Finanza
L’oratorio dove si formò Gronchi
Il pontederese che sarebbe diventato Capo dello Stato tornò a visitarlo nel 1924 quando era deputato
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PONTEDERA. Sfide infinite a carte nelle serate d’estate, partite sfiancati a calcio, basket e pallavolo sull’asfalto del cortile esterno. Momenti di svago, ma anche di crescita e di confronto, grazie agli animatori e ai preposti che negli anni hanno animato l’oratorio San Luigi.
Un luogo che tanti pontederesi associano ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, un angolo magico dove per alcuni sono sbocciati i primi amori e dove, per altri, hanno messo radici amicizie indissolubili.
Il 25 giugno un gruppo di giovani ha organizzato, proprio all’oratorio, una serata amarcord per tenere alta l’attenzione sulla struttura e fare in modo che torni ad essere un punto di riferimento per ragazzi e ragazze della città. Una causa che abbiamo deciso anche noi di sposare. Raccoglieremo foto, testimonianze a aneddoti di chi è cresciuto tra le mura dell’edificio di via della Misericordia.
Un angolo di Pontedera che nel 1924 fu teatro di una visita speciale, come spiega Paolo Gori, docente, storico, frequentatore assiduo dell’oratorio in qualità di membro del gruppo scout fino al 1993.
«Nel 1924 il pontederese Giovanni Gronchi, allora giovane deputato (divenuto poi presidente della Repubblica, dal 1955 al 1962, ndr) scelse di visitare l’oratorio perché lì lui si era formato e teneva particolarmente a tornare in uno dei luoghi simbolo della sua gioventù».
Gori, insieme a Luigi Giani, ha scritto un libro sulle vicende degli scout, e quindi anche dell’oratorio di Pontedera dal titolo “Scout a Pontedera”, edito da Cld Libri.
«Nel 1992 celebrammo il settantesimo anniversario della nascita del gruppo scout, all’oratorio, e fu una festa bellissima, con incontri, conferenze e una vasta raccolta di foto storiche».
Immagini che parlano di un’altra epoca, come quelle che ci ha inviato Lucia Mannucci, insegnante, che, in passato, ha svolto più ruoli all’interno dell’oratorio: «Lì ho passato circa 25 anni della mia vita. Entrai per la prima volta a 8 anni e ne sono uscita a 32. Ho lavorato dietro al bancone del bar, ho fatto l’animatrice e ho coordinato molti eventi», spiega Lucia, che prosegue con un ricordo: «Raccoglievamo i rifiuti di carta nelle abitazioni della città. Rivendendo il materiale riuscivamo a racimolare qualche soldo per mandare avanti l’oratorio. Inoltre, alcune famiglie versavano una quota mensile attorno alle 10mila lire per le utenze e altre spese. Era come se fosse la casa di tutti».
E oggi? Quanto e come sono cambiate le cose?
«È tutto diverso rispetto ai miei tempi. I ragazzi non si identificano più con quel posto, anche se c’è un gruppo di giovani che sta cercando di farlo rinascere. Io ci porto mia figlia e lo visito spesso. Credo che sia necessario un intervento di riqualificazione della struttura. Mi piacerebbe che l’oratorio continuasse a vivere – conclude Mannucci – perché, e ne sono convinta, ce n’è ancora bisogno».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un luogo che tanti pontederesi associano ai ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, un angolo magico dove per alcuni sono sbocciati i primi amori e dove, per altri, hanno messo radici amicizie indissolubili.
Il 25 giugno un gruppo di giovani ha organizzato, proprio all’oratorio, una serata amarcord per tenere alta l’attenzione sulla struttura e fare in modo che torni ad essere un punto di riferimento per ragazzi e ragazze della città. Una causa che abbiamo deciso anche noi di sposare. Raccoglieremo foto, testimonianze a aneddoti di chi è cresciuto tra le mura dell’edificio di via della Misericordia.
Un angolo di Pontedera che nel 1924 fu teatro di una visita speciale, come spiega Paolo Gori, docente, storico, frequentatore assiduo dell’oratorio in qualità di membro del gruppo scout fino al 1993.
«Nel 1924 il pontederese Giovanni Gronchi, allora giovane deputato (divenuto poi presidente della Repubblica, dal 1955 al 1962, ndr) scelse di visitare l’oratorio perché lì lui si era formato e teneva particolarmente a tornare in uno dei luoghi simbolo della sua gioventù».
Gori, insieme a Luigi Giani, ha scritto un libro sulle vicende degli scout, e quindi anche dell’oratorio di Pontedera dal titolo “Scout a Pontedera”, edito da Cld Libri.
«Nel 1992 celebrammo il settantesimo anniversario della nascita del gruppo scout, all’oratorio, e fu una festa bellissima, con incontri, conferenze e una vasta raccolta di foto storiche».
Immagini che parlano di un’altra epoca, come quelle che ci ha inviato Lucia Mannucci, insegnante, che, in passato, ha svolto più ruoli all’interno dell’oratorio: «Lì ho passato circa 25 anni della mia vita. Entrai per la prima volta a 8 anni e ne sono uscita a 32. Ho lavorato dietro al bancone del bar, ho fatto l’animatrice e ho coordinato molti eventi», spiega Lucia, che prosegue con un ricordo: «Raccoglievamo i rifiuti di carta nelle abitazioni della città. Rivendendo il materiale riuscivamo a racimolare qualche soldo per mandare avanti l’oratorio. Inoltre, alcune famiglie versavano una quota mensile attorno alle 10mila lire per le utenze e altre spese. Era come se fosse la casa di tutti».
E oggi? Quanto e come sono cambiate le cose?
«È tutto diverso rispetto ai miei tempi. I ragazzi non si identificano più con quel posto, anche se c’è un gruppo di giovani che sta cercando di farlo rinascere. Io ci porto mia figlia e lo visito spesso. Credo che sia necessario un intervento di riqualificazione della struttura. Mi piacerebbe che l’oratorio continuasse a vivere – conclude Mannucci – perché, e ne sono convinta, ce n’è ancora bisogno».
Tommaso Silvi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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