Sicurezza
Tmm, la proprietà “blinda” lo stabilimento
Dopo gli scioperi degli operai che temono la chiusura, i cancelli sono stati chiusi con catene e lucchetti. La Rsu accusa: «L’azienda vuole impedire le proteste»
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PONTEDERA. Dopo gli scioperi, la società prova a “blindare” la protesta.
Si sono dati appuntamento per domani mattina all’ingresso della Tmm per rivendicare con un presidio risposte e certezze sull’eventuale chiusura dello stabilimento dell’indotto Piaggio che negli ultimi giorni è diventata più di un’ipotesi.
Le paure degli operai potrebbero però essersi materializzate con un mese di anticipo. Con un blitz a sorpresa, probabilmente di notte, la proprietà ha sbarrato i cancelli dello storico stabilimento che sorge a poche centinaia di metri dalla Piaggio. Catene, lucchetti e nuove serrature sono comparsi a “difesa” della fabbrica che negli ultimi giorni è stata interessata da scioperi a sorpresa e presidi da parte degli 85 operai impiegati, scattate dopo le voci di una possibile chiusura dello stabilimento di viale Africa (e del conseguente licenziamento dell’intera forza lavoro) a partire dal mese di settembre, quando i lavoratori dovrebbero tornare ai macchinari dopo un periodo di ferie. Dalla proprietà (la Tmm fa parte del gruppo Cls di Torino) nessuna conferma, ma nemmeno una smentita ufficiale. Un limbo che ha spinto gli operai a dichiarare due scioperi (giovedì e venerdì scorsi) e a scendere in strada per rivendicare risposte e certezze.
Dopo la prima fase di proteste, i lavoratori si sono dati appuntamento per domani nel piazzale della fabbrica, in concomitanza con un incontro che l’amministratore delegato della Tmm dovrebbe tenere a Torino con i rappresentanti del gruppo per decidere il futuro dello stabilimento pontederese. Accanto alle bandiere lasciate dai sindacati all’esterno della fabbrica, gli operai troveranno però catene e catenacci ad impedire l’apertura dei cancelli, che probabilmente ostacoleranno anche l’ingresso del personale amministrativo. «Quello che sta succedendo è molto grave – accusa la Rsu –. In questo modo la proprietà vuole probabilmente evitare le proteste: il nostro è però solo un presidio pacifico, convocato per continuare a lottare per il mantenimento dei posti di lavoro». «Ormai le cose sono chiare – sottolineano Antonio Piro e Federico Giusti del sindacato generale di base di Pisa –: fino a quando le fabbriche saranno gestite come oggi vengono gestite, gli operai saranno trattati come una semplice merce, che varia in base all’andamento dei mercati».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Si sono dati appuntamento per domani mattina all’ingresso della Tmm per rivendicare con un presidio risposte e certezze sull’eventuale chiusura dello stabilimento dell’indotto Piaggio che negli ultimi giorni è diventata più di un’ipotesi.
Le paure degli operai potrebbero però essersi materializzate con un mese di anticipo. Con un blitz a sorpresa, probabilmente di notte, la proprietà ha sbarrato i cancelli dello storico stabilimento che sorge a poche centinaia di metri dalla Piaggio. Catene, lucchetti e nuove serrature sono comparsi a “difesa” della fabbrica che negli ultimi giorni è stata interessata da scioperi a sorpresa e presidi da parte degli 85 operai impiegati, scattate dopo le voci di una possibile chiusura dello stabilimento di viale Africa (e del conseguente licenziamento dell’intera forza lavoro) a partire dal mese di settembre, quando i lavoratori dovrebbero tornare ai macchinari dopo un periodo di ferie. Dalla proprietà (la Tmm fa parte del gruppo Cls di Torino) nessuna conferma, ma nemmeno una smentita ufficiale. Un limbo che ha spinto gli operai a dichiarare due scioperi (giovedì e venerdì scorsi) e a scendere in strada per rivendicare risposte e certezze.
Dopo la prima fase di proteste, i lavoratori si sono dati appuntamento per domani nel piazzale della fabbrica, in concomitanza con un incontro che l’amministratore delegato della Tmm dovrebbe tenere a Torino con i rappresentanti del gruppo per decidere il futuro dello stabilimento pontederese. Accanto alle bandiere lasciate dai sindacati all’esterno della fabbrica, gli operai troveranno però catene e catenacci ad impedire l’apertura dei cancelli, che probabilmente ostacoleranno anche l’ingresso del personale amministrativo. «Quello che sta succedendo è molto grave – accusa la Rsu –. In questo modo la proprietà vuole probabilmente evitare le proteste: il nostro è però solo un presidio pacifico, convocato per continuare a lottare per il mantenimento dei posti di lavoro». «Ormai le cose sono chiare – sottolineano Antonio Piro e Federico Giusti del sindacato generale di base di Pisa –: fino a quando le fabbriche saranno gestite come oggi vengono gestite, gli operai saranno trattati come una semplice merce, che varia in base all’andamento dei mercati».
Danilo Renzullo
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