Italia
Tmm, sciopero e presidio In strada la rabbia operaia
di Danilo Renzullo
I lavoratori preoccupati per il futuro della storica azienda dell’indotto Piaggio «Chiediamo risposte: non c’è un calo di produzione, ma nemmeno certezze»
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PONTEDERA. I primi dubbi sono sorti la scorsa settimana. Quando la Peugeot ha ritirato il materiale e interrotto la commessa. Da allora un crescendo di ipotesi, tra una possibile ristrutturazione e una totale chiusura, rimaste senza una risposta certa da parte dell’azienda.
Un limbo dal quale gli operai hanno deciso di uscire ieri mattina portando in strada la loro rabbia con uno sciopero a sorpresa e un picchetto che ha presidiato per l’intera giornata i cancelli della Tmm. Nella storica azienda dell’indotto Piaggio non c’è il consueto via vai di camion e tir. Sulle cancellate che cinge lo stabilimento di viale Africa sventolano le bandiere dei sindacati, mentre gli operai, nel piazzale, rivendicano risposte. Positive o negative. Chiedono di cancellare quel punto interrogativo dal futuro lavorativo di 85 persone che appare sempre più nebuloso. Al ritorno dalle ferie (oggi scatta il periodo di chiusura) i lavoratori impiegati nello stabilimento che produce marmitte per moto temono di trovare i cancelli sbarrati. «Qui – dice Marco Comparini, segretario generale della Fiom-Cgil di Pisa, indicando lo stabilimento che sorge a poche centinaia di metri dalla Piaggio – gli ammortizzatori sociali sono ormai endemici, ma una situazione di stallo di questa natura ci preoccupa molto perché potrebbe nascondere la scelta della società di chiudere Pontedera».
Una storia che per molti operai sembra ripetersi. Un déjà vu che riporta i lavoratori agli anni Novanta quando, addetti nelle ditte Parrino di Bientina, sembravano aver trovato una stabilità lavorativa. «Poi, l’improvvisa chiusura per fallimento nel 1998», racconta un operaio ad un solo mese dalla pensione.
Ci pensò la Tmm, azienda del gruppo Cls di Torino (società che si occupa della produzione di componentistica per moto e auto), già attiva a Migliarino, a riaccendere i macchinari spenti e le speranze degli operai, inglobando nel 2003 nello stabilimento di Pontedera (la cui produzione al 95% è legata alla Piaggio) quasi tutti i lavoratori. Dei 500 operai impiegati nell’ex ditta Parrino, sono sopravvissuti alle crisi e ai tagli meno di cento lavoratori.
«Negli anni c’è stato un progressivo ridimensionamento del personale – prosegue il segretario della Fiom –, però sempre con procedure che hanno evitato licenziamenti forzosi. Con la proprietà abbiamo avuto sempre un dialogo positivo, adesso invece qualcosa sembra essere cambiato».
Mancate risposte e promesse seguite da smentite che hanno spinto gli operai a scendere in strada per rivendicare certezze. Con loro il segretario della Fiom e quelli della Uilm Benedetto Benedetti e della Fim-Cisl Claudio Garzotto.
A supportare le tesi dei lavoratori la programmazione di settembre. «Quasi vicina allo zero», sottolinea Daniela Martini, Rsu Fiom. «Una situazione incerta e preoccupante – aggiunge Benedetti –. Il nostro obiettivo è capire se da parte della Tmm c’è l’intenzione di chiudere definitivamente lo stabilimento o c’è qualche problema con Piaggio».
Per farlo, i sindacati hanno chiesto un tavolo con l’amministratore delegato per mercoledì prossimo «quando – aggiunge Comparini – ci aspettiamo che chiarisca la situazione dopo l’incontro che dovrebbe avere ad inizio settimana con la proprietà».
