Il Tirreno

Pontedera

Nuovi guai per la famiglia Salemmo

di Gianni Tacchi

Indagati l’ex presidente del Livorno e i figli, coinvolta una società edile pisana 

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Era finito nei guai insieme ai figli perché, secondo la guardia di finanza, continuava a riscuotere gli affitti dagli inquilini degli appartamenti che erano di due società edili dichiarate fallite, nascondendo il denaro in due cassette di sicurezza e sottraendolo al pagamento delle imposte. Un caso esploso a maggio con un sequestro preventivo di circa 370mila euro in contanti, ma le Fiamme gialle hanno continuato le indagini e hanno scoperto altri «fatti illeciti» commessi attraverso altre società dello stesso settore. Così, dopo la bancarotta fraudolenta per distrazione e la sottrazione fraudolenta di denaro al pagamento delle imposte, all’ex presidente del Livorno Paolo Salemmo è stato contestato anche il reato di appropriazione indebita aggravata (circa 270 mila euro), esattamente come ai figli Luca e Alessio: quest’ultimo è nei guai anche per autoriciclaggio di capitali illeciti.

Con loro sono indagati in concorso e a vario titolo anche altri cinque livornesi, quasi tutti parenti della famiglia dell’ex patron amaranto, uno dei quali già coinvolto nella prima fase dell’inchiesta proprio come i tre Salemmo (tra gli indagati c’era anche la moglie di Paolo, Francesca Grado): secondo gli inquirenti, erano amministratori di fatto, di diritto, soci o intestatari di conti correnti. Stavolta il gip del Tribunale di Livorno, Fabrizio Nicoletti, ha disposto il sequestro preventivo di un appartamento acquisito all’asta (prodotto o profitto del reato, valore pari a 165mila euro), un garage e quote sociali per un valore di 30mila euro.

Le indagini successive al sequestro di maggio, dirette dal pubblico ministero Massimo Mannucci e portate avanti dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Livorno, hanno consentito quindi di scoprire l’attività illecita delle otto persone attraverso tre società del settore edile e immobiliare, due con sede a Livorno e una nella provincia di Pisa. «Tra il 2014 e il 2015 - spiegano dal comando provinciale delle Fiamme gialle - l’amministratore e un socio di una delle società livornesi presero circa 140mila euro dalle casse societarie per acquistare all’asta giudiziaria promossa dal Tribunale di Livorno un appartamento che, una volta intestato al socio, venne poi rivenduto a terzi al prezzo di 195mila: il versamento del corrispettivo, nel mese di dicembre del 2015, venne fatto su un conto corrente del solito socio, appropriandosi così di somme di denaro della società». E la ricostruzione della guardia di finanza continua così: «Parte di quella cifra, circa 87mila euro, venne utilizzata dagli stessi due per compiere operazioni economiche e speculative di autoriciclaggio: lo scorso novembre venne infatti emesso un assegno per l’acquisto, nell’ambito di un’altra procedura esecutiva dello stesso tribunale, di un’ulteriore unità immobiliare a Livorno, subito messa in vendita al prezzo di 165mila euro».

Paolo Salemmo, presidente del Livorno dal 1988 al 1990, è indagato insieme ai figli e ad altre cinque persone anche per ulteriori condotte appropriative, pari a 78mila euro, commesse in concorso tra loro e a vario titolo. «Utilizzavano causali fittizie, come “rimborso finanziamento soci” o “compravendita non andata a buon fine” - chiudono dal comando della Finanza - solo per giustificare somme di denaro da distrarre dalle società e utilizzare per scopi estranei all’attività di impresa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini