Sicurezza
Ventenne suicida, indagini a largo raggio
Numerosi interrogativi ancora aperti. L’inchiesta della procura vuole escludere il possibile coinvolgimento di altre persone
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PONTEDERA. Aveva solo 20 anni. Troppo presto per morire. E lo è ancora di più quando è la vittima a dire addio alla vita lasciandosi travolgere da un treno avvolto in una specie di mantello bianco, un grosso telo che aveva preso da un cantiere lungo i binari. Quante domande dopo la tragedia che apparentemente non ha un movente. Si cerca un perché che forse è scritto solo nella mente, nel profondo disagio, della vittima. Ma la polizia ferroviaria, che si è occupata dei rilievi dopo la tragedia avvenuta martedì lungo i binari vicino alla stazione di Pontedera, e la procura della Repubblica di Pisa, da quella mattina, sono al lavoro per ricostruire chi era il giovane. L’inchiesta sta cercando di capire come il ventenne, di origini straniere, ha trascorso le ultime ore e gli ultimi giorni, chi lo ha visto prima che si gettasse sotto il treno. E chi gli ha parlato senza poter intercettare che la fine di quello che gli amici descrivono come un bel ragazzo, con tanti amici, buona educazione e perfettamente integrato nella comunità dove viveva, era ad un passo dal compiersi.
Fino al 23 luglio la storia della vita del giovane è come quella di tanti altri ventenni di buona famiglia. La scuola, un lavoro, anche se non proprio stabile, tanti interessi, il mito delle vacanze a Ibiza all’insegna del divertimento ma senza eccessi. La vita sembrava sorridere al ventenne, che, pur essendo sempre disponibile con tutti, viene descritto come una persona silenziosa. Un ragazzo di quelli che non ti lasciano facilmente entrare nel proprio mondo, nei problemi, dal più grande al più banale.
Cosa è successo il 23 luglio? Da quel giorno, così hanno riferito familiari e amici della vittima, non era più lui. Spento nelle reazioni, chiuso in se stesso. Soffriva in silenzio per qualcosa che alla fine se l’è portato via. Ha lasciato un lavoro che aveva in un’altra regione ed è tornato a casa, in Valdera. La notte del 31 luglio è entrato alla stazione di Pontedera - lo hanno ripreso le telecamere, era solo - all’1.30. La mattina del primo agosto (alle 5.40) macchinista e capotreno lo hanno visto sbucare all’improvviso con quel telo bianco che di per sé, come spiegano gli inquirenti, potrebbe non avere un secondo significato. Chi cerca la morte sotto il treno spesso si copre la testa, spesso con un cappuccio, come se non volesse vedere.
In ogni caso le indagini, disposte dalla procura, spaziano in più direzioni per non lasciare dubbi. Si indaga per escludere il coinvolgimento di altre persone e che non si tratti di una prova di coraggio. E già le prime verifiche fanno pensare che sia da cercare altrove il movente, il motivo che ha scatenato una reazione così difficile da immaginare. I profili social aperti dal giovane avrebbero fornito già alcune indicazioni. Tuttavia, il suo pc e il cellulare sono stati sequestrati e saranno oggetto di indagini da parte della polizia postale. Prima di togliersi la vita il giovane avrebbe consultato internet, cercato notizie su come si può morire sui binari. Ormai era preso nell’inferno dei suoi pensieri. Quella notte poi, alle 4, era stato segnalato un uomo vicino ai binari e tutti i treni in transito sulla linea Firenze-Pisa-Livorno avevano proceduto con marcia a vista per un’ora. Quando l’allarme era rientrato c’è stata la tragedia. La Polfer di Pisa sta cercando anche un movente legato alle abitudini del ventenne, forse non poteva permettersi la stessa vita degli amici, telefoni cellulari di ultima generazione, vacanze, e di questo ne ha sofferto senza riuscire a confidarsi. L’idea di non riuscire a partire con il suo “gruppo” per le vacanze a Ibiza, previste proprio per l’inizio di agosto, potrebbe essere l’ultima difficoltà che lo ha spinto a farla finita. Una ipotesi. Ma le indagini non saranno chiuse fino a quando non ci sarà una ricostruzione il più vicino possibile alla realtà: in questi giorni anche per questo sono state sentite a sommarie informazioni almeno una ventina di persone oltre ai familiari. Al momento si escludono analogie, se non quella dell’età delle vittime, con morti simili avvenute in Valdera. Ma è giusto farsi ancora domande, perché non si può morire a 20 anni senza trovare la causa di quel malessere oscuro che può uccidere.
