Il Tirreno

Pontedera

Si ricorda il delitto della bella Elvira 

di PAOLO FALCONI
Si ricorda il delitto della bella Elvira 

A 70 anni dal dramma la commemorazione a Toiano Domenica un dibattito a Villa Lena e omaggio al cippo

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Ricordare non è peccato. Anzi. Forse aiuta a capire quello che fino all’oggi è rimasto un dubbio. Ricordare serve a non perseverare nell’errore. E migliorare.

Ricordare è utile alle nuove generazioni affinché comprendano meglio da dove arrivano e dove possono essere diretti. Percorrendo la strada più sicura.

Questo facciamo domenica mattina sul colle di Toiano: Il Tirreno in collaborazione con il Comune di Palaia e i proprietari di Villa Lena (già Villa San Michele). Ricordiamo - anche con un dibattito sui femminicidi - il delitto della bella Elvira.

Era il 5 giugno 1947, festa del Corpus Domini. La ragazza di 22 anni stava andando a prendere un paio di brocche di acqua, subito dopo il pranzo, a una fonte di campagna distante neppure 400 metri dalla sua casa colonica dove abitava con le sorelle, il cognato, la madre e il padre. Dopo un quarto d’ora fu trovata ai margini della strada, in una forra, con la gola squarciata. Fu la madre insospettita del ritardo (ma perché? Poi) a dirigersi verso la fonte e a fare la drammatica scoperta.

La notizia si diffuse nel borgo di Toiano poco prima delle cinque del pomeriggio, quando stava per uscire di chiesa la processione del Santissimo sacramento.

Lì si trovava anche il fidanzato di Elvira Orlandini, quell’Ugo Ancillotti che avrebbe sposato a ottobre, avendo rimandato le nozze per i lavori nei campi. Il giovane inforca la prima bicicletta che trova e corre all’impazzata verso casa Orlandini. La forra si trova prima, e vi si era radunata un po’di gente. Scende, si avvicina al boschetto delle Purghe e capisce tutto. Si dispera.

Da questo momento inizia il giallo di Toiano, il giallo della bella Elvira. In effetti il delitto di Elvira Orlandini rientra a tutti gli effetti nei gialli, peraltro rimasti insoluti. Il mistero avvolge tuttora quella tragica storia dell’immediato dopoguerra che trasformò la timida e tranquilla vita nella campagna del Palaiese in un vero e proprio inferno. Sia per la vittima, la 22enne Elvira, la sua famiglia, ma soprattutto per il fidanzato Ugo Ancillotti, ingiustamente accusato di averla uccisa in un boschetto nel caldo pomeriggio del Corpus Domini, prima della processione.

Fu l’unico a finire per ben 2 anni in carcere, in attesa che la Corte d’assise di Firenze si pronunciasse, con la formula del dubbio, sulla sua innocenza.

Un macigno che si è portato addosso, nonostante la solidarietà della gente, per tutta la sua vita sulla quale scese il sipario all’età di 91 anni, il 31 marzo 2013.

Ugo, in vita, più volte aveva urlato: «Sono innocente come nostro Signore in croce», a proposito di quella tragica vicenda che lo volle coinvolto a causa di indagini partite male e indirizzate peggio. Perché si volle colpire la persona più debole e con il movente più banale. Già, Cristo in croce. Così Ugo se ne andò proprio il giorno del venerdì santo. Scese dalla sua croce con dignità e salì nei campi del cielo. Quei campi che qui sulla terra l’avevano sempre visto artefice di cure e sacrifici, dovendo aiutare i genitori ormai anziani, dopo la guerra come soldato sul fronte albanese, la deportazione in Germania, il ritorno a Toiano e poi due anni di ingiusta galera.

Domenica mattina, dunque, si ricorda sul luogo, su quelle strade, quel tragico fatto. Lo fa il nostro giornale in collaborazione col Comune di Palaia, allargando lo sguardo a tutte le forme di violenza che si sono succedute. Come dire: dalla Bella Elvira a oggi una lunga scia di sangue.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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