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La sindaca Ceccardi «Ora La Tinaia deve essere chiusa»

La sindaca Ceccardi «Ora La Tinaia deve essere chiusa»

CASCINA. «La Tinaia deve chiudere». Susanna Ceccardi, leghista, sindaca di Cascina, lo dice da più di un anno. La recente protesta dei migranti ospiti del centro di accoglienza, ricavato in un ex...

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CASCINA. «La Tinaia deve chiudere». Susanna Ceccardi, leghista, sindaca di Cascina, lo dice da più di un anno. La recente protesta dei migranti ospiti del centro di accoglienza, ricavato in un ex agriturismo, ha acceso di nuovo l'interesse su quelle che sono le condizioni di vita dei richiedenti asilo, circa 80 persone, che vivono in spazi ridotti e condizioni igieniche precarie. La sindaca ha scritto al prefetto Attilio Visconti e al presidente della commissione parlamentare di inchiesta sui centri di accoglienza, onorevole Federico Gelli (Pd). Entrambi conoscono la situazione della Tinaia. La commissione a febbraio ha visitato la struttura raccogliendo le richieste dei profughi. Richieste che fanno ritenere che non tutti i servizi "promessi" alla firma della convenzione con la prefettura - che assicura alla srl di Cesare Merciai, la società Oltreilmare, il pagamento di 35 euro al giorno a migrante - vengono assicurati. L'imprenditore, come risulta agli atti della commissione parlamentare, si è fatto un nome in questo settore. E ora Merciai è approdato anche a Ponsacco, con migranti accolti al Brichotel, mentre la sindaca Francesca Brogi (Pd) si appresta ad attivare verifiche sull'immobile.

«Ma è solo business? Chi controlla? La Tinaia non ha i requisiti per accogliere tutte queste persone», dice da tempo l’amministrazione cascinese. Che ricorda la storia dei presunti abusi edilizi realizzati alla Tinaia, dell’ordinanza e del ricorso al Tar. Alla Tinaia, nell'edificio principale, l'unico con l'abitabilità, possono vivere 23 persone. Come i vigili del fuoco abbiano portato a 72 questo numero sta scritto in una relazione consegnata alla prefettura. E Merciai alla commissione d'inchiesta ha assicurato che ci sono le condizioni per accoglierne anche più di cento. Oggi i migranti, protestando contro la gestione, farebbero pensare che questi calcoli non sono proprio esatti.

«Nonostante ciò il Comune, ritenendo comunque che sull’immobile La Tinaia, permanessero evidenti perplessità in ordine a questioni di natura urbanistica, ha provveduto ad effettuare ulteriori sopralluoghi. Sulla base dell’esito di questi ultimi, successivamente, sono stati emessi due ulteriori provvedimenti di avvio di procedimento», ricorda Ceccardi. Il primo di questi relativo allo scarico di acque reflue, laddove l’ente comunale evidenzia come l’impianto di smaltimento liquami in ambiente, non risulterebbe conforme alla pratica agli atti e alla normativa di settore, così che lo scarico potrebbe causare inquinamento ambientale. In un secondo tempo, è stato comunicato alla proprietà l’avvio di procedimento per verifiche sulla legittimità di manufatti edilizi e idoneità della struttura relativamente a due annessi agricoli. Quindi, per tornare ad oggi, «alla luce dell’estrema preoccupazione dei residenti dell’area sempre più esasperati da una situazione di criticità ormai giunta ad un livello, piuttosto che della condizione determinatasi presso l’immobile, sono con la presente - scrive Ceccardi - a rinnovare la richiesta di immediata chiusura del centro di accoglienza “La Tinaia”, auspicando una verifica da parte degli organi competenti circa la correttezza della procedura seguita dai gestori dell’immobile per consentire che un edificio rurale venisse trasformato in pochi mesi in un centro per l’accoglienza di migranti».

Sabrina Chiellini

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