Il dolore
in cassazione
Tre condanne per una bancarotta da 1,4 milioni
PISA. Resta anche in Cassazione la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e documentale nei confronti dell’amministratore di diritto e dei due amministratori di fatto di...
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PISA. Resta anche in Cassazione la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e documentale nei confronti dell’amministratore di diritto e dei due amministratori di fatto di una società fallita nel 2004.
La Suprema Corte ha riconosciuto la responsabilità penale di Giuseppe Pastore, 60 anni e Carlo Federico, 48 anni, entrambi di Napoli e Fabio Franchini, 54 anni, di San Miniato, legale rappresentante della “Il Ducato Srl”, un’azienda attiva nel settore di alimenti, bevande e prodotti per la pulizia.
Secondo l’accusa gli imputati distrassero beni societari per oltre un milione quattrocentomila euro, corrispondenti a beni acquistati dalla società e non rinvenuti dal curatore. E allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, distrussero od occultarono le scritture contabili e «in ogni caso, le tennero in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari». Per gli ermellini «il fatto che la società II Ducato Srl operò da marzo 2003 a giugno 2004 e che in questo periodo effettuò acquisti di merci (alimenti e bevande e prodotti per la pulizia) per rilevantissimi importi (circa un milione e cinquecentomila euro) è fuori discussione.
Ugualmente fuori discussione è che giunse al fallimento priva di ogni bene, sulla cui destinazione nessuna spiegazione è stata fornita dagli imputati, né è stato possibile accertarla attraverso le scritture contabili, pervenute al curatore solo in minima parte». Sull’assenza dei documenti gli imputati dissero al processo che la causa era dovuto al deterioramento provocato da un allagamento. Così la Cassazione: «Decisamente fuorviante è il riferimento, contenuto nel ricorso degli imputati l’inverosimiglianza della denuncia di allagamento presentata da Franchini e sottoscritta da Pastore, sul rilievo che il presunto allagamento, verificatosi ad agosto, fu denunciato solo ad ottobre, quando si seppe della verifica della Guardia di Finanza, e sul rilievo che proprio parte della documentazione denunciata come distrutta fu invece rinvenuta dal curatore, nel magazzino della società, nel corso dell’accesso del 16 novembre 2005». (p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Suprema Corte ha riconosciuto la responsabilità penale di Giuseppe Pastore, 60 anni e Carlo Federico, 48 anni, entrambi di Napoli e Fabio Franchini, 54 anni, di San Miniato, legale rappresentante della “Il Ducato Srl”, un’azienda attiva nel settore di alimenti, bevande e prodotti per la pulizia.
Secondo l’accusa gli imputati distrassero beni societari per oltre un milione quattrocentomila euro, corrispondenti a beni acquistati dalla società e non rinvenuti dal curatore. E allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, distrussero od occultarono le scritture contabili e «in ogni caso, le tennero in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari». Per gli ermellini «il fatto che la società II Ducato Srl operò da marzo 2003 a giugno 2004 e che in questo periodo effettuò acquisti di merci (alimenti e bevande e prodotti per la pulizia) per rilevantissimi importi (circa un milione e cinquecentomila euro) è fuori discussione.
Ugualmente fuori discussione è che giunse al fallimento priva di ogni bene, sulla cui destinazione nessuna spiegazione è stata fornita dagli imputati, né è stato possibile accertarla attraverso le scritture contabili, pervenute al curatore solo in minima parte». Sull’assenza dei documenti gli imputati dissero al processo che la causa era dovuto al deterioramento provocato da un allagamento. Così la Cassazione: «Decisamente fuorviante è il riferimento, contenuto nel ricorso degli imputati l’inverosimiglianza della denuncia di allagamento presentata da Franchini e sottoscritta da Pastore, sul rilievo che il presunto allagamento, verificatosi ad agosto, fu denunciato solo ad ottobre, quando si seppe della verifica della Guardia di Finanza, e sul rilievo che proprio parte della documentazione denunciata come distrutta fu invece rinvenuta dal curatore, nel magazzino della società, nel corso dell’accesso del 16 novembre 2005». (p.b.)
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