Attenzione
con un libro fotografico
Consorzio Conciatori festeggia 50 anni
PONTE A EGOLA. Una storia raccontata per immagini, attraverso i volti di chi ogni giorno porta avanti un lavoro che sa di tradizione. Niente foto d’epoca, insomma, ma tanti scatti per ciascuno dei...
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PONTE A EGOLA. Una storia raccontata per immagini, attraverso i volti di chi ogni giorno porta avanti un lavoro che sa di tradizione. Niente foto d’epoca, insomma, ma tanti scatti per ciascuno dei conciatori di oggi e del domani. È l’iniziativa scelta dal Consorzio di Ponte a Egola per celebrare i suoi 50 anni di vita: un libro fotografico, ambientato nel giardino del Consorzio, che sarà presentato per la prima volta domani sera durante l’annuale cena dell’associazione. Un appuntamento speciale quello di quest’anno, per un’avventura che taglia il traguardo del mezzo secolo di vita. Per l’esattezza era il 26 settembre del 1966 quando fu firmato l’atto di costituzione della Società cooperativa consorzio conciatori di Ponte a Egola. I passaggi burocratici di allora, uniti allo stop dettato dalle conseguenze dell’alluvione, resero la nuova associazione effettivamente operativa solo dal 1967. Della necessità di fare squadra, però, si parlava già da anni tra le aziende di Ponte a Egola, soprattutto per avere maggiore forza contrattuale. Dalla prima sede in via Diaz si passò alla vicina via Gioberti, per poi “accasarsi” negli anni ’90 nella villa di piazza Spalletti.
Oggi il Consorzio serve in tutto un centinaio di aziende conciarie della sponda sinistra del Valdarno, «che diventano 200 – dice Michele Matteoli, presidente del Consorzio dal gennaio 2015 – se contiamo anche le imprese dell’indotto e quelle non conciarie che rientrano nella gestione della zona Apea». Nel tempo, però, compiti e funzioni sono cambiati radicalmente: «Tra gli anni ’70 e ’80 – ricorda Matteoli – il Consorzio è stato fondamentale per gestire il trasferimento delle concerie nelle nuove zone industriali e per la realizzazione del depuratore Cuoiodepur. Oggi, pur continuando a gestire la depurazione e le aree produttive, l’attività si concentra sull’assistenza nel campo della sostenibilità ambientale, delle certificazioni, della gestione dei rifiuti e di tutti quegli oneri burocratici che richiedono la presenza di un’associazione».
Domani sera, quindi, il Consorzio chiamerà a raccolta imprenditori, amministratori e rappresentanti degli istituti di credito. Per l’occasione, anche stavolta, saranno premiati i conciatori più rappresentativi.
Giacomo Pelfer
Oggi il Consorzio serve in tutto un centinaio di aziende conciarie della sponda sinistra del Valdarno, «che diventano 200 – dice Michele Matteoli, presidente del Consorzio dal gennaio 2015 – se contiamo anche le imprese dell’indotto e quelle non conciarie che rientrano nella gestione della zona Apea». Nel tempo, però, compiti e funzioni sono cambiati radicalmente: «Tra gli anni ’70 e ’80 – ricorda Matteoli – il Consorzio è stato fondamentale per gestire il trasferimento delle concerie nelle nuove zone industriali e per la realizzazione del depuratore Cuoiodepur. Oggi, pur continuando a gestire la depurazione e le aree produttive, l’attività si concentra sull’assistenza nel campo della sostenibilità ambientale, delle certificazioni, della gestione dei rifiuti e di tutti quegli oneri burocratici che richiedono la presenza di un’associazione».
Domani sera, quindi, il Consorzio chiamerà a raccolta imprenditori, amministratori e rappresentanti degli istituti di credito. Per l’occasione, anche stavolta, saranno premiati i conciatori più rappresentativi.
Giacomo Pelfer
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