La manifestazione
Dubbi sulla sfida salvezza Dolfi contro procuratore
Nel dopo-partita l’ex presidente disse che a quattro giocatori del Tuttocuoio retrocesso a vantaggio del Prato, sarebbe stato consigliato di non farsi male
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PONTE A EGOLA. Colpa di quattro giocatori che si sono defilati nel momento decisivo del campionato e di un procuratore che ha telefonato più volte consigliando ai suoi assistiti di pensare soprattutto a non farsi male, rassicurandoli sul fatto che anche in caso di retrocessione il loro futuro sarebbe stato garantito in altre squadre. Questa la versione dell'ex presidente del Tuttocuoio, Andrea Dolfi, sui motivi che hanno portato la squadra di Ponte a Egola a retrocedere in serie D dopo la sfida salvezza col Prato del 28 maggio scorso.
Parole pronunciate a caldo durante le interviste del dopo partita e probabilmente dettate dalla delusione, ma riascoltando col senno di poi i ragionamenti di Dolfi, raccolti in un video girato per Toscana Tv e condiviso su Youtube, è impossibile non pensare a quello che è successo dopo, cioè all'inchiesta della Procura di Prato che, oltre alle presunte irregolarità nelle pratiche legate all'immigrazione di giovani calciatori ivoriani, ipotizza la frode sportiva, un accordo per salvare il Prato a scapito del Tuttocuoio.
Commentando la partita, nel video Dolfi ricorda che alla sua squadra mancavano quattro titolari «per motivi un po' particolari». Dei quattro, Dolfi fa solo il nome di Irakli Shekiladze, che non ha giocato a Prato e che si sarebbe accordato con la Spal (ma poi è finito allo Spezia).
«Non sono ragazzi - dice Dolfi - sono bambini a cui mancano gli attributi per andare avanti. Ho avuto tanti problemi negli spogliatoi per questo sistema». Poi parla del ruolo dei procuratori, e sono le parole più pesanti: «Hanno un procuratore di Pontedera, scrivetelo, che ha chiamato i ragazzi tutti i giorni dicendo tanto se retrocedete avete un'altra squadra, potete andare a giocare a Lugano, potete andare a giocare ad Ancona. L'importante è che non vi facciate male».
Dolfi non fa il nome del procuratore, ma se davvero il messaggio arrivato alla vigilia della sfida salvezza è stato questo, pare comprensibile la sua irritazione. Nei giorni scorsi Dolfi si è dimesso da presidente e ha lasciato la squadra nelle mani di Paola Coia. Per formulare l'ipotesi di un risultato combinato, la Procura di Prato si basa su un'intercettazione nella quale un esponente del trust dei tifosi Orgoglio pratese rassicurerebbe il suo interlocutore dicendo che la partita sarebbe finita 0-0 (come infatti finì) e il Prato si sarebbe salvato.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Parole pronunciate a caldo durante le interviste del dopo partita e probabilmente dettate dalla delusione, ma riascoltando col senno di poi i ragionamenti di Dolfi, raccolti in un video girato per Toscana Tv e condiviso su Youtube, è impossibile non pensare a quello che è successo dopo, cioè all'inchiesta della Procura di Prato che, oltre alle presunte irregolarità nelle pratiche legate all'immigrazione di giovani calciatori ivoriani, ipotizza la frode sportiva, un accordo per salvare il Prato a scapito del Tuttocuoio.
Commentando la partita, nel video Dolfi ricorda che alla sua squadra mancavano quattro titolari «per motivi un po' particolari». Dei quattro, Dolfi fa solo il nome di Irakli Shekiladze, che non ha giocato a Prato e che si sarebbe accordato con la Spal (ma poi è finito allo Spezia).
«Non sono ragazzi - dice Dolfi - sono bambini a cui mancano gli attributi per andare avanti. Ho avuto tanti problemi negli spogliatoi per questo sistema». Poi parla del ruolo dei procuratori, e sono le parole più pesanti: «Hanno un procuratore di Pontedera, scrivetelo, che ha chiamato i ragazzi tutti i giorni dicendo tanto se retrocedete avete un'altra squadra, potete andare a giocare a Lugano, potete andare a giocare ad Ancona. L'importante è che non vi facciate male».
Dolfi non fa il nome del procuratore, ma se davvero il messaggio arrivato alla vigilia della sfida salvezza è stato questo, pare comprensibile la sua irritazione. Nei giorni scorsi Dolfi si è dimesso da presidente e ha lasciato la squadra nelle mani di Paola Coia. Per formulare l'ipotesi di un risultato combinato, la Procura di Prato si basa su un'intercettazione nella quale un esponente del trust dei tifosi Orgoglio pratese rassicurerebbe il suo interlocutore dicendo che la partita sarebbe finita 0-0 (come infatti finì) e il Prato si sarebbe salvato.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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