Una prima rassicurazione sembrerebbe arrivare dal colloquio telefonico l’amministratore ha avuto con il sindaco Simone Millozzi giovedì scorso. «Ho espresso le preoccupazioni che sono emerse dai lavoratori – sottolinea il primo cittadino –: l’amministratore ha manifestato la volontà di proseguire, anche se in un contesto non facile, con la produzione. L’auspicio è che si riesca a chiarire al più presto la vicenda».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un limbo dal quale gli operai hanno deciso di uscire ieri mattina portando in strada la loro rabbia con uno sciopero a sorpresa e un picchetto che ha presidiato per l’intera giornata i cancelli della Tmm. Nella storica azienda dell’indotto Piaggio non c’è il consueto via vai di camion e tir. Sulle cancellate che cinge lo stabilimento di viale Africa sventolano le bandiere dei sindacati, mentre gli operai, nel piazzale, rivendicano risposte. Positive o negative. Chiedono di cancellare quel punto interrogativo dal futuro lavorativo di 85 persone che appare sempre più nebuloso. Al ritorno dalle ferie (oggi scatta il periodo di chiusura) i lavoratori impiegati nello stabilimento che produce marmitte per moto temono di trovare i cancelli sbarrati. «Qui – dice Marco Comparini, segretario generale della Fiom-Cgil di Pisa, indicando lo stabilimento che sorge a poche centinaia di metri dalla Piaggio – gli ammortizzatori sociali sono ormai endemici, ma una situazione di stallo di questa natura ci preoccupa molto perché potrebbe nascondere la scelta della società di chiudere Pontedera».
Una storia che per molti operai sembra ripetersi. Un déjà vu che riporta i lavoratori agli anni Novanta quando, addetti nelle ditte Parrino di Bientina, sembravano aver trovato una stabilità lavorativa. «Poi, l’improvvisa chiusura per fallimento nel 1998», racconta un operaio ad un solo mese dalla pensione.
Ci pensò la Tmm, azienda del gruppo Cls di Torino (società che si occupa della produzione di componentistica per moto e auto), già attiva a Migliarino, a riaccendere i macchinari spenti e le speranze degli operai, inglobando nel 2003 nello stabilimento di Pontedera (la cui produzione al 95% è legata alla Piaggio) quasi tutti i lavoratori. Dei 500 operai impiegati nell’ex ditta Parrino, sono sopravvissuti alle crisi e ai tagli meno di cento lavoratori.
«Negli anni c’è stato un progressivo ridimensionamento del personale – prosegue il segretario della Fiom –, però sempre con procedure che hanno evitato licenziamenti forzosi. Con la proprietà abbiamo avuto sempre un dialogo positivo, adesso invece qualcosa sembra essere cambiato».
Mancate risposte e promesse seguite da smentite che hanno spinto gli operai a scendere in strada per rivendicare certezze. Con loro il segretario della Fiom e quelli della Uilm Benedetto Benedetti e della Fim-Cisl Claudio Garzotto.
A supportare le tesi dei lavoratori la programmazione di settembre. «Quasi vicina allo zero», sottolinea Daniela Martini, Rsu Fiom. «Una situazione incerta e preoccupante – aggiunge Benedetti –. Il nostro obiettivo è capire se da parte della Tmm c’è l’intenzione di chiudere definitivamente lo stabilimento o c’è qualche problema con Piaggio».
Per farlo, i sindacati hanno chiesto un tavolo con l’amministratore delegato per mercoledì prossimo «quando – aggiunge Comparini – ci aspettiamo che chiarisca la situazione dopo l’incontro che dovrebbe avere ad inizio settimana con la proprietà».
Una prima rassicurazione sembrerebbe arrivare dal colloquio telefonico l’amministratore ha avuto con il sindaco Simone Millozzi giovedì scorso. «Ho espresso le preoccupazioni che sono emerse dai lavoratori – sottolinea il primo cittadino –: l’amministratore ha manifestato la volontà di proseguire, anche se in un contesto non facile, con la produzione. L’auspicio è che si riesca a chiarire al più presto la vicenda».
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