Il Tirreno

Pontedera

Prima pietra per la casa dell’accoglienza

Prima pietra per la casa dell’accoglienza

La struttura destinata a disabili ed emarginati nasce nel nome della missionaria Ilaria Meoli 

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MONTEFOSCOLI. Chi conosceva suor Ilaria Meoli, camminando sulle colline vicino alla Badia di Carigi, può immaginare di sentire la sua voce. Tutto in quest’oasi, intorno alla chiesetta restaurata e aperta pochi mesi fa, ricorda la religiosa di Pontedera e la sua missione. L’affetto dimostrato da tante persone che hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione del cantiere per la costruzione di Casa Ilaria, vicino a Montefoscoli, dimostra quanto sia ancora vivo il ricordo della giovane suora che aveva costruito un ponte di solidarietà tra la Valdera e l’Africa.

La posa della prima pietra di Casa Ilaria è compiuta. Il progetto per la realizzazione di una casa di accoglienza e spiritualità aperta a tutti, in particolare alle persone con problemi di disabilità fisica, psichica e sensoriale e alle loro famiglie, alle persone con problemi di salute mentale e a quelle in condizione di svantaggio ed emarginazione sociale, è qualcosa di più di un sogno sulla carta. Cresce giorno dopo giorno, si avvia a diventare realtà.

La benedizione della prima pietra è avvenuta alla presenza del vescovo di Volterra, monsignor Alberto Silvani, e di alcuni sacerdoti del territorio, tra i quali don Carlo Gronchi, parroco di Peccioli e Montefoscoli, e don Angelo Cuter, parroco del Sacro Cuore di Pontedera.

Laura Capantini, presidente dell’associazione “Noi per l’Africa e il mondo – Onlus”, ha rivolto il suo saluto alle circa centotrenta persone intervenute, mentre don Maurizio Gronchi ha spiegato il significato della posa della pietra in un luogo destinato a diventare un punto di riferimento per tante famiglie.

Oltre al sindaco di Palaia, Marco Gherardini, hanno preso parte all’evento il consigliere regionale Andrea Pieroni, il sindaco di Pontedera Simone Millozzi e quello di Castelfranco di Sotto, Gabriele Toti, in qualità di rappresentante della Provincia, insieme ad alcuni assessori delle amministrazioni comunali.

Per la prima volta sono stati presentati i frutti dell’orto di Casa Ilaria – la coltivazione è iniziata in primavera – ed è stato condiviso, con grande partecipazione ed entusiasmo, il momento di festa che ne è seguito.

«Ringraziamo di cuore tutti coloro che si stanno impegnando direttamente nel progetto e che ci seguono con passione», hanno detto i volontari e gli amici di Casa Ilaria.

L’evento dell’altro pomeriggio ha segnato un ulteriore passo verso la realizzazione del progetto, che oltre a costruire un luogo di accoglienza, si propone di portare avanti attività di solidarietà, beneficenza e inserimento lavorativo.

Casa Ilaria nasce per ricordare la persona e la testimonianza di Ilaria Meoli: suora missionaria carmelitana e medico specializzata in malattie infettive, ha donato la sua vita per servire i più poveri del mondo, morendo nel 2007, a soli 37 anni, mentre dirigeva i lavori per la costruzione di un ospedale in Repubblica Centrafricana, a Bossémptelé, destinato alla cura dei malati di Aids.

Dopo la sua scomparsa, l’associazione “Noi per l’Africa e il mondo – Onlus” ha continuato a mantenerne viva la memoria, promuovendo i valori della solidarietà, della pace e della giustizia in ogni Paese del mondo.

Casa Ilaria rappresenta il risultato di questo itinerario di incontri che hanno intrecciato, «nel ricordo vitale e contagioso di Ilaria, le esperienze professionali e umane di tanti collaboratori e sostenitori», spiega Capantini, la presidente dell’associazione.

Adesso non rimane che attendere l’inaugurazione vera e propria e l’avvio dei primi progetti. Perché «i sogni possono diventare delle prime pietre. Con coraggio, insieme», dice il sindaco di Palaia, Gherardini. (s. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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