in corso è previsto un sostanzioso abbattimento delle tariffe
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SANTA CROCE SULL’ARNO. Già da quest’anno il conto sarà meno salato: il 30 per cento in meno secondo le proiezioni della Regione Toscana, con l’introduzione di un sistema più equo e più attento a chi investe in sostenibilità.
Un respiro di sollievo per le aziende conciarie del comprensorio, dopo l’incredibile salasso del 2016, quando il nuovo canone sugli emungimenti d’acqua aveva prodotto aumenti medi del 100 per cento. Adesso la giunta regionale è corsa ai ripari, varando una serie di correttivi a vantaggio di una maggiore proporzionalità, soprattutto per i distretti industriali maggiormente colpiti, ma tenendo fermo il principio dell’omogeneità voluto con la riforma dello scorso anno. Tutto era nato, infatti, dalla necessità di mettere ordine, dopo che la Regione aveva assunto la competenza sul demanio idrico delle singole Province, ereditando un sistema frammentario dove in alcuni casi le tariffe risultavano irrisorie. Da qui l’introduzione di tre differenti scaglioni, legati ad un determinato consumo di acqua, per ciascuno dei quali la riforma aveva previsto una tariffa fissa. Una rivoluzione inattesa per le aziende del distretto, dove il sistema della depurazione consorziata, al quale sono collegate le aziende conciarie, aveva permesso di raggiungere da tempo, con la Provincia di Pisa, un sistema di equità legato all’effettiva quantità di acqua consumata.
Adesso, la delibera della giunta regionale varata martedì scorso, ha introdotto innanzitutto una tariffa fissa, di circa mille euro, legata al semplice possesso del pozzo, alla quale si aggiunge una parte variabile basata sul principio di proporzionalità. «Per le nostre aziende ci sarà senza dubbio un miglioramento - spiega Piero Maccanti, direttore dell’Associazione conciatori -. Negli ultimi mesi, del resto, avevamo manifestato agli assessori regionali come il nostro fosse un sistema virtuoso, perché attraverso il Consorzio depuratore consente di conoscere l’effettivo prelievo delle aziende per evitare scarichi impropri. Esiste già, quindi, un controllo ambientale complessivo, senza bisogno di andare a valutare l’impatto degli emungimenti di ogni singola azienda».
Da qui la decisione della Regione di rivedere il sistema, con una proiezione del 30% in meno che, a detta di Maccanti «è da considerarsi attendibile». Ovviamente ci saranno aziende più grandi, ingiustamente agevolate dal sistema degli scaglioni, che quest’anno si troveranno a pagare qualcosa in più, ma per la maggior parte delle imprese arriverà una riduzione. «Per il futuro, la strada tracciata è quella di un controllo centralizzato - aggiunge Macccanti - che permetterà al Consorzio depuratore di controllare il livello della falda».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Un respiro di sollievo per le aziende conciarie del comprensorio, dopo l’incredibile salasso del 2016, quando il nuovo canone sugli emungimenti d’acqua aveva prodotto aumenti medi del 100 per cento. Adesso la giunta regionale è corsa ai ripari, varando una serie di correttivi a vantaggio di una maggiore proporzionalità, soprattutto per i distretti industriali maggiormente colpiti, ma tenendo fermo il principio dell’omogeneità voluto con la riforma dello scorso anno. Tutto era nato, infatti, dalla necessità di mettere ordine, dopo che la Regione aveva assunto la competenza sul demanio idrico delle singole Province, ereditando un sistema frammentario dove in alcuni casi le tariffe risultavano irrisorie. Da qui l’introduzione di tre differenti scaglioni, legati ad un determinato consumo di acqua, per ciascuno dei quali la riforma aveva previsto una tariffa fissa. Una rivoluzione inattesa per le aziende del distretto, dove il sistema della depurazione consorziata, al quale sono collegate le aziende conciarie, aveva permesso di raggiungere da tempo, con la Provincia di Pisa, un sistema di equità legato all’effettiva quantità di acqua consumata.
Adesso, la delibera della giunta regionale varata martedì scorso, ha introdotto innanzitutto una tariffa fissa, di circa mille euro, legata al semplice possesso del pozzo, alla quale si aggiunge una parte variabile basata sul principio di proporzionalità. «Per le nostre aziende ci sarà senza dubbio un miglioramento - spiega Piero Maccanti, direttore dell’Associazione conciatori -. Negli ultimi mesi, del resto, avevamo manifestato agli assessori regionali come il nostro fosse un sistema virtuoso, perché attraverso il Consorzio depuratore consente di conoscere l’effettivo prelievo delle aziende per evitare scarichi impropri. Esiste già, quindi, un controllo ambientale complessivo, senza bisogno di andare a valutare l’impatto degli emungimenti di ogni singola azienda».
Da qui la decisione della Regione di rivedere il sistema, con una proiezione del 30% in meno che, a detta di Maccanti «è da considerarsi attendibile». Ovviamente ci saranno aziende più grandi, ingiustamente agevolate dal sistema degli scaglioni, che quest’anno si troveranno a pagare qualcosa in più, ma per la maggior parte delle imprese arriverà una riduzione. «Per il futuro, la strada tracciata è quella di un controllo centralizzato - aggiunge Macccanti - che permetterà al Consorzio depuratore di controllare il livello della falda».
Giacomo Pelfer
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