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Fino al 23 luglio la storia della vita del giovane è come quella di tanti altri ventenni di buona famiglia. La scuola, un lavoro, anche se non proprio stabile, tanti interessi, il mito delle vacanze a Ibiza all’insegna del divertimento ma senza eccessi. La vita sembrava sorridere al ventenne, che, pur essendo sempre disponibile con tutti, viene descritto come una persona silenziosa. Un ragazzo di quelli che non ti lasciano facilmente entrare nel proprio mondo, nei problemi, dal più grande al più banale.
Cosa è successo il 23 luglio? Da quel giorno, così hanno riferito familiari e amici della vittima, non era più lui. Spento nelle reazioni, chiuso in se stesso. Soffriva in silenzio per qualcosa che alla fine se l’è portato via. Ha lasciato un lavoro che aveva in un’altra regione ed è tornato a casa, in Valdera. La notte del 31 luglio è entrato alla stazione di Pontedera - lo hanno ripreso le telecamere, era solo - all’1.30. La mattina del primo agosto (alle 5.40) macchinista e capotreno lo hanno visto sbucare all’improvviso con quel telo bianco che di per sé, come spiegano gli inquirenti, potrebbe non avere un secondo significato. Chi cerca la morte sotto il treno spesso si copre la testa, spesso con un cappuccio, come se non volesse vedere.
In ogni caso le indagini, disposte dalla procura, spaziano in più direzioni per non lasciare dubbi. Si indaga per escludere il coinvolgimento di altre persone e che non si tratti di una prova di coraggio. E già le prime verifiche fanno pensare che sia da cercare altrove il movente, il motivo che ha scatenato una reazione così difficile da immaginare. I profili social aperti dal giovane avrebbero fornito già alcune indicazioni. Tuttavia, il suo pc e il cellulare sono stati sequestrati e saranno oggetto di indagini da parte della polizia postale. Prima di togliersi la vita il giovane avrebbe consultato internet, cercato notizie su come si può morire sui binari. Ormai era preso nell’inferno dei suoi pensieri. Quella notte poi, alle 4, era stato segnalato un uomo vicino ai binari e tutti i treni in transito sulla linea Firenze-Pisa-Livorno avevano proceduto con marcia a vista per un’ora. Quando l’allarme era rientrato c’è stata la tragedia. La Polfer di Pisa sta cercando anche un movente legato alle abitudini del ventenne, forse non poteva permettersi la stessa vita degli amici, telefoni cellulari di ultima generazione, vacanze, e di questo ne ha sofferto senza riuscire a confidarsi. L’idea di non riuscire a partire con il suo “gruppo” per le vacanze a Ibiza, previste proprio per l’inizio di agosto, potrebbe essere l’ultima difficoltà che lo ha spinto a farla finita. Una ipotesi. Ma le indagini non saranno chiuse fino a quando non ci sarà una ricostruzione il più vicino possibile alla realtà: in questi giorni anche per questo sono state sentite a sommarie informazioni almeno una ventina di persone oltre ai familiari. Al momento si escludono analogie, se non quella dell’età delle vittime, con morti simili avvenute in Valdera. Ma è giusto farsi ancora domande, perché non si può morire a 20 anni senza trovare la causa di quel malessere oscuro che può uccidere.
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