Il dolore
«Un errore privatizzare Telecom»
Le sfide tecnologiche spiegate dal sottosegretario Giacomelli alla Festa del Pd
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SAN MINIATO. «Mai come adesso l’Italia ha bisogno di grandi soggetti pubblici al servizio del Paese». Grandi aziende a guida statale, in grado di gestire settori strategici nel campo delle comunicazioni e dei servizi universali, anche per rispondere alla «sfida inarrestabile» della rivoluzione digitale. Parola di Antonello Giacomelli, Pd, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, protagonista del dibattito su “Internet, media e politica” ospitato lunedì alla Festa dell’Unità di San Miniato. Oltre un’ora di confronto sulle sfide della modernità, attraverso le tante domande del direttore de Il Tirreno Luigi Vicinanza.
A cominciare da Telecom e dall’arretratezza della rete, sui quali Giacomelli ha ribadito la propria posizione: «Un errore privatizzare Telecom – ha detto – perché vent’anni dopo ci ritroviamo agli ultimi posti in Europa per qualità della rete. È sbagliato che una rete strategica sia di un privato, perché solo il pubblico può garantire la parità di accesso. Troppo spesso, invece, Telecom si è ridotta solo ad una partita finanziaria».
Il sottosegretario ha quindi annunciato la nascita di una rete pubblica gestita da Infratel (società in house del ministero dello Sviluppo economico) nelle aree non redditizie per il privato: aree che toccano ben 7300 comuni italiani. Identica filosofia, secondo Giacomelli, deve essere applicata alle Poste: «Nel 2011, quando abbiamo iniziato a dire che la politica aveva bisogno dei tecnici, abbiamo votato una legge che ha tolto allo Stato ogni controllo su Poste affidandolo ad un’authority indipendente e in base alla quale Poste Italiane potrebbe chiudere 2mila dei propri 13mila uffici. Noi abbiamo chiesto uno stop».
Di fronte alla globalizzazione digitale è sbagliato, secondo Giacomelli, pensare di tornare indietro: «Possiamo chiuderci nel fortino in attesa di essere travolti oppure possiamo cercare un dialogo per governare quei mutamenti che inevitabilmente cambieranno la nostra vita. Ed è quello che stiamo facendo, trattando con Google». Il tutto anche per rispondere a «quel desiderio di un cambiamento profondo che c’è nel Paese». Cambiamento che il Governo «ha cercato di portare avanti a partire da Renzi, confrontandosi con la realtà anche a costo di pagare qualcosa nei sondaggi». In merito alle elezioni Giacomelli non ha dubbi: «Si voterà con il sistema elettorale attuale e a scadenza naturale».
A cominciare da Telecom e dall’arretratezza della rete, sui quali Giacomelli ha ribadito la propria posizione: «Un errore privatizzare Telecom – ha detto – perché vent’anni dopo ci ritroviamo agli ultimi posti in Europa per qualità della rete. È sbagliato che una rete strategica sia di un privato, perché solo il pubblico può garantire la parità di accesso. Troppo spesso, invece, Telecom si è ridotta solo ad una partita finanziaria».
Il sottosegretario ha quindi annunciato la nascita di una rete pubblica gestita da Infratel (società in house del ministero dello Sviluppo economico) nelle aree non redditizie per il privato: aree che toccano ben 7300 comuni italiani. Identica filosofia, secondo Giacomelli, deve essere applicata alle Poste: «Nel 2011, quando abbiamo iniziato a dire che la politica aveva bisogno dei tecnici, abbiamo votato una legge che ha tolto allo Stato ogni controllo su Poste affidandolo ad un’authority indipendente e in base alla quale Poste Italiane potrebbe chiudere 2mila dei propri 13mila uffici. Noi abbiamo chiesto uno stop».
Di fronte alla globalizzazione digitale è sbagliato, secondo Giacomelli, pensare di tornare indietro: «Possiamo chiuderci nel fortino in attesa di essere travolti oppure possiamo cercare un dialogo per governare quei mutamenti che inevitabilmente cambieranno la nostra vita. Ed è quello che stiamo facendo, trattando con Google». Il tutto anche per rispondere a «quel desiderio di un cambiamento profondo che c’è nel Paese». Cambiamento che il Governo «ha cercato di portare avanti a partire da Renzi, confrontandosi con la realtà anche a costo di pagare qualcosa nei sondaggi». In merito alle elezioni Giacomelli non ha dubbi: «Si voterà con il sistema elettorale attuale e a scadenza naturale».
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