Il dolore
«Il cibo non è buono» e non fanno entrare il cuoco
Nuova protesta al centro di accoglienza per migranti La Tinaia a Santo Stefano Gli stranieri in polemica con la gestione ostacolano la preparazione del pranzo
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CASCINA. Ufficialmente protestano per il cibo e la qualità dell’acqua del rubinetto. Ma il vero problema è che non sanno come trascorrere la giornata. Le condizioni di vita all’interno del centro di accoglienza per migranti diventano, giorno dopo giorno, sempre più pesanti per gli 81 ospiti che attualmente si trovano nella struttura. Un agriturismo, nella campagna di Santo Stefano a Macerata, isolata rispetto ai servizi, che circa un anno e mezzo fa è stato adattato a centro di accoglienza, gestito da un imprenditore che ha trasformato l’accoglienza nel settore principale in cui operano le sue società, in cui da tempo impiega anche il figlio. Un insieme di problemi che per mesi sono rimasti confinati tra quelle mura e che ora, complici anche le lungaggini della burocrazia, i permessi che non arrivano, di tanto in tanto esplodono.
Ieri all’ora di pranzo gli ospiti della Tinaia sono tornati a protestare, come era successo qualche giorno fa. Ma questa volta non sono usciti per la strada, con cartelli e slogan. Hanno impedito al cuoco, un pakistano che lavora per la gestione (il centro è affidato alla società Oltreilmare) di entrare nella cucina. «Il cibo non è buono e anche l’acqua ha problemi...», è la richiesta dei migranti. E la stessa protesta i ragazzi stranieri l’hanno ripetuto anche ai carabinieri, arrivati poco dopo nella struttura non solo dal territorio di Cascina ma anche dalla compagnia di Pontedera.
Per evitare che la tensione di trasformasse in qualcosa di più grave il gestore ha preferito chiedere aiuto ai carabinieri per riportare la calma. Dopo una lunga trattativa, che è andata avanti per più di un’ora, gli ospiti si sono convinti a fare in modo che il cuoco potesse svolgere il suo lavoro. Ovviamente prima ha ascoltato quelle che erano le loro richieste, dettate anche dalle abitudini della tavola del loro paese, e si è impegnato a cercare di preparare cibi diversi. Alle 15, dopo il primo intervento della mattina, i carabinieri sono tornati nella struttura per verificare che la situazione si fosse normalizzata.
I migranti sono tornati a chiedere anche di poter avere l’acqua minerale, lamentando che quella del rubinetto spesso esce di un colore tra il giallo e il marrone. Ma su questo aspetto la prefettura aveva già attivato i controlli e non erano emerse anomalie.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ieri all’ora di pranzo gli ospiti della Tinaia sono tornati a protestare, come era successo qualche giorno fa. Ma questa volta non sono usciti per la strada, con cartelli e slogan. Hanno impedito al cuoco, un pakistano che lavora per la gestione (il centro è affidato alla società Oltreilmare) di entrare nella cucina. «Il cibo non è buono e anche l’acqua ha problemi...», è la richiesta dei migranti. E la stessa protesta i ragazzi stranieri l’hanno ripetuto anche ai carabinieri, arrivati poco dopo nella struttura non solo dal territorio di Cascina ma anche dalla compagnia di Pontedera.
Per evitare che la tensione di trasformasse in qualcosa di più grave il gestore ha preferito chiedere aiuto ai carabinieri per riportare la calma. Dopo una lunga trattativa, che è andata avanti per più di un’ora, gli ospiti si sono convinti a fare in modo che il cuoco potesse svolgere il suo lavoro. Ovviamente prima ha ascoltato quelle che erano le loro richieste, dettate anche dalle abitudini della tavola del loro paese, e si è impegnato a cercare di preparare cibi diversi. Alle 15, dopo il primo intervento della mattina, i carabinieri sono tornati nella struttura per verificare che la situazione si fosse normalizzata.
I migranti sono tornati a chiedere anche di poter avere l’acqua minerale, lamentando che quella del rubinetto spesso esce di un colore tra il giallo e il marrone. Ma su questo aspetto la prefettura aveva già attivato i controlli e non erano emerse anomalie.(s.c.)
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