La manifestazione
si trasforma in reato un’azione di recupero crediti
Condannato a sei anni per estorsione
PISA. Uno, l’imprenditore, aveva versato 80mila euro al titolare di un’impresa edile per acquistare un capannone. Soldi che poi non erano stati restituiti dopo il fallimento della ditta e il mancato...
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PISA. Uno, l’imprenditore, aveva versato 80mila euro al titolare di un’impresa edile per acquistare un capannone. Soldi che poi non erano stati restituiti dopo il fallimento della ditta e il mancato passaggio di proprietà. L’altro aveva spalleggiato l’amico nel momento in cui l’acquirente era andato a reclamare le somme consegnate all’impresario poi fallito. Un’azione di recupero crediti che per l’accusa e il Tribunale si è trasformata in un’estorsione.
Marco Poli, 43 anni, di Crespina, imprenditore nel settore delle slot machine, è deceduto nelle scorse settimane. E la sentenza è stato di non doversi procedere nei suoi confronti perché il reato si è estinto con la morte.
L’amico, Ludovico Casolaro, difeso dall’avvocato Sara Baldini, è stato invece condannato a 6 anni dal secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Grieco e Frizilio) con l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. La storia risale al 2010. Poli, difeso dall’avvocato Francesco Carlesi, aveva dato 80mila euro al proprietario di un capannone come anticipo per l’acquisto definitivo. L’imprenditore, con ditta a Fauglia, aveva preso i soldi a titolo di caparra. Solo che poi la situazione societaria si era rivelata fallimentare e aveva dovuto chiudere i battenti con il Tribunale pronto a nominare un curatore per definire crediti e debiti. Poli, insomma, non era mai entrato in possesso del bene. E aveva sollecitato il venditore a restituirgli il denaro. Il fallimento aveva complicato i rapporti e quando Poli e Casolaro erano andati nella sede legale dell’azienda, secondo l’accusa, avevano minacciato con toni accesi titolare e familiari per recuperare quegli 80mila euro. Qualche centinaio di euro fu consegnato, ma più per tenerli buoni che per volontà di sanare la pendenza. Partirono le querele incrociate. Ieri la condanna.(p.b.)
Marco Poli, 43 anni, di Crespina, imprenditore nel settore delle slot machine, è deceduto nelle scorse settimane. E la sentenza è stato di non doversi procedere nei suoi confronti perché il reato si è estinto con la morte.
L’amico, Ludovico Casolaro, difeso dall’avvocato Sara Baldini, è stato invece condannato a 6 anni dal secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere Grieco e Frizilio) con l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. La storia risale al 2010. Poli, difeso dall’avvocato Francesco Carlesi, aveva dato 80mila euro al proprietario di un capannone come anticipo per l’acquisto definitivo. L’imprenditore, con ditta a Fauglia, aveva preso i soldi a titolo di caparra. Solo che poi la situazione societaria si era rivelata fallimentare e aveva dovuto chiudere i battenti con il Tribunale pronto a nominare un curatore per definire crediti e debiti. Poli, insomma, non era mai entrato in possesso del bene. E aveva sollecitato il venditore a restituirgli il denaro. Il fallimento aveva complicato i rapporti e quando Poli e Casolaro erano andati nella sede legale dell’azienda, secondo l’accusa, avevano minacciato con toni accesi titolare e familiari per recuperare quegli 80mila euro. Qualche centinaio di euro fu consegnato, ma più per tenerli buoni che per volontà di sanare la pendenza. Partirono le querele incrociate. Ieri la condanna.(p.b.)